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Il gattopardo italiano

di Massimiliano Forgione - 07/06/2011

Ma quale democrazia è quella in cui un cialtrone plurindagato plasma, pagando con i soldi dei telecomandati italiani, la propria maggioranza parlamentare per continuare a rimanere politicamente in vita e salvarsi dalla galera?
Una buona domanda vale più di una qualsiasi risposta, soprattutto se improbabile.
E quanta comprensione ci vorrebbe per capire la tristezza di dover scrivere, ed essere costretti a farlo tutti i giorni, delle miserie della politica?
Altra buona domanda dall’impossibile risposta.
Dopo il voto i pennivendoli di regime, grandi pensatori leccaculo dei falsi potenti, tutti i giorni ci trasmutano e ci comunicano che questi tristi figuri sono lì ed esistono, operano nel nostro interesse. Da destra a sinistra lo spettacolo resta squallido e non incantano le vittorie di De Magistris e Pisapia, le riforme continueranno a rimanere meri spot elettorali. Esse, rappresentano ciò che mai dovrà essere realizzato e sempre utilizzabile in una politica che negli ultimi vent’anni si è sempre più affermata quale campagna elettorale permanente. Altro che politica del fare, mera locuzione pubblicitaria ingannevole tesa a nascondere l’inconsistenza di gente capace solo di depredare utilizzando i meccanismi della politica. Le riforme rimangono impossibili perché il cambiamento della gente resta pura utopia. Occorre tener ben presente che il terreno friabile italico era da tempo fertile per l’humus dell’indecenza: uno Scilipoti è possibile solo se un popolo è ridotto allo stremo della coscienza individuale e collettiva; Berlusconi ha degradato la vita degli italiani, d’accordo, ma questi erano pronti a recepire ed accogliere tutto lo schifo che quest’uomo rappresenta.
Sinceramente, trovo le affermazioni dei dirigenti de PD altrettanto decerebrate: Bersani mette il cappello sulle vittorie di Milano e Napoli, Di Pietro su quella di Napoli. Ora, Pisapia era inviso ai maggiorenti del PD, il loro candidato era l’architetto Stefano Boeri, il segretario di quello che dovrebbe essere il maggior partito di opposizione ha incominciato ad appoggiare Pisapia, lanciato da Sel, quindi Vendola, dopo il primo turno (quando si dice opportunismo); così come il candidato Di Pietro dell’IDV a Napoli non ha da subito appoggiato la candidatura dell’ex magistrato De Magistris che ha corso da indipendente e mattatore tanto da dichiarare: “E’ impensabile ritenere che il Sindaco di Napoli debba essere il Sindaco dell’Idv. Io sono orgoglioso di aver avuto l’appoggio dell’Idv, ma come voglio fare il Sindaco è una cosa ben diversa. A Napoli siamo anche in una fase post ideologica, non è nemmeno una questione di destra o sinistra, come a Milano.”
Non riconoscere ciò e non leggere correttamente i dati elettorali che vede tanto il PD quanto il PDL in caduta libera significa essere intellettualmente disonesti, sostanzialmente e consapevolmente funzionali ad un sistema corrotto di cui questi cooptati sono portavoce.
Ma, se può essere difficile crederlo vedendo una persona dai modi gentili come Bersani, ancor più ardua diventa l’interpretazione critica davanti alle vittorie di Pisapia e De Magistris osannate da così tanta gente.
L’articolo-inchiesta di Rinaldo Gianola, vicedirettore de L’Unità, apparso sul numero dell’1 giugno, ci spiega come la borghesia economica milanese si stia politicamente riposizionando, a seguito del risultato elettorale, e di come alcuni banchieri abbiano sponsorizzato la candidatura di Pisapia. Riporto indirettamente la mia domanda fattagli nell’intervista dello stesso giorno e di seguito la sua risposta che ci spiega come stanno le cose:
“Il mondo degli affari non è solido e inamovibile, è fluttuante, si accomoda e quindi è chiaro che Pisapia, durante la campagna elettorale sia stato appoggiato da una borghesia imprenditoriale e di professionisti e culturale che era palesemente stanca della Moratti, della destra e di Berlusconi; questo si è visto nel risultato. Io penso che Milano non sia diventata una città di sinistra, bensì rimane una città dove l’elettorato moderato, anche di destra e tutt’ora prevalente, sentisse l’esigenza di cambiare e Pisapia, secondo me, è stato bravo ad innestare il cambiamento elettorale e politico della città. Ora, naturalmente vediamo se sarà altrettanto bravo ad amministrarlo.”
Tant’è!: cambiare l’apparenza per non cambiare la sostanza; vecchia filosofia gattopardiana reincarnata nei fidi servi moderni: Scilipoti vale per tutti!























 

 

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