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NORVEGIA 22 Luglio. Che Cosa? E Poi?

di Johan Galtung - 31/07/2011

La data del 22 luglio 2011 resterà incisa nella storia norvegese come il 9 aprile 1940, il giorno dell'invasione tedesca. Le parole impallidiscono di fronte a questa enormità. Il centro di Oslo, l’area dove si trovano i ministeri, oggi sembra una zona di guerra più che durante la seconda guerra mondiale, quando ci furono i bombardamenti da parte della resistenza e dell'Inghilterra. E poi il massacro dei giovani del Partito Laburista a Utöya vicino Oslo. 68 morti, molti feriti gravemente.
E poi Anders Breivik, 32 anni, biondo, occhi azzurri, "bello e gentile", come dicono i vicini, affermazioni, entrambe, da verificare. Un manifesto di 1500 pagine spiega in dettaglio la sua filosofia politica. Breivik ritiene che in Europa ci sia una guerra civile, indebolita dal marxismo e multi-culturalismo, tra Islam e Cristianesimo. Musulmani: andate via o siate pronti all’esecuzione. Odia i giornalisti e socialdemocratici per il multi-culturalismo. E questo assassino di massa è uno di noi. È il nemico interno.
In questo momento i cuori di tutto il mondo si stringono a quelli dei familiari delle vittime e a un Paese- il mio- in stato di shock. L'analisi è fredda e intellettuale, in contrasto con le emozioni di tristezza e rabbia. Eppure deve essere fatta. La comprensione è indispensabile, così come le riflessioni su ciò che possiamo imparare. Tutti gli eventi hanno delle cause. Se gli eventi sono inaccettabili allora bisogna trovare le cause, rimuoverle, cambiarle.
Quindi, cosa ci ricorda il 22 luglio? All’International Herald Tribune questo fine settimana rievoca l’11 Settembre, citando la rivendicazione, non ancora accertata, del gruppo Ansar al-Jihad al-Alami ( i Sostenitori della Jihad globale) per cui l’attentato di Oslo sarebbe la risposta alla presenza delle forze norvegesi in Afghanistan e agli insulti al profeta. Le forze militari hanno licenza di uccidere (Med mandat til å drepe, Oslo: Kagge, 2010), e la Norvegia, forte nella libertà di espressione, è carente sulla libertà dagli insulti per i musulmani.
La scelta degli obiettivi porta anche un messaggio da 11 Settembre. L'ufficio del Primo Ministro, le persone a lui care, il Ministero del Petrolio, forse questo non ci ricorda la NATO che individua Gheddafi, i suoi edifici-uffici, premiando con contratti petroliferi vantaggiosi i ribelli che lottano contro di lui? In effetti sì. Ma non vi è alcuna rivendicazione.
Questo ci ricorda il 19 aprile 1995: anche Timothy McVeighe e compagni hanno usato una bomba a base di fertilizzanti, contro l’edificio federale di Oklahoma City. 168 vittime. Odiava i federali USA - sebbene fossero stati loro ad addestrarlo militarmente- per il massacro di Waco, come da lui stesso affermato. Una analogia: Anders Breivik a quel tempo aveva 7 anni e potrebbe essere stato ispirato anche da questo tipo di violenza degli Stati Uniti.
Ma la strage sull'isola differisce da tutto ciò che abbiamo appena detto. Ci viene in mente I volenterosi carnefici di Hitler (di David Goldhagen), così come in quel caso il propellente è stato l’antisemitismo e la guerra civile tra ariani ed ebrei (Goebbels: "plutocratico a Londra e bolscevico a Mosca"), allo stesso modo nel caso di Breivik la spinta propulsiva sembra essere l’anti-islamismo e la guerra civile che, in questa chiave, oppone cristiani e musulmani. E come i nazisti anche lui odia i marxisti, i socialdemocratici e qualsiasi mescolanza. Vede il suo agire come "terribile, ma necessario". Uccidere 84 persone faccia a faccia a sangue freddo per 90 minuti (aveva il porto d’armi) batte anche i peggiori orrori nazisti.
