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Tolleranza zero

di MA - 15/01/2010

Tolleranza zero è ormai il grido di battaglia che i leghisti da tempo ormai invocano nella personale battaglia contro gli extracomunitari. Tolleranza zero è stata evocata ultimamente dopo i tragici episodi di Rosario. Questa volta obiettivo del rigore non sono gli extracomunitari ma le cattive amministrazioni locali (del sud chiaramente) che non sono in grado di mettere in atto la “perfetta” legge anticlandestini, la famigerata Bossi-Fini. Rincara la dose il Sindaco di Verona Tosi che chiede il commissariamento di quelle regioni (chiaramente del sud) inadempienti. Il Ministro degli interni ormai esperto nello scaricare le proprie responsabilità su chi non ha gli strumenti e le possibilità per potere intervenire, chiarisce come la legge Bossi-Fini sia perfettamente applicata dalle amministrazioni virtuose del nord (Lombardia e Veneto chiaramente in primis), dove l’integrazione funziona. Risibile il distinguo con le regioni cattive (Calabria, Puglia e Campania in primis chiaramente, Lombardo ed il Mpa ringraziano i loro generosi sostenitori) se a farlo non fosse lo stesso Ministro che in tema di razzismo calcistico aveva invocato giorni fa con molta prosopopea “tolleranza zero” nei confronti dei cori razzisti, invitando gli arbitri a sospendere le partite. Peccato che lo stesso Ministro avesse ignorato che l’unica autorità che ha il potere di sospendere la partita è la polizia quindi la responsabilità primaria è del suo dicastero. Ma sicuramente è più comodo vedere altrui colpe piuttosto che riconoscere i propri fallimenti.
E così la triste vicenda di Rosarno viene dipinta dai leghisti come una resa dei conti fra violenti extracomunitari e meridionali manipolati dalla criminalità organizzata. Il tutto in un quadro esasperato dall’atavica predisposizione dei meridionali a non rispettare le regole e dall’assenza e dall’inadeguatezza ad applicare le leggi nazionali sulla sicurezza volute dalla lega da parte delle amministrazioni locali (chiaramente del sud).
Non certo come accade nelle regioni dove la lega è presente, dove la legalità e la sicurezza sono garantiti da politici preparati, sensibili ai problemi della gente e lontani dalle connivenze con il malaffare.
Ed invece la realtà è ben diversa. Nella ricca Provincia di Padova, nel ricco Veneto di Tosi si scopre che nei campi ragazze rumene sono costrette a lavorare tredici ore con le mani corrose dall’acqua per coltivare il radicchio. Marocchini pagati quattro euro all’ora e costretti a vivere nelle stalle, picchiati e maltrattati dal loro padrone. E nessuno che parla in difesa dei nuovi schiavi.
Poi ci spostiamo nella ricca e opulenta Milano e scopriamo che nel centro della città a piazzale Loreto nell’ex scalo ferroviario di Porta Romana da più di cinque anni è presente un ghetto invisibile dove convivono fantasmi provenienti dal sud del mondo.
Baracche abusive che ospitano nord africani, africani, afgani, disperati dell’est Europa, dormitori ricavati nell’ex alloggio del capostazione, bivacchi e falò sui binari. Una terra di nessuno, una bidonville che gli abitanti del posto conoscono, così come la polizia ed i vigili che ogni tanto varcano quel confine non segnato che divide la “Milano da bere” con la terra dei disperati.

E se un giorno i nuovi schiavi si ribelleranno, se la colonia di fantasmi silenziosi alzerà la voce difficilmente sentiremo Tosi chiedere il commissariamento di quelle Regioni nelle quali i leghisti governano da diversi lustri. Difficilmente sentiremo Maroni accusare le Regioni “negligenti”. Sicuramente troveranno altri capri espiatori perché è più comodo vedere altrui colpe piuttosto che riconoscere i propri fallimenti, e la lega in questo è molto abile.
Noi chiediamo “tolleranza zero” nei confronti di tutti quelli che sfruttano l’esercito dei disperati, “tolleranza zero” anche nei confronti di quelli che sulla sofferenza e sul dolore costruiscono le proprie fortune politiche.























 

 

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