Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Editoriale


Fino in fondo

di Massimiliano Forgione - 24/10/2008

Qualcosa si sta muovendo, è necessario e vitale che ciò avvenga. Soprattutto, è interessante perché, nonostante le dichiarazioni demagogiche e populistiche degli affannati portavoce di partito della maggioranza, questo qualcosa non ha origine politica.
Le manifestazioni di studenti, famiglie ed insegnanti, recriminano un’assenza di progettualità in quello che è il disegno economico sulla scuola che porta solo il nome dell’attuale ministro dell’Istruzione e della Ricerca Maria Stella Gelmini.
L’egìda, come lei stessa direbbe, è di Tremonti, lui ha marchiato questo vergognoso furto alle famiglie, agli insegnanti e agli studenti di oggi. Perché il punto è questo. L’esigenza di tagliare è talmente urgente che la scuola verrà ridimensionata dal prossimo anno, a colpi di fiducia al Parlamento, quindi, i manifestanti, attraverso discussioni sul loro futuro, effettivamente, protestano contro lo scippo che subiscono del presente.
Il cambiamento riguarda tutti e da subito, per questo, c’è la mobilitazione: l’urgenza chiama.
Non possiamo non fare un parallelismo con quanto avvenne in Francia due anni fa, quando Sarkozy, appena insediatosi, cercò di operare l’urgenza del ridimensionamento economico proprio dai primi contratti di lavoro; il risultato fu, che a fronte di un presente rubato, gli studenti scesero in piazza e non la abbandonarono fino a quando il Presidente non ritornò sui suoi passi.
Nessuno scontro, niente disordini, da allora, la Francia, non ha più sentito l’urgenza del cambiamento.
Le istanze del ’68 non si sono esaurite, quel periodo storico, così urgente da archiviare, ha i suoi rigurgiti tutte le volte che la guerra contro la propria povertà torna ad affacciarsi.
Questo governo non retrecederà, come direbbe il suo primo ministro, c’è da esserne certi, l’arroganza è la stessa di chi governa in Francia, però, non c’è nessuna Carla Bruni ad alleviare la triste vita del nostro uomo forte.
Questo qualcosa che si sta muovendo infonde fiducia perché, come dicevamo prima, non è politicizzato, è pacifico, per ora, ed è determinato.
Difficile pensare che, come nel ’68, agli studenti e pezzi di insegnanti e mamme si uniscano gli operai. E’ vero che è una battaglia di povertà, però, è altrettanto vero che questi ultimi non possono permettersi di perdere soldi, scioperando. Forse a questo ci arriveranno attraverso i prossimi massicci licenziamenti e abbandono in stato di mobilità.
Se ciò dovesse avvenire, sarebbe la delegittimazione della politica, quindi il vuoto, l’assenza che non potrà essere altro che: violenta, incerta e lunga.
Certo, non c’è da auspicarlo, ma c’è la consapevolezza che solo a queste condizioni ci potrà essere un reale cambiamento, una vera rinascita.
Se ciò dovesse avvenire, questa volta, sarà necessario andare fino in fondo e realizzare, finalmente, il progetto interrotto del ’68.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente