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Stato e governo

di Massimiliano Forgione - 08/06/2012

Come vengono fatti i conti dai governi quando affermano che la recessione durerà ancora anni? Come vanno lette certe affermazioni? Diamo una probabile (?) chiave di lettura: siccome noi, classi dirigenti, non rivedremo mai i nostri compensi, l’entità delle nostre ricchezze, e visto che la loro “stabilità” e “crescita” dipendono da quanto voi, lavoratori, contribuite ad alimentarle, nei rapporti di forza dovete impoverirvi per mantenere inalterata la tradizionale struttura piramidale della società (praticamente l’eterna divisione di classe tra ricchi e poveri, dove l’esistenza dei primi è possibile in relazione alla sottomissione dei secondi). La crisi, quindi, durerà fino a quando le classi dirigenti decideranno che l’impoverimento delle genti sia necessario o fino a quando, i popoli, non decideranno di sovvertire il sistema. Ma prima che ciò possa avvenire, l’alternativa plausibile, è quella che i governi prevedono nei casi in cui i popoli non si sottomettono: il potere esercitato dalle forze nazionaliste, come del resto sta incominciando ad avvenire in Grecia.
Operiamo una differenza, sostanziale, che fughi la comoda e assolutrice forzatura dell’identificazione Stato-governo operata dai soggetti di tale speculazione lucrosa. Il governo è un’associazione di ingiudicabili che non pratica, come qualcuno si ostina a dire, la dilazione, nel momento in cui non vogliono decidere sul votare a favore dell’autorizzazione a procedere da parte dei giudici nei confronti dei corrotti (vedi, solo ultimo per ordine cronologico, il caso Lusi); o quando pur decidendo di votare, fanno quadrato e votano contro (vedi, solo ultimo per ordine cronologico: caso De Gregorio) a meno che non necessitino di una vittima sacrificale; bensì, pratica l’omertà e l’arroganza di ergersi a esseri superiori, appunto ingiudicabili, tipico dei gruppi mafiosi e criminali.
Chiariamo, quindi, che lo Stato è una cosa, il governo un’altra, perché chi fa parte di quest’ultimo non ha un contratto atipico, interinale, a progetto, perché per il poco tempo che entra a far parte di quest’associazione a delinquere ha lunghissima vita assicurata, perché il 2 giugno era a sfilare in onore di se stesso in compagnia dei militari e non ha ritenuto plausibile destinare le risorse economiche buttate nell’esaltazione del loro stato sociale per utilizzi più nobili.
Un po’ di nomi e cognomi (fonte: Sanguisughe di Mario Giordano, edizione Feltrinelli, rielaborazione: ilmattatoio):

I primi 10:
Manuela Marrone in Bossi, ex insegnante baby pensionata a 39 anni: € 766,37 al mese pagata dall’INPDAP,
Antonio Di Pietro, ex magistrato baby pensionato a 44 anni: € 2.644,57 al mese pagato dall’INPDAP,
Giuseppe Gambale, ex parlamentare baby pensionato a 42 anni: € 8.455,00 al mese pagato dalla Camera,
Rainer Stefano Masera, ex banchiere baby pensionato a 44 anni: € 18.413,00 al mese pagato dall’INPS,
Piero Domenico Gallo, ex banchiere baby pensionato a 45 anni: € 18.000,00 al mese pagato dall’INPS,
Rino Piscitelli, ex parlamentare baby pensionato a 47 anni: € 7.959,00 al mese pagato dalla Camera,
Pier Carmelo Russo, ex assessore Sicilia baby pensionato a 47 anni: € 10.980,00 al mese pagato dalla Regione Sicilia,
Mario Sarcinelli, ex banchiere baby pensionato a 48 anni: € 15.000,00 al mese pagato dall’INPS,
Alfonso Pecorario Scanio, ex parlamentare baby pensionato a 49 anni: € 8.836,00 al mese pagato dalla Camera,
Vittorio Sgarbi, ex parlamentare baby pensionato a 54 anni: € 8.455,00 al mese pagato dalla Camera.

Altri primi 10:
Mauro Santinelli, mondo telefonia pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 90.246,55 al mese,
Mauro Gambero, mondo finanza 2° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 51.160,28 al mese,
Alberto De Petris, mondo telefonia 3° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPDAP con: € 50.274,40 al mese,
Germano Fanelli, mondo elettronica 4° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 46.211,36 al mese,
Vito Gamberale, mondo telefonia 5° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 44.161,71 al mese;
Alberto Giordano, mondo finanza 6° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 42.245,67 al mese;
Federico Imbert, mondo finanza 7° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: 42.521,20 al mese;
Giovanni Consorte, mondo finanza 8° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 28.593,00 al mese;
Ivano Sacchetti, mondo finanza 9° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 28.560,00 al mese;
Ernesto Paolillo, mondo sport 10° pensionato più ricco pagato dall’indebitato INPS con: € 26.327,00 al mese.

Altri 5:
Luca Boneschi, ex parlamentare pensionato dopo 1 giorno di ‘duro’ lavoro con: € 3.108,00 al mese pagati dalla Camera,
Piero Craveri, ex parlamentare pensionato dopo 8 giorni di ‘ancora duro’ lavoro con: € 3.108,00 al mese pagati dal Senato,
Angelo Pezzana, ex parlamentare pensionato dopo 8 giorni di ‘ulteriore duro’ lavoro con: € 3.108,00 al mese pagati dalla Camera,
Toni Negri, ex parlamentare pensionato dopo 64 giorni di ‘vero duro’ lavoro con: € 3.108,00 al mese pagati dalla Camera,
Paolo Prodi, ex parlamentare pensionato dopo 326 giorni di ‘estremo duro’ lavoro con: € 3.108,00 al mese pagati dalla Camera.

3 pensioni senza limite di cumulo:
Romano Prodi, ex tutto con € 14.254,00 al mese pagati dall’INPS, dal Parlamento e dall’Unione Europea.

2 pensioni senza limite di cumulo:
Luciano Violante, ex tutto ma meno con € 16.680,00 al mese pagati dall’INPDAP e dalla Camera,
Publio Fiori, ex tutto un po’ meno con € 26.631,00 al mese pagati dall’INPDAP e dalla Camera.

2 pensioni senza limite di cumulo e 1 stipendio:
Lamberto Dini, ex quasi tutto con € 44.053,75 al mese pagati dall’INPS, da Bankitalia e dal Parlamento,
Carlo Azeglio Ciampi, ex tutto e di più con € 53.053,75 al mese pagati dall’INPS, da Bankitalia e dal Parlamento,
Giulio Andreotti, ex tuttissimo con € 29.962,75 al mese pagati dall’INPDAP, dall’INPGI e dal Parlamento.

1 pensione e 1 stipendio senza limiti di cumulo:
Renato Brunetta, il castigatore con € 53.368,50 al mese pagati dall’INPDAP e dal Parlamento,
Giuseppe Fioroni, l’imbonitore con € 21.061,75 al mese pagati dall’INPDAP e dal Parlamento,
Rocco Buttiglione, caso di cervello in fuga ma di corpo in Italia (Paolo Rossi) con € 24.551,00 al mese pagati dall’INPDAP e dal Parlamento,
Achille Serra, il viso buono della legge con € 41.504,75 al mese pagati dall’INPDAP e dal Parlamento,
Mario Draghi, l’uomo delle regole da infrangere (era lui che ciuffo al vento guidava oltre i limiti di velocità consentiti e senza cintura di sicurezza sul GRA) con € 52.343,00 al mese pagati dall’INPDAP e da Bankitalia,
Cesare Geronzi, il Giulio de Roma con € 439.537,00 al mese pagati dall’INPS e dalla compagnia di assicurazioni Generali.

Da questi calcoli rimangono fuori buonuscite, liquidazioni e la considerazione che molti di essi sono ancora professionalmente attivi e poi, per favore, teniamo presente che: INPDAP, INPS, Parlamento, banche e assicurazioni, siamo noi, i nostri contributi, tasse e pagamenti.
E adesso, a chiunque di questi paperoni venisse in mente di dire: “Non sapevo”, si guardi bene dal farlo perché il parametro è nientemeno che Renzo Bossi e, si sa, la mediocrità prima ne genera altra poi si suicida.
Il governo precedente è stato in grado di riformare la scuola con tagli mostruosi, compromettendo per sempre la formazione attraverso l’affermazione di una falsa cultura in cui il bello, assieme a tutto il carico di felicità che da esso viene generato, è accuratamente tenuto lontano e dato per faticoso e difficilmente raggiungibile attraverso la voluta e imposta distrazione e squallore dell’intrattenimento per moda.
Questo governo è stato in grado di riformare il lavoro, impoverendo tutte le classi sociali e stabilendo un primato che, da una squadra di tecnici, non ci saremmo mai aspettati: la categoria degli ‘esodati’, figli di nessuno, non più lavoratori, non ancora pensionati, lasciati a vagare nel limbo dell’incertezza; però, i bocconiani!
Nessun governo è mai stato in grado di liberalizzare le professioni con l’abolizione degli ordini e degli albo; fu fermato Bersani con le sue lenzuolate all’epoca del governo Prodi, poi Tremonti e adesso Monti; del resto, come sarebbe possibile se in Parlamento sono presenti 338 affiliati dei mandamenti molto attenti a difendere gli interessi familistici delle professioni, così ripartiti (fonte: Dinastie d’Italia di Michele Pellizzari e Jacopo Orsini, Università Bocconi Editore):
122 al Senato: 46 avvocati (compreso il presidente Renato Schifani), 28 giornalisti, 23 medici, 10 ingegneri, 6 commercialisti, 5 architetti, 2 notai, 2 farmacisti (ricordiamo che i senatori in tutto sono 315);
216 alla Camera: 85 avvocati (compreso Angelino Alfano capogruppo PDL), 62 giornalisti, 31 medici, 16 commercialisti, 10 ingegneri, 8 architetti, 2 farmacisti, 2 notai (i deputati alla camera in tutto sono 630; deputati + senatori che si oppongono alle liberalizzazioni: 338; in parlamento, tra deputati e senatori ne abbiamo la bellezza di 945).
Il vuoto istituzionale di Parma di una giunta 5 stelle che non riesce a trovare la quadra sulla formazione è solo quanto di meglio ci si possa aspettare, il vuoto è un concetto filosofico di enorme importanza, sicuramente preferibile alla prontezza materiale delle sanguisughe delle amministrazioni precedenti che hanno drenato i soldi collettivi, provocando un buco di oltre 1 miliardo di euro. Del resto, l’alternativa al MLN sarebbe stata non andare a votare.
Il MLN sarà boicottato da tutti, vedi il caso di Carrara dove PD e PDL si sono messi d’accordo per nominare un loro fiduciario alla carica di vicesindaco che, per tradizione, spetta alla seconda forza che risulta maggioritaria dalle urne. Ecco perché il cambiamento potrà venire solo dalle persone e non dai cooptati della politica. La logica clientelare finora non ha intaccato il Movimento ed è inutile che Maroni si scandalizzi perché la giunta di Parma ancora non c’è, cosa che non sarebbe mai potuta avvenire, neanche con la Lega, mossi da avidità di urgenza di ingrassare.
Ma poiché tutto diventa moda e le buone idee, prima che profondano la loro positività, merce per i corrotti, assistiamo all’enorme afflato e grande messa corale delle liste civiche, ultimo espediente delle facce di culo che necessitano del lifting di un marchio tutto nuovo per riciclarsi (vedi: Italia pulita, ancora un burlesque del buffone che ambisce alla riforma del presidenzialismo all’italiana per diventare il nuovo presidente della repubblica): carogne individuali e collettive, carogne di stato.
Intanto a farci capire qualcosa di più contribuiscono, come sempre, i giornali di Berlusconi che, per il tramite delle sue grandi penne: Belpietro e Feltri, non potendo il loro padrone fare opposizione in Parlamento in quanto politicamente morto, lascia che questa venga sbandierata dai suoi organi di diffusione di pensiero unico imbecille. Ciò, a ulteriore conferma di quanto schifosamente prezzolati siano questi pensatori a gettone e di quanto schifo faccia il giornalismo in Italia tenuto in piedi dai contributi pubblici.
La certezza che tutto sia falso viene alimentata dalla falsa pietà delle istituzioni davanti alle tragedie, la sospensione del pagamento delle tasse per le zone terremotate perché impellente è la ripresa ci dà la misura della presa per il culo; tutta l’Italia vive da anni una situazione catastrofica ed è evidente che la tanto declamata ricrescita non può coniugarsi con un’imposizione fiscale così massiccia; di quale evidenza necessitiamo per renderci consapevoli che tutto ciò serve solo a mantenere inalterato il sistema dei privilegi di questi mafiosi intoccabili?
La sottomissione delle genti che un tempo si faceva con le armi adesso si fa con il conio, quanto sta avvenendo con l’Europa nei confronti della Grecia ne è un esempio mostruoso.
Purtroppo, anche la protesta diventa spettacolo in questa realtà di disgrazie e miserie, vera e propria roulette russa in cui chiunque spera che la tragedia sia sempre cosa degli altri.























 

 

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