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Difendiamo l’italianità!

di Massimiliano Forgione - 03/02/2009

Non ha importanza che ci siano una o più aggressioni, l’una a poca distanza dall’altra a caratterizzare questo tempo così sciagurato, che l’atto violento sia più o meno efferato, che ad agire sia stato un singolo o il gruppo; ciò che conta è che a farne le spese sia il diverso, il migrante. Detto con altre parole: la vittima dev’essere il reietto, meglio se straniero, il carnefice: nostrano. Se solo l’equazione si dovesse invertire, allora: il gruppo diventa branco, il singolo diventa rumeno, rom, senzatetto, con un forte accento dell’est, di colore; l’atto violento commesso non più perché in preda alla noia, fuori controllo per aver assunto alcol e droghe, ma perché animali, bestie che come tali devono subire il linciaggio della folla che di questa degenerazione, intendiamoci, non ne può più.
La gravità degli ultimi eventi che vede per protagonisti giovani italiani solo un po’ annoiati non permette di poter oscurare la notizia ma almeno, edulcorarla con delle attenuanti, è pur sempre possibile.
Se l’aggressore è oriundo, con buona probabilità può anche essere oggetto di solidarietà con tanto di striscioni a inneggiare appartenenza e coraggio; ciò è accaduto in quella periferia indefinita delle borgate romane pasoliniane, dove il maschio stupratore di una ventitreenne in un capodanno di discoteca carico di solitudine e squallore, ha visto stringersi attorno a sé coetanei e coetanee, pronti a condannare la violentata per aver denunciato l’accaduto. Ma questo non è branco, è il gruppo che esprime la propria appartenenza ad un singolo italiano un po’ depresso che con chissà cosa in corpo ha abusato di una ragazza picchiandola brutalmente; che diamine, neanche ci si può più divertire!
E’ branco a tinte sbiadite quel trittico d’umanità rumena che ha selvaggiamente picchiato, caricato su un’auto una prostituta, anch’essa romena, portata in un altro luogo indefinito della provincia di Cosenza e violentata; si sono usati violenza tra loro, non ci interessa, se non l’analogia della dinamica con i fatti di Guidonia. E così è stato a Ragusa dove su una donna rumena si sono avventati due nordafricani.
Non è branco ma gruppo, teppistelli in cerca di emozioni forti, quelli che hanno insultato, picchiato e poi dato fuoco ad un indiano alla stazione di Nettuno; poveri figli nostri, bisognosi di comprensione in una realtà dove c’è isolamento culturale e mancano i luoghi di aggregazione giovanile.
Insomma, è importante che la vittima non sia italiana! Poco importa la natura dell’atto criminoso: bruciato, stuprata, picchiata, cosa volete che sia, soprattutto se l’aguzzino è italiano.
Di quanto è accaduto a Guidonia non è l’aggressione subita dalla coppia e la violenza plurima inferta alla ragazza che sgomenta e provoca la rabbiosa reazione della piazza, bensì, il fatto che degli stranieri abbiano profanato la sacralità di un corpo che appartiene agli stupratori italiani; l’equazione della sopraffazione dev’essere: violentatore italiano sta a violentata straniera e guai a invertirne il rapporto, si passa alla rappresaglia.
Non è branco quell’accolita fascista colorata di verde che oggi occupa i ministeri di questa repubblica di Salò post-moderna; quando Maroni afferma che non siamo in presenza di razzismo ma di una crisi di valori, quando Calderoli invita a sospendere il trattato di Schengen, ignorando il collega Sacconi che invece invoca i diritti sancitivi per difendere la legittimità degli operai siciliani di lavorare in Gran Bretagna. Ma già, il dissidio è voluto visto che si tratta di manovalanza terrona.
Non è branco e non è armentizia la logica predatrice di questa variegata umanità; è solo singola stupidità abilitata dalla dinamica dell’aggregazione, dell’appartenenza, dell’obbligo becero cattolico di doversi sentire della stessa razza, quella buona, la migliore, pronta ad usare docce disinfettanti contro tutto ciò che è diverso e che la storia, a torto, continua a chiamare camere a gas.
La Lega è al Governo eppure continua a fare campagna elettorale creandosi consensi attraverso un infame doppio gioco che consiste nel soffiare sul fuoco dell’odio soffocando questo Paese con leggi e decreti consapevolmente assurdi e inumani. Nel focolaio italico c’è da scommetterci che è il Partito di domani, quello in cui sempre più italiani riporranno la gestione delle proprie paure e incapacità di capire il reale stato delle cose. C’è da star sicuri che il fascismo maccheronico di un domani sempre più prossimo non sarà più nero ma verde e ciò, è senza speranza.
I nostri figli, resi violenti dalla nostra incapacità di difenderli e, al contempo, dalla nostra pretesa di proteggerli oltre ogni evidenza di reità, stanno subdolamente acquisendo un nuovo lessico fatto di sadismo, coazione brutale, incapacità di includere.
Mia figlia ha nove anni e mezzo e l’altra sera, mentre cenavamo con la legittima esigenza di informarci guardando un telegiornale, alla notizia di quanto è avvenuto a Nettuno, si è alzata, è andata alla televisione e, mentre la copriva con il corpo, con la mano sinistra l’ha spenta; poi ha incominciato a piangere e ha detto: “L’hanno bruciato per gioco, mi fa paura!”
Porto ancora addosso la sensazione di non essere in grado di proteggere mia figlia. Non sapere non è la soluzione ma c’è comunque un limite oltre il quale, evidentemente, è meglio non invischiarsi.
Forse, anche questo è un non far parte del branco e mia figlia, premendo quel bottone della televisione per metterla a tacere, ha deciso che così è!























 

 

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