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Tempo 1

di Massimiliano Forgione - 05/05/2012

Un certo tempo è passato e per quanti lo hanno strenuamente difeso e ancora urlano contro un supposto ingiusto cambiamento non ce n’è più, ora il tempo è di altri.
Se il Presidente della Repubblica, nel discorso del 25 aprile non perde occasione di mettere in guardia gli elettori dal nuovo ‘Uomo qualunque’, dal demagogo di turno; se i giornali di regime, costretti a trattare ‘l’antipolitica’ del Movimento di Liberazione Nazionale (Movimento 5 Stelle) vista la percentuale di gradimento sempre più consistente, usano al soldo acrimonia, sprezzo, e fanno mostra di enorme fastidio, allora, vuol dire che ci troviamo veramente di fronte ad una svolta e tanto più ne possiamo essere consapevoli quanto più i detrattori gridano le loro invettive.
Quando si parla di Movimento 5 Stelle si ha a che fare con la politica per eccellenza, quella praticata da cittadini che vivono al di fuori di qualsivoglia privilegio, che morsi dalla crisi vorrebbero spazzare i tanti di cui si arrogano i prezzolati dei piccoli e grandi gruppi di potere, sanguisughe che da anni drenano le risorse collettive.
Ebbene, certi giornalisti di una certa carta stampata che riesce ogni mattina ad invadere edicole e bar solo grazie ai finanziamenti dello Stato, mai avrebbero voluto vedersi obbligati a scrivere e speculare, in malafede, su quella che è una novità ‘reale’ che si ripromette di abbattere sprechi e privilegi delle innumerevoli caste italiane tra cui, appunto, quella dei giornali.
‘Libero’ e ‘Il Giornale’ possono continuare la loro campagna di insulti contro un popolo ‘sovrano ma non intelligente’, giocando semplicisticamente la perversione degli invertiti visto che fino a quando il loro padrone era Presidente del Consiglio (e non era tanto tempo fa quando all’austerity di Monti gli italiani erano allietati dai burlesque berlusconiani) affermavano che il ‘popolo’ aveva scelto chi doveva rappresentarlo e nessuno, quindi, poteva permettersi di delegittimare il capocomico.
Ovviamente, nel campionario delle ovvietà i giornali di Confindustria e del gruppo De Benedetti, da seriosi preoccupati di questo vento di qualunquismo, ci raccontano del loro scandalo per il turpiloquio del comico genovese e viene da chiedersi dov’erano le eccellenti penne quando (citiamo le più colorite?):
Bossi con il tricolore voleva pulirsi il culo (viva per la Lega il garantismo del nostro sistema giudiziario adesso);
Calderoli mostrava la sua maglietta antislamica ad un TG nazionale dell’ora di pranzo;
Il dito medio di Bossi si alzava tutte le volte che le poche sinapsi ancora in vita gli facevano percepire parole quali: Costituzione, Roma, Parlamento.
Boutade di un tempo, per carità, ma le cronache quotidiane ci danno la misura di chi ci ha governato negli ultimi vent’anni e di chi continuiamo a pagare a caro prezzo.
Se l’ufficio stampa della cariatide di Stato Napolitano avesse fatto un semplice click su Wikipedia avrebbe evitato un discorso privo di fondamento storico perché:
Il Fronte dell'Uomo qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una folla e non di una nazione. Secondo Giannini per governare: "basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione".
Giannini era il fondatore del settimanale L’Uomo qualunque e poi partito Fronte dell’Uomo Qualunque, l’uomo reincarnato da Beppe Grillo secondo il nostro Presidente, un personaggio e un partito che non portarono nulla di nuovo alla politica secondo l’esimio ma, Wikipedia ci dice ancora che:
Nel 1947 il partito qualunquista assume un atteggiamento più conciliante verso il quarto governo di De Gasperi che aveva segnato l'estromissione dei comunisti dalla compagine governativa. Questo avvicinamento alla Democrazia Cristiana rappresenterà però la fine del successo popolare del Fronte dell'Uomo Qualunque. I sostenitori delusi dal nuovo posizionamento dichiaratamente governativo abbandonano il partito.
Queste le vere ragioni della disaffezione popolare a quell’esperienza. Ora, è inevitabile sfuggire alla sensazione di un disgusto ancora più forte per la necessità civile di porre due semplici domande al nostro Presidente della Repubblica: cosa hanno portato i partiti alla nostra politica? Chi ha nominato un governo di tecnici?
Solo Calderoli è stato in grado di rinnegare se stesso senza ricorrere alla storia postfascista del nostro Paese bensì a quella più recente che, aggravante, lo vede protagonista: lui, principale coautore dell’imposizione dell’imposta IMU, va in carcere a offrire solidarietà all’imprenditore che, nella bergamasca, si è asserragliato, morso dall’insostenibile imposizione fiscale, nella sede dell’Equitalia tenendo in ostaggio contribuenti e direttore d’agenzia.
E’ sotto gli occhi di tutti l’insipienza, la malafede, l’enorme impreparazione e la squallida improvvisazione che accomuna i nostri governanti e, occorre dirlo, Lega e Forza Italia, negli ultimi anni, hanno appiattito tantissimo i già infimi livelli cognitivi dei nostri politici, il loro vento di mediocrità è stato distruttivo.
Il Movimento dell’Uomo Qualunque allora era, come il Movimento Cinque Stelle oggi è, fortemente interessato e sensibile alla vita politica del Paese, sfiduciato dal sistema partitocratico e dallo scarso interesse che la politica mostra verso i reali problemi della gente, dell'uomo qualunque appunto.
Purtroppo, il gioco è perverso, perché quanto più l’epifenomeno della politica è squallido, tanto da allontanare l’uomo e permettergli di rifugiarsi nella dimensione oscena dell’intrattenimento, tanto più l’obiettivo dei governanti mediocri è conseguito: non c’è niente di più politico che l’induzione al disinteressamento per la politica.
Però, in questa perversione del ludico per necessità rischiamo di spogliarci, tutti, “del senso del comico” e precipitare “in quello del ridicolo” (G.Gaber)























 

 

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