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L’esclusiva è: per adesso, non ci pensiamo!

di Massimiliano Forgione - 29/06/2009

Compro L’espresso perché vi leggo: Berlusconi Esclusivo: le foto e i filmini delle feste del premier; apro e, deluso come il signore che di fianco aveva appena acquistato Dipiù e si lamentava di dover leggere, non il solito gossip, ma quello superiore, che riguarda questa vicenda dell’inchiesta di Bari, dei festini nei villini con letterine e cocaina (diminutivi traditori!), sono tentato dal richiedere uno scambio, ma per pudore, evito.
Di esclusivo non c’è proprio nulla, se non la presa per il culo. Il fatto è che ho tappezzato lo schermo della mia tv con cartoline d’epoca e per informarmi devo anche leggere, ho pensato; che inutile pretesa!
Do una scorsa alla trincea del giornalaio: sui quotidiani (corrieredellaseralarepubblical’unitàilmanifestoeccetteraecceteraeccetera) nessun accenno a questo nuovo capitolo dello scempio italico ma, sulle riviste da me sempre disdegnate (dipiùgentechinovella2000astraenonsopiùcos’altro),: c’è di tutto!
Riguardo il signore che ha appena intrapreso il suo cammino, riguardo deluso la copertina del mio L’espresso e mi sento un imbecille.
Faccio due passi mentali nel mio vissuto recente e riconosco due momenti, fondamentali, delle curve, senza indicazioni a segnalarle, senza volontà di imboccarle, e ti ritrovi su un’altra strada, ti giri e non riconosci più quella precedente: l’incontro con Deaglio e il suo etereo sorriso e il concerto di Cuong Vu.
Enrico Deaglio mi ha comunicato l’indispensabile e salvifica necessità di godere delle disgrazie cronachistiche; Cuong Vu, l’irreprensibile necessità di viaggiare sempre bardato di carta, penna, registratore e videocamera; alle prime tre armi mi sono assuefatto, con l’ultima risulto ancora peccaminoso ma, dopo il concerto del trombettista vietnamita Vu, che non ho potuto documentare per quella insipida leggerezza che rimanda al rammarico, anche questo accessorio è, ora, estensione del mio corpo.
Tutto ciò accade a fine giugno, intravedo una nuova linea di frontiera, una demarcazione generazionale: quella della felicità?
Ricordo il sole buono, quello giallo, il cielo azzurro, quello veramente azzurro, le temperature nette: con il caldo che non ti asfissia fino ad esplodere in temporali con pallettoni di ghiaccio a farti imprecare per l’auto allo scoperto, mentre le carrozzerie più lucide cercano riparo sotto i ponti.
Avevo cinque anni e in attesa di andare al mare giocavo a pallone, la mini minor gialla di mio padre con la portiera aperta; era sempre di mattina e ricordo la nettezza dei colori: il giallo del sole e dell’auto, l’azzurro del cielo e il rosso del super santos, pallone alternativo al tele che non rispettava mai la precisione dei calci, salvezza degli scarsi di piedi che potevano imprecare contro l’imperfezione della leggera gomma rotonda; ormai è del secolo scorso la vergogna, per un bambino della strada, di non sapere giocare a pallone.
Ma sì, non è niente, tutto sta mutando e: il cielo opaco, il sole paglierino, la mini surrogata, hanno preso il posto, senza drammi, dell’ultima verità, morta assieme alla voglia di incazzarsi, capaci di individuare il giusto nemico e così, in mancanza di questo, la compensazione diventa la rappresentazione del potenziale male che impersona il nostro simile, tale solo perché ascrivibile al genere umano ma presuntuosamente molto diverso, perché: negro, frocio, comunista, povero, fetido, debole.
Penso ai colori persi e trovo conforto nella scoperta di colori nuovi, le pelli degli stranieri miei simili mi provocano la stessa gioia, mi mettono di buon umore; quelle bianche degli italiani impauriti, diffidenti, che si aggirano con lo sguardo perso di chi non riconosce l’integrità dei propri vicoli, delle proprie strade, mi suscita una grande tristezza e voglia di fuggire.
A cinque anni ero felice, di una felicità inconsapevole, poi l’oblio degli anni peggiori della vita di chi ha avuto la sorte di attraversare da ventenne gli anni novanta, le fughe all’estero erano la necessità di non sentirsi morti prima del tempo. Deaglio mi ha detto che per chi aveva vent’anni nel ’60, la felicità era a portata di mano, penso al film La meglio gioventù, Marco Tullio Giordana, attraverso le immagini, dà la stessa versione; ecco perché dico che la linea della felicità si è spostata in avanti di almeno due decadi: chi nel ’90 faceva i conti con i lasciti di un disinteresse endemico per le sorti di una nostra degna convivenza civile, oggi, può dirsi, finalmente: felice!
Mi rendo conto che può essere una considerazione prettamente soggettiva e non so quanto estendibile ma, ho la sensazione che abbia un po’ a che fare con quel metodo Ponzio Pilato decantato da Ascanio Celestini (sezione video); è vero: la battaglia per la pulizia non è ancora persa.
Ora, io estenderei il concetto ad un tipo di pulizia ancora più personale, più interiore, fuori dalle trappole comunitarie del considerare sempre un altro il responsabile della propria condizione e sorte; ecco, in questo senso, la battaglia per la pulizia diventa un credo possibile.
Non sappiamo come stanno crescendo le nuove generazioni, possiamo osservarle ed esprimere qualche dubbio, ma non dobbiamo considerare la battaglia per la pulizia persa, cioè, forse, possiamo insegnare quel gesto di Ponzio Pilato inteso in senso assoluto, quale benefico su se stessi; forse potremmo insegnare la felicità.
La guerra coi morti veri, quella, è finita, non è più tempo di sfiducie, cambi di governo, non c’è più nessuno da governare. Sono stato sorpreso a pensare che i giovani, con il loro disinteresse, abbiano già fatto proprio il metodo Ponzio Pilato.
Non ci sarà un altro piazzale Loreto, questi finti statisti sono già a testa in giù e senza più sangue al cervello.
Adesso, tra me che m’aspettavo di trovare lo spunto per un nuovo slancio tra le pagine rivelatrici de L’espresso e il signore che, contrariato, andava via con il suo Dipiù, forse, la vertigine per un’emozione valida sta nell’essenzialità di una nuova forma documentale: la parola prima di tutto, ma l’immagine, nella sua essenzialità, non è da meno.























 

 

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