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Il Mattatoio diventa mensile

di Massimiliano Forgione - 24/09/2009

In questi ultimi anni siamo passati, non certo indenni, attraverso varie stagioni caratterizzate da un susseguirsi di eventi che non lasciano alcun insegnamento, tutti segnati da una indecente sovraesposizione di infinite mediocrità.
Quando l’idea di questo giornale prese forma, certo vivevamo con apprensione e preoccupazione l’evolversi dei fatti che condizionano la vita di ognuno di noi, ma di sicuro, non avevamo, netta, quella che si è concretizzata quale una rapida e inquietante messa in discussione delle regole che sono alla base della comune e civile convivenza.
Questi avvenimenti non vanno visti con la leggerezza di chi non si aspetta conseguenze o comunque, tutt’al più: niente di grave rispetto al passato; sono veri e propri fenomeni che hanno pesanti ricadute sui costumi e abitudini di tutta una società, la nostra.
Ciò che vediamo è un equilibrio fragile, una precipitazione che va oltre il punto più basso, che tende ad accarezzare il nulla.
Pensiamo di poterlo dire con cognizione di causa, e soprattutto, con tutto l’amore che caratterizza chi esercita la scrittura senza secondi fini, per verità, perché altro sarebbe impensabile.
In questi anni, da che Il Mattatoio era trimestrale e sito, poi solo sito, fino a quest’ultima trovata di alzare la posta e farne un mensile, di rilanciare per il puro piacere di farlo; ebbene, ci siamo confrontati con pezzi che compongono la comune umanità: artisti e non, politici ed apprendisti stregoni, aquile e nani sui trampoli, tutto per capire, tutto per esserci, intellettualmente, non da intellettuali ma, con l’intento di salvare la nostra memoria.
In un tempo così provvisorio, è fondamentale dover marcare i confini di quello che è reale e distinguerlo in maniera nitida dalla grande massa trasversale dell’avvilente spettacolo della menzogna. Non è una questione di colore, che sia ben chiaro, né tantomeno di ideologie belle ma non più attuali; ciò che vediamo è l'ingorgo di una pervadente messe di boria propinata da chi è abituato ad incensarsi, che fa presa sui giovani e ancor più sugli adolescenti, che non sono più in grado di fare una distinzione di genere. Il dramma è proprio quello di vedere tale modello di pensiero e comportamentale essere considerato vincente anche da chi se ne appropria per non subirlo, semplicemente perché risulta essere l’unico paradigma ponderabile.
Da questa logica è necessario uscire! Non è possibile continuare a permettere che il potere perseveri ad utilizzare la povertà economica e culturale per la conservazione del sistema e che ancora ricorra agli atavici mezzi della repressione fisica quanto dell’affabulazione, del problematizzare la condizione di sottomissione della gente per dare l’impressione di cambiare tutto, senza, in realtà, cambiare nulla. Ciò dovrebbe turbarci nel profondo, dovrebbe muoverci allo sdegno fino ad essere protagonisti, ognuno, nel proprio piccolo, di una determinante rivoluzione: innanzitutto culturale.
E’ su queste premesse che dovremmo ricominciare a ragionare. Quando il sistema implode e le differenze si assottigliano fino a rischiare di ritornare ad un’unica e ancestrale divisione di classe, concetti quali: meritocrazia, uguaglianza, pari opportunità, giustizia sociale, diventano parole vuote che ormai fanno presa solo su chi con difficoltà medita.
C’è tutta una classe politica in gestazione che sta riproponendo vecchi modelli, che si spaccia come forza progressista ma nei fatti è popolata da giovani che sono già vecchi, che stanno succhiando avidamente dagli anziani della politica che questo Paese hanno affondato.
Il nuovo che si propone sono portaborse che parlano del futuro senza sapere nulla del passato e, soprattutto, lo fanno per far dimenticare il passato vergognoso di chi li ha preceduti.
Chiediamoci perché dovremmo consegnare questo Paese ai nuovi apprendisti stregoni, che attraverso la gavetta del ruffianesimo, diventeranno i grandi, coloro che sguazzeranno nell’ultimo prodotto che il trasformismo consegnerà, ancora una volta, alla società italiana del prossimo futuro.
Quello a cui stiamo assistendo è un ritorno al passato, abbiamo a che fare con la più violenta forza reazionaria del potere. La restaurazione in Italia si compirà, facendo credere, agli italiani che non riescono a rinunciare al folclore, che è in atto un’evoluzione della cosa politica, mentre, in verità, è in atto la solita, vecchia, politica de Il Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare nulla!
Allora, a mutare dobbiamo essere noi attraverso un ragionamento apartitico e privo di ideologie, ritornare a discutere di civismo solo attraverso noi, i nostri avanzamenti critici, la nostra capacità di ritornare ad indignarci e smetterla di vivere il peso della rassegnazione di chi non ha neanche più la forza di cercare, perché, da tempo, continuano a dirgli che non c’è nulla da trovare.
La politica è morta, smettiamola di piangere per essa, serve solo a mantenere inalterato il sistema, con enormi vantaggi solo per chi abita i piani alti della piramide gerarchica sociale.
Forse è tempo di sovvertire il sistema!
Il Mattatoio diventa mensile e circolerà secondo il principio dell’apprezzamento che ha finora riscontrato nei locali dove è distribuito.























 

 

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