Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Editoriale


L'Italia che avevamo in mente

di Massimiliano Forgione - 01/10/2011

Cosa rappresenta Berlusconi se non l’incarnazione di Craxi, di Sindona, di Licio Gelli, nomi che fino a non tanti anni fa richiamavano figure di delinquenti eccellenti che avevano asservito l’economia e la politica all’uso dei fraudolenti? Cosa rappresentano i cloni della politica berlusconiana che hanno dato vita a questo neoliberismo sregolato che tanti affascina e persuade per la facilità con cui la merce in vetrina, sullo scaffale, è da prendere in cambio del soldo tanto adulato dagli amanti del libero mercato capaci solo di ostentare un fasullo e volgare benessere ottenuto a rate o indebitandosi? Cosa rappresentano questi neoliberisti travestiti da progressisti, gente con le pezze al cervello che quelle del culo non vede neanche più, incapaci di avere lo stesso modo di vivere i sentimenti, i rapporti, la vita in libertà? Chi sono questi elettori, ultimi schiavi, privati anche della libertà di potersi riconoscere in questa condizione, troppo compromessi con ogni compromesso e con una materia cerebrale diventata irrecuperabile nebulosa informe, pronti ad affermare di vivere in democrazia solo perché in preda all’idiota superbia collettiva di poter provare il sentimento di volere desiderare tutto? Parlano, i profeti di questo insulso neoliberismo, tanto incapaci di tacere quanto di intendere ed esigere un liberalismo sano e, nei fatti, hanno bisogno di ostentare una moglie di rappresentanza ed estorcere soldi alla collettività attraverso truffe e raggiri per pagare donne e uomini, chiamando escort le prime, occultandone il desiderio per i secondi, legiferando contro qualsiasi altra forma di convivenza che non sia il matrimonio e rilasciando roboanti dichiarazioni omofobe.
In questa illusione del tempo liberato, abbiamo appaltato le povertà che sono diventate un florido affare per chi si inventa il lavoro nel sociale, approfittando della crisi che è diventato il miglior modo per non parlare più dei grandi rinnovamenti e riforme di cui questo Paese ha bisogno; l’ennesimo imbroglio per le masse, la privazione di cambiamenti sostanziali necessari.
E’ vero che i rappresentanti di questo governo hanno affermato che con la cultura non si mangia ma è altrettanto vero che senza sparano enormi cazzate con incalcolabili danni per la collettività.
Diritti e doveri, chi li osserva sa quanto è importantissimo conoscerli, riconoscerli ed integrarli; questi improvvisati governanti dediti al furto di Stato invece li hanno ridotti a poltiglia da confondere, un tanto al chilo.
Interessante seguire le acrobazie della Lega che tollera tutto l’illecito che al nord fa bene, apporta vantaggio: smerciare rifiuti tossici nel sud, far arrivare capitali sporchi al nord, ulivi. Insomma, i leghisti, questi ipocriti che si fingono ribelli, paladini della legalità a convenienza, razzisti con gli intelligenti, chi smaschera il loro doppiogiochismo.
Per quanto si parli di un partito finito, sappiamo che nella coerente cattiveria che unisce questa gente in una coalizione di governo assurda, distruggerà tutto. Questa è la vera forza dell’ignoranza che si concretizza in un prelievo coatto delle ricchezze meridionali che va di pari passo allo sciente impoverimento dello stesso meridione portato avanti, programmaticamente, dal 1861 e mai un accenno agli innumerevoli massacri perpetrati dai governi del nord nei confronti delle genti del sud, contadini fatti passare per briganti, criminali, solo perché si opponevano a quella che sapevano essere una disfatta. Chi lo spiega ai trota leghisti che mentre i padani morivano di pellagra a furia di mangiare polenta, nel meridione vi era una delle prime ferrovie europee, che dopo la conquista le ricchezze del Banco di Napoli andarono ad appianare i debiti dei Savoia nei confronti dei francesi e inglesi. Altro che secessione, padania e deliri di un popolino che da sempre pascia nell’insipienza; si volesse dar luogo alle istanze prostatiche del loro capobastone si assisterebbe al tracollo economico nel giro di pochissimo: via i terroni, via gli stranieri, i padani tornerebbero all’economia della polenta con gli uccelli, massima stravaganza culinaria caratterizzante la pianura indipendentista.
