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Liste a 5 stelle

di Massimiliano Forgione - 16/03/2009

L’ultimo editoriale raccontava della necessità politica e civile di ricominciare dal basso; questo, vuole prendere una posizione netta, fino a giugno, ossia alle prossime amministrative, dichiarare uno schieramento che ha la misura dell’urgenza di dover fare qualcosa che vada oltre l’intellettualismo fine a se stesso e assuma i contorni di un impegno che, se non esercitato, rischia di essere vissuto attraverso il rimorso per non averci provato e l’angoscia di vedere il territorio, l’ambiente, la vivibilità sostenibile depredata dalle iene di destra e di sinistra.
Vedo facce vecchie che si propongono come nuove, giovani che a guadarli nel modo di vestire e di agire danno tutta la contezza della bassa marea morale nella quale si agitano, sbraitano, allampanati, con occhiali grandi come maschere e capigliature che vorrebbero definire un genere: li avevo già classificati un po’ di tempo fa e a costatarne l’evoluzione che l’età ha loro riservato vivo la mimesi indecente come tragica. Lo pseudo-nuovo che avanza in politica è figlio del vecchio malato che si ripropone: se questa umanità inutile dovesse continuare a prendere decisioni per la collettività rassegniamoci al peggio o, per quelli che non riescono a tollerare l’indecenza della mediocrità, cambiamo paese.
Nel PD, il fiorentino Matteo Renzi, rappresenterebbe il nuovo, colui che ha capito come contrastare il modo di fare politica di Berlusconi; se i media di sinistra hanno individuato in questo riciclo l’uomo nuovo vuol dire che la rassegnazione è totale. Io dico che sono stanco della politica delle pacche sulle spalle, dei scendo in campo e dei mi consenta; c’è tutto un lessico da recuperare, non c’è nulla da inventare, basterebbe guardare al buono che ha attraversato la nostra storia politica, poco è vero, ma c’è stato.
A Bergamo il generalismo politico invade il centro della città; slogan vuoti mirano al ventre delle persone che bramano di essere sollecitate nei loro bassi istinti; a pochi metri di distanza banchetti di varie sponde sventolano parole quali: audacia, coraggio, famiglia, patriottismo, tutte a modo loro, secondo definizioni sterili; mi chiedo quale significato abbiano tali parole se l’estetica con la quale vengono proposte è la stessa che si aggira nel palinsesto-spazzatura televisivo che ha reso cerebroleso un buon 80% degli italiani.
Quanto emerge dall’ultimo summit mondiale sulle condizioni climatiche del nostro pianeta è tragico eppure, il tutto viene vissuto come se non ci riguardasse, chi segue le sorti del mondo sa che non c’è tempo da perdere, che l’ambiente è la priorità di qualsiasi scelta di atto quotidiano; chi si documenta sa che è in gioco la nostra sopravvivenza e a guardare Cernobbio, il G20, ad ascoltare le dichiarazioni della Confindustria, le diatribe tra Bankitalia (Mr. Draghi) e il Ministero dell’Economia (Rag. Tremonti), ci troviamo catapultati nella stanza del granfratellastro della stupidità umana, sull’isolotto degli incapaci di intendere e di volere, nella fattoria degli stolidi.
Più volte Il Mattatoio è stato lo strumento attraverso il quale il cambiamento degenerativo della specie uomo-italiano è stato passato sotto la lente d’ingrandimento per un’analisi che potesse rappresentare un punto di partenza, un possibile inizio per ricominciare. Purtroppo, ciò a cui assisto è l’irrimediabile scivolamento verso l’irreversibile. Chissà quali istinti primordiali vuole soddisfare questa svendita all’eccessivo ribasso.
Insegniamo ai nostri figli, nei contesti protetti: famiglia (alcune), scuola, l’importanza dell’altruismo e della pace e intanto percepiscono uno strisciante pericolo provenire da tutto ciò che è esterno. Io direi che è ora di porre fine a questo federalismo affettivo e ricominciare a inglobare realmente l’altro, solo così, potremo salvarci; il protezionismo dei sentimenti non porta da nessuna parte.
Torno al punto: fino alle prossime comunali Il Mattatoio si metterà a servizio, dal punto di vista informativo, di quanti si stanno impegnando, a Bergamo, nella campagna elettorale della lista civica a cinque stelle Beppe Grillo. Sono fermamente convinto che questa rappresenti l’ultima possibilità, piccola, flebile, comunque già sconfitta, per poter arginare l’orrore che ci attende.
Riporto i punti del programma politico del movimento delle liste, tutti in antitesi con le scellerate politiche di governo e opposizione:
1. Acqua pubblica (l’acqua è stata privatizzata in quasi tutta Italia)
2. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati (l’ambiente va salvaguardato)
3. Espansione del verde urbano (quegli amministratori che dicono che per ogni nuova costruzione edilizia è prevista la creazione di uno spazio verde urbano sono dei mistificatori: bisogna cementificare per forza per avere del verde? E poi, se ogni regione e in seguito comune decide autonomamente, i parametri, quali esigenze soddisfano?)
4. Concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dimesse (quanti abusi abbiamo visto nella storia dell'edilizia italiana? C’è necessità di continuare lo scempio?)
5. Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine (i centri abitati devono essere interdetti alle automobili)
6. Piano di mobilità per i disabili (deambulare, per un disabile, oggi, è impossibile)
7. Connettività gratuita per i residenti nel Comune (gli on. DAlia e Carlucci hanno messo il bavaglio alla rete)
8. Creazione di punti pubblici di telelavoro (basta con le file interminabili per andare al lavoro!)
9. Rifiuti zero (questo governo apre inceneritori)
10. Sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico con contributi/finanziamenti comunali (questo governo apre centrali nucleari)
11. Efficienza energetica (gli sprechi sono incommensurabili)
12. Favorire le produzioni locali (sulle due ruote viene trasportato di tutto).























 

 

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