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L'ulivo al Nord

di Massimiliano Forgione - 02/12/2010

Riproponiamo questo articolo visto il patetico e decerebrato impegno profuso dalla Lega per far sì che nel corpo degli Alpini non ci siano più meridionali. Si sono riuniti in Parlamento, ne hanno discusso, votato e il partito del padre del Trota è andato sotto.
A Bergamo e in tutta l'astrazione concettuale del territorio padano sorgono come funghi rotatorie con al centro un ulivo. Anch'esso è oriundo eppure, spesso, campeggia con la scritta Berghem de sass, già, de sass, come i cervelli dei leghisti.


Non sentire, non vedere e soprattutto non affermare. La falsa democrazia di cui i nostri rappresentanti vanno tanto fieri prevede una interminabile sequela di menzogne necessarie per continuare ad esercitare un potere utile solo a chi ne è il tenutario.
Ci sono degli imperativi assolutamente imprescindibili, veri e propri tormentoni che costellano il linguaggio del rappresentante del popolo, forsennate enunciazioni che non solo devono caratterizzare la vita del politico ma inchiodano la quotidianità del rappresentato. Colui che siede allo scranno del potere non può fare a meno di questo perpetuo riscontro fiduciario con il proprio sconosciuto elettore: io rappresentante dico, affermo; tu rappresentato ascolti, vedi.
Questa indefessa persuasione è la base del consenso politico, il pane quotidiano servito nella scodella della propaganda, colui che si alimenta non può fare a meno di fagocitarne sempre di più per non avvertire il languore del digiuno e adagiarsi nella rassicurante sazietà.
Così, il ministro degli interni Maroni sente la necessità di andare in TV a confutare un punto di vista, un enunciato, a gridare il costrutto ordito di cui il potere ha bisogno per mantenersi in vita. Se Vieni via con me non fosse stato un programma di successo visto da dieci milioni di persone (televotanti, per un politico), questa specie umana geneticamente modificata non avrebbe mai sentito il bisogno di scomodarsi per gridare: 'non vedete, non sentite, non affermate ciò che è bene continui a rimanere occulto'; ma evidentemente, l’enorme impatto mediatico dei documentati strali di Roberto Saviano chiedono l’urgenza di una correzione, affinché le teste degli italiani continuino a rinnegare ciò che è negli atti processuali e d'indagine e, come gli struzzi interrarsi per vivere piacevolmente la propria necessaria tranquillità.
Bisognerebbe essere molto preoccupati! Assistere alla strenua difesa del proprio clan, negando evidenze che concernono lo stato della criminalità nel nostro Paese è profondamente avvilente, immensamente pericoloso. Ma tant’è! Negare, assolutamente e necessariamente negare.
La mafia, la camorra, la ‘ndrangheta al Nord non esistono, sono cose del Sud che al massimo arrivano all’estero ma senza passare per la Padania. Forse, non esistono neanche quegli ulivi che si ergono così prepotenti nelle rotatorie della viabilità padana, nei “tristissimi giardini” padani, pronti ad essere venduti nei vivai padani. Chissà, forse gli indigeni verdi penseranno che si tratti di creature autoctone e non estirpate al Sud per essere impiantate al Nord. Del resto, da sempre, il Nord prende del Sud quello che desidera, come e quando vuole, ma rifiuti e criminalità fuori dai confini padani, al limite, i primi preferisce sversarli nel Sud, la seconda, non potendola governare è sempre possibile occultarla.
Dovessimo andare ad elezioni la Lega farebbe il pieno di voti assieme al fido PdL, abituati come siamo a questa democrazia Ikea, dove si può liberamente prendere “la matita perfettamente temperata” di memoria gaberiana e recarsi alle elezioni, “apporre un segno sul proprio segno” e, magari, portarla via, la matita, in un brivido di democrazia.
Intanto, la Lega chiede fermamente che per gli stranieri che vogliono venire in Italia venga attestata la conoscenza della lingua italiana, altrimenti non potranno transitare. La Gelmini è d’accordo! Occorrerebbe seriamente chiedersi chi sarebbe titolato alla correzione delle ‘prove d’ingresso’, oltre a porsi la domanda su quando il popolo verde imparerà a parlare l’italiano, pota!
Il ministero dell’istruzione, sempre nella persona del suo massimo referente, colei che riforma, intanto trova finanziamenti, e non pochi: 69milioni di euro da cui attingere, per far crescere il prestigio culturale di questo nostro Paese. Mentre la scuola pubblica affonda proprio per specifica volontà di questo governo, a chi vanno questi fondi? A Cepu. Almeno così la smetteremo di piangere per la fuga di cervelli all’estero, con tali strategie il futuro del nostro Paese sarà radioso e, soprattutto, cerebralmente morto.
Ma anche questo è un ossimoro tutto italiano come l'ulivo della foto al centro della rotaroria dove campeggia la scritta: Berghem de Sass.























 

 

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