Il massacro ricalca il modello nazista come neo-fascismo occidentale dei nostri giorni. Ma perché uccidere i giovani del Partito laburista, il meno marxista e di sinistra visto che il Partito del Progresso è di destra? Entrambi i partiti concordano sia sul bombardamento NATO in Libia che sull’acquisto, a costi enormi, di aerei americani F35. Perché non ha colpito una agenzia di immigrazione, le moschee, o qualunque altro luogo di incontro musulmano? Il suo pensiero non si riflette né rispecchia il panorama politico norvegese. In Norvegia è un asociale, un nazista.
Ma, non dobbiamo restringere l'orizzonte interpretativo a un solo punto.
Da un lato è un asociale islamofobo legato ad alcuni gruppi. Se può essere definito pazzo, l’impatto politico viene cancellato. Egli diventa una causa sui, causa di se stesso, un fenomeno isolato. La Norvegia potrebbe riprendere dall’11 Settembre americano discorsi sul "male", "niente a che fare con qualcosa che abbiamo fatto noi". Ma forse potrebbe riflettere su "qualcosa che non abbiamo fatto", come non averlo individuato?
Dall'altra parte ci sono i Sostenitori della Jihad globale che una Washington in bancarotta potrebbe utilizzare per ottenere denaro per la "guerra contro il terrore".
E nel mezzo c’è Breivik, che a un certo punto usa la Libia come copertura, e ad un certo punto loro usano lui come un attentatore? Una cooperazione tacita?
Cerchiamo di raddrizzare la schiena e guardare avanti: E poi, cosa succede?
[1] Il Primo Ministro se l’è cavata bene dicendo nessuno allontanerà la Norvegia dalla sua democrazia. Ma, la democrazia è qualcosa di più dello stare tutti seduti attorno a una ristretta nicchia ideologica, come, per esempio, fondamentalista cristiano, giovani del Partito del Progresso, massone. La democrazia è dialogo, è sfida, è confronto con gli altri, non solo alternanza dei membri ogni quattro anni. Breivik avrebbe dovuto incontrare più persone. Tutti noi dovremmo. Il Parlamento e la gente comune dovrebbero discutere di tutte queste questioni apertamente.
[2] La violenza è l'antitesi del dialogo. La NATO al 18 luglio aveva all’attivo 5858 sortite, 535 da parte della Norvegia che ha lanciato 501 bombe. Ma gli obiettivi erano militari?! Forse sì, ma se all’interno della NATO un attacco a uno è un attacco a tutti, allora un attacco da uno è un attacco da parte di tutti basato su un mandato traballante del Consiglio di Sicurezza con 5 astensioni e nessun potere di veto musulmano. Forse il dialogo sarebbe stato meglio dei bombardamenti all'uranio impoverito?
[3] La Norvegia non ha gradito quell’unica bomba. Potrebbe essere che la Libia non abbia gradito le 501?
[4] La Norvegia non ha gradito un massacro di civili. Forse lo stesso vale per gli afghani?
[5] Inoltre, la politica è un appello a trovare soluzioni creative, costruttive, concrete ai conflitti. Le scuole e i media dovrebbero formare alla soluzione dei conflitti, per una igiene del conflitto come quella che abbiamo per la salute.
[6] Forse è meglio lasciare la spiegazione di quanto successo il 22 luglio ad un organismo competente delle Nazioni Unite?
[7] Forse sarebbe auspicabile una maggiore conoscenza della storia delle relazione tra l’Occidente e l’Islam?
[8] Forse sarebbe bene dialogare con gli "estremisti" prima di etichettarli, cercando di vedere i loro, forse, obiettivi legittimi?
[9] Non sarebbe più opportuno considerare l’illegittimità come qualcosa che può trovarsi in persone di ogni tendenza politica, non solo in coloro che non ci piacciono?
[10] Non sarebbe meglio cambiare la dilettantesca polizia segreta PST, vicina alla CIA-FBI, che sembra avere un occhio sinistro talmente critico che vede anche ciò che non esiste, ma anche un occhio destro talmente cieco che Breivik è potuto passare inosservato senza che fosse possibile prevenirlo?
C'è quella eccellente espressione americana, un "campanello d’allarme", possiamo dire un brutale campanello d’allarme, che indica qualcosa di più della necessità di monitorare fertilizzanti e porto d'armi.























 

 

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