Ma il falso storico è l’ultimo ritrovato dell’uomo privo idee e con un quoziente intellettivo azzerato che stancamente ripete il suo ritornello, il suo cavallo di battaglia, affezione del rincoglionito di turno che con la sua faccia di culo presenzia eventi, comizia, inaugura e propone i suoi tormentoni; sarebbe possibile riconoscere un politico dalle cazzate che spara o che fa sparare; si pensi al povero Ghedini, irretito nella propria avida necessità di difendere il suo indifendibile di fiducia fino a dichiarare incompatibile qualunque procura si occupi di indagare su quello che evidentemente è un criminale incallito, un delinquente recidivo. Forse, è il caso che l’avvocato cibernetico ripensi la sua strategia, non proprio redimere l’irrecuperabile, ma quantomeno non coprirsi di ridicolo perché con questa linea di difesa, le procure italiane, a suo dire sono tutte inatte ad indagare sul premier: che tesi stramba!
I milioni di euro virtuali che la borsa sta bruciando in questi mesi è solo una delle conseguenze dei tanti, e quanti!, cervelli reali che il berlusconismo, tanto atteso dalla maggioranza degli italiani e per tanto tempo, ha bruciato.
A cosa sono serviti i referendum sull’art. 18, sull’acqua, se comunque vengono messi in discussione facendo sicuro affidamento sull’oblio delle persone che, nel caso dell’ultima consultazione popolare è arrivato dopo pochi mesi, tanto che un Sacconi ministro l’ha potuto pubblicamente dichiarare “non vincolante”. Ma il primato spetta sempre al nostro joker che ancor prima che il popolo si esprimesse sul nucleare ha sfiduciato quest’ultimo perché vittima di una valutazione emotiva.
Per le ultime generazioni è solo questione di scoprire prima lo schifo della vita; per quelle a venire sarà un continuo vivere al ribasso perché questa coscienza sarà acquisita con sempre maggiore anticipo.
Questa è l’Italia, un paese ridotto all’altezza dei nani che lo rappresentano, un luogo dove si assiste indifferentemente allo stillicidio dei lavoratori e nel silenzio più assoluto è appena incominciato un anno scolastico con pochissimi docenti precari (ricordiamocelo: gli insegnanti scompaiono dalla mappatura scolastica di questo paese e la cosa stride enormemente se consideriamo la serietà del dibattito che ha accompagnato lo sciopero degli insegnanti in Inghilterra a fronte dell’innalzamento del tetto dell’età pensionabile) che, in classi di trenta ragazzi che stanno crescendo con il mito del localismo, capaci dell’unica ebbrezza esterofila rappresentata dall’ostentazione di mangiare il kebab, incassano l’incoraggiamento dei loro vecchi, pezzi di un mondo arcaico che con una mano aiutano (ancora!) economicamente questi indigenti ultraquarantenni e con l’altra tolgono dignità attraverso scelte elettorali scellerate e dettate da trent’anni di televisione spazzatura.
Il silenzio è catartico, questo scritto viene dopo uno lungo fortemente liberatorio, un periodo in cui assistere ai fatti che ci hanno travolti è stato possibile solo con il distacco di chi sa, avverte il disastro e vive la consapevolezza che nulla può esser fatto perché nulla ci concediamo se non una vertigine di partecipazione referendaria, di raccolta firme; l’ultima riguarda la volontà espressa da più di un milione di cittadini di volere cambiare la legge elettorale, un’altra porcata da affidare ai porci che non sanno tacere, come il sindaco di Lampedusa cui farebbe umanamente bene vedere ‘Terraferma’, l’ultimo film di Emanuele Crialese, classificato quale opera di importanza storico-culturale, chissà, forse capirebbe quanto realmente sta avvenendo sotto il suo naso ed eviterebbe di parlare come l’ultimo dei parvenus politici meridionali intriso di melma leghista. (http://www.youtube.com/watch?v=vXrCB-bIWeM) O forse dobbiamo pensare che la stessa Lega, dopo aver perso credibilità nel Nord stia puntando a fare campagna elettorale al Sud?, partendo da Lampedusa dove ha già trovato nel primo cittadino un imberbe proselita?
Non è altro che la miseria intellettuale che non permette di rinunciare alla ricchezza materiale.
La Lega è finita e la residua forza di questo potere continua a raccontarci che l’Italia è il paese con il risparmio privato più alto, e ripeterlo a reti unificate è molto importante perché è la prossima risorsa a cui metteranno mano i nostri maghi di governo pur di non ridurre le spese della politica e i loro compensi, roba che li fa vivere da nababbi.
E’ la classe politica che meritano gli ignavi, banditi che degnamente li rappresentano, senza neanche la consapevolezza di avvertire un certo fastidio nello scoprire che questo potere ignorante prima svuota le teste e poi le tasche.
Ma è questa l’Italia che tanti avevano in mente e ora che l’hanno non possono rinnegarla.
A noi non resta che il silenzio nell’attesa del disastro, perché ormai è tardi, per tutto, per spiegare, per fare una qualsiasi cosa.
Un brutto silenzio dove parla chi dovrebbe tacere.(http://tv.repubblica.it/edizione/bari/escort-l-intervista-di-terry-de-nicolo/76235/74600?video)























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente