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Eterno Movimento (aggiornato)

di Massimiliano Forgione - 29/01/2011

“Uno spazio vuoto, popolato da corpi e anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose”.
Parto da questo verso di un ultimo Giorgio Gaber per dar sfogo al tentativo necessario che sento di trovare un senso a questo spappolmento generale.
Gli eventi superano l’immaginario più audace, senza freni. Ma sbaglio, perché se penso a ciò che dovrebbe caratterizzare l’immaginazione che poi va a costituire l’immaginario, la connotazione è positiva in quanto, spesso, rappresenta il traslato di una realtà, molte volte, dura da vivere.
Qui, invece, siamo di fronte all’orizzonte oscuro che mai avremmo voluto essere costretti a prendere in considerazione, forse, quel baratro tante volte evocato, quel fondo oltre il quale dicevamo e scrivevamo che fosse difficile andare, ad esorcizzare la sostanza dei nostri giorni: un periodo interminabile che ci sta togliendo l’ultimo residuo di dignità.
Inutile evocare i fatti del turpiloquio italico; chi è dentro le cose che accadono, nel senso che le osserva, le studia con l’interesse di chi sta a cuore la realtà perché essa rappresenta il costante termometro dello stato di una società e, proprio perché tale, indice della possibilità di rendere l’esistenza decorosa; ebbene, questi non solo li conosce ma ne ha da tempo interpretato i significati più impliciti. Ciò che preme è la necessità di ritrovare un ordine che possa costituire il tracciato di un percorso nuovo.
Constato che ci vorrebbero delle menti illuminate per relativizzare tutto, per uscire dallo stagno asfittico nel quale ci agitiamo inutilmente; non è una questione di età: a cosa serve avere degli anziani senza amore per il prossimo ricoprire i luoghi della politica, dell’economia, della finanza? A cosa mai porterà vedere dei giovani solo all’anagrafe che bramano la loro formazione nell’emulazione dei porci gerarchi che stanno sprofondando il Paese?
In Francia Stephane Hessel, 93 anni, ha scritto un bellissimo libro: Indignez-vous!, invitando le nuove generazioni ad insorgere contro i nuovi soprusi e in difesa dei valori della Resistenza.
In Italia i luoghi del potere sono affollati di vecchi tromboni e giovani già vecchi pieni di egoismo e di sé.
L’italiano non si fida del suo simile e cerca la continua identificazione in un capobastone. In un momento confuso come quello attuale, la politica partecipata del Movimento 5 Stelle è considerato “altro” dalla politica e da tutti coloro che guardano a essa come un qualcosa di ormai definitivamente estraneo. Quand’anche il Partito Democratico si appropria della filosofia portante del “Movimento” nato su propulsione di Beppe Grillo, e i giornalisti, gli opinionisti, gli intrattenitori dei pensatoi televisivi strabuzzano gli occhi e in coro chiedono agli interlocutori della creatura veltroniana a quale “leader” si deve affidare il popolo della sinistra, appare evidente lo stato di smarrimento dal quale è molto difficile rinvenire. L’idea che un Movimento, e per imitazione un partito, possa essere privo di un leader è, per i pennivendoli di regime, fuori da ogni realtà.
Qualche tempo fa fu necessario il disprezzo del Consigliere regionale Minetti per mettere in crisi Berlusconi. Laddove non riescono opposizione e cittadini, forse, quell’atto di ribellione segnava l’inizio di uno stato di messa in crisi nel quale possono riuscire solo le donne, anche quelle che, nella disperazione del miraggio di un successo, non hanno esitato a vendere loro stesse senza riuscire a non denunciare lo squallore vissuto, il degrado nel quale si ritrovano.
Sempre un po' di tempo addietro, apprendemmo che anche il venerabile Licio Gelli disconobbe il delfino craxiano e lo rinnegò, affermando che dopo aver disfatto una famiglia, questo culo flaccido, vuole disfare anche l’Italia.
Così, ironizzammo (e la battuta si profuse) dicendo che la telefonata del caimano alla questura di Milano per indurre al rilascio di Ruby, adducendo quale motivazione che si trattava della nipote di Moubarak, non portò fortuna a quest’ultimo visto gli eventi che dalla Tunisia si propagarono all’Egitto creando un filo diretto con l’Albania. Già, anche l’Albania di cui non si parla abbastanza e poi, cosa sta avvenendo esattamente in Kosovo, in Bosnia, in Serbia? Non è dato sapere, i media sono troppo impegnati a contare i peli che affollano le parti basse del ducetto dilettante e dei suoi cortigiani.
Ma tant’è, la rivoluzione che corre via internet e che non ha bisogno dei giornali, il cittadino che si appropria della vita esercitando una sana cittadinanza, alla faccia dei falsi referendum Mirafiori marchiati Marchionne e dei videomessaggi di Berlusconi lanciati dal bunker di Arcore (nel frattempo è uscito ed ha ricominciato a frequentare predellini e palchi), senza più interlocutori se non i soliti tristi demagoghi azzoppati, ammanniti di burka al cervello (e nella scuderia c'è da registrare l'ingresso del pachidermico Ferrara): Bondi, Capezzone, Gasparri, Cicchitto, La Russa, Fede, Belpietro, Sallusti, Feltri, gente senza cuore che ha ammazzato la nostra democrazia, vecchia flaccida cancrena difficile da estirpare.
L’impressione che il 6 aprile non avverrà assolutamente nulla si fa sempre più consistente. All’orizzonte si profilano i contorni di un buon accordo definito tra Magistratura e politica, una sorta di conveniente contrattazione dove la prima riesce, finalmente dopo anni dall’ultima apparizione in aula di Berlusconi per un processo a suo carico (si trattava di quello SME e correva l’anno 1993), a ricondurre quest’intoccabile ai suoi obblighi giudiziari (una rivalsa meramente mediatica) e questi, ad ottenere il proscioglimento dalle accuse per insussistenza delle prove.
Mai accordo tra mafia e Stato fu più perfetto, con buona pace per le memorie definitivamente infangate di Falcone e Borsellino e di tutti quelli che ci hanno creduto.
Per ritornare al nostro vecchio novantatreenne Stephane Hessel, mi sembra quanto mai opportuno riportare quanto questi affermò in un’intervista rilasciata un po’ di tempo fa a La Repubblica:
“La maggioranza delle persone, in ogni epoca, preferisce rimanere in silenzio, chiudersi nel proprio orticello. Durante la guerra i giovani che appoggiavano la Resistenza furono appena il 10% della popolazione. Probabilmente, anche oggi esiste solo una minoranza illuminata. Ma la nostra esperienza dimostra che può essere sufficiente per cambiare la storia.”























 

 

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