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”Non fa male credere, fa molto male credere male”

di Massimiliano Forgione - 15/10/2012

Certo meglio la propaganda, magari ad un gruppo civico, visto che il partito è superato; poi, un po’ di ideologia, qualche bello slogan utile alle nostre coscienze, insomma, essere nel gruppetto di coloro che si fanno megafoni di verità, di giustezza, del contenitore di belle parole dal quale tutti i delusi di questo millennio sentono il bisogno di attingere le briciole della salvezza, certo la loro, morale innanzitutto, perché la confusione genera troppo smarrimento e accodarsi, prendere in prestito è sempre meno faticoso e compromettente che fare da apripista.
Sì, meglio fare come, uno per tutti, il fatto quotidiano che tra i tanti ha ignorato i ‘fatti’ di Madrid e il giorno dopo i primi disordini titolava: ‘Le paure di Berlusconi qualora si andasse ad elezioni’; già, le paure di Berlusconi, mentre pensavo a quelle di questo foglio che doveva essere alternativo, la voce di chi non respira nella palude asfittica dell’informazione italiana, qualora Berlusconi dovesse scomparire, così, da un momento all’altro; e allora, viene il dubbio che la libera informazione realmente non esista anche per autocensura e soprattutto perché l’autonomia costa, terribilmente, in termini sociali ed economici, è un grande rischio e non conviene, mai!
Sia ben chiaro: i giornali, nessuno escluso, sono i primi a volere il ritorno di Berlusconi, per continuare a parlare di questi senza il quale non saprebbero che dire e infatti, quando ci provano, lo fanno male. Sussultano e gioiscono ad ogni battito d’ali del loro miglior datore di lavoro. La dice lunga la reticenza che non permette a il Fatto di appoggiare realmente il Movimento 5 Stelle, unica reale proposta politica forte, in quanto l’incognita che rappresenta è ancora troppo alta, quindi meglio ammiccare ma agire da attendisti, non si sa mai; meglio riparlarne ad aprile, qualora il Movimento dovesse entrare in Parlamento, sempre che non lo impediscano con il varo di una nuova legge elettorale.
Chiunque scrive dovrebbe farlo per ‘dare la vita, liberarla da dove è imprigionata, tracciare linee di fuga’, questo è l’unico pensiero, il solo vero obiettivo, l’assoluta strategia culturale; e dovrebbe stare a cuore anche a chi legge, perché ingozzarsi di letteratura che non fa star male è un espediente per alleviare i nostri dolori ma non serve a nulla se non a prolungare le nostre esistenze innocue e inadeguate alla realtà.
Ritengo che nessuno abbia l’assoluta verità ma certo una propria che può contribuire a formare la nostra personale visione delle cose, la nostra intima verità. Tutto attiene a quanto siamo disposti a farne ragionamento ‘nostro’ piuttosto che continuare a farci imboccare di retorica e di battute di copioni già pronti e buone per i morti.
Occorre liberarsi di tutto, uccidere tutto ciò in cui non abbiamo mai realmente creduto, smetterla di necessitare di commemorazioni per celebrare noi stessi, la giustezza delle nostre esistenze mentre permettiamo la dissoluzione dello Statuto dei lavoratori, della Costituzione, Carte fondanti sulle quali, gente a noi sconosciuta, ha veramente fondato il proprio credo e alla quale la nostra puntualità nell’atto della memoria fa un grande torto perché attraverso ciò commemoriamo noi stessi, lo scarto tra il come avremmo voluto essere e il come siamo, privi del coraggio che vorremo ma che non abbiamo.
Ma come è possibile che giovani studenti sfilino in corteo urlando slogan di sinistra privi della motivazione storica e del sostrato culturale che li ha generati, che senso ha insegnarli, farli propri per manifestare un giorno, lanciando magari qualche carota?
La consapevolezza di un vero potere, occulto certo ma sempre più identificato e identificabile, ci dovrebbe far venire il disgusto di alimentare quest’osceno circo mediatico che diventa tanto più drammatico nella sua sfacciataggine quando la piazza si tinge di un po’ di rosso, e allora giù scritti pregni di grandi indignazioni e sviante retorica.
Io registro che un tempo si parlava di sovranità monetaria, oggi, nell’Europa del Nobel per la pace, di debito sovrano. Questo dovrebbe dirci qualcosa di più profondo che ci porti a smetterla con atti inutili e deleteri, perché oltre a una manganellata dal poliziotto tanto violento quanto costretto ad essere stronzo non otteniamo, assieme al senso di profonda frustrazione nel vuoto del poi, forze che conducono a due polarità: la maggiore indifferenza o l’incazzatura violenta, entrambe, ancora, portatrici di nulla.
L’Europa sta facendo con l’Italia quello che 151 anni fa il Nord fece con il Sud e la Lega, con i suoi accoliti di governo, sanno bene che la continuazione di certe politiche non era altro che l’ultimo colpo da inferire al Sud prima di essere fagocitati dall’Europa delle oligarchie bancarie.
Se è vero che la storia la scrivono i vincitori, è altrettanto vero la fanno i bigotti e visto che essa si ripete sempre sotto forma di farsa e senza speranza di cambiamento, va da sé che coloro che la scrivono e fanno sono irrecuperabilmente stolti, mafiosi nell’animo, meschini e corrotti.
Il Governo è la struttura attraverso la quale si continua a sottrarre ai poveri per alimentare l’arricchimento dei facoltosi. E’ la solita vecchia contesa, quella tra ricchi e poveri, un tempo fatta di morti di guerra, oggi di vittime del denaro.
Rendiamoci conto che quotidianamente viviamo l’arroganza della vita che viene negata in alcuni luoghi e protratta oltre l’inverosimile nei nostri e che un Profumo, un Monti sta alla nostra realtà esattamente come noi stiamo alla loro. Entrambe le parti portatrici di politiche ininfluenti, perché nessuna è determinante se dall’altra parte c’è chi non è disposto a recepire.
E allora questo è il vero cambiamento, la buona novella rivoluzionaria dovrebbe essere segreta, come il voto così la politica militante a cui ognuno di noi è portato, privata, silenziosa, intesa come dismissione di comportamenti negativi della persona consapevole. E’ assolutamente necessario uscire dai meccanismi perversi del protagonismo becero della società spettacolo di cui tutti siamo vittime, nessuno escluso. Il pensiero porta ai dissidi all’interno del M5S che rischia di non andare oltre i cambiamenti locali, potenziali vittime della perversità del gioco dell’immagine tanto da rischiare la fagocitazione. Questo è il primo atto da operare contro un sistema che ci vuole falsi protagonisti.
Ma come, proprio noi che tanto ci siamo concentrati sulla teoria dell’abbattimento culturale, ci facciamo portatori della stessa idiozia, semplicemente perché più alla nostra portata, mettendo da parte la comprensione delle cose più complicate perché attengono a ciò che a scuola sono riusciti a farci odiare di più: matematica ed economia.
Ultimo degli insulti è l’aumento delle ore di lavoro degli insegnanti da 18 a 24 senza adeguamento salariale e la risposta, pronta per carità, è lo sciopero che si concretizza in economie per il Governo e buona immagine per i Sindacati, quindi, in un enorme nulla di fatto. Ma perché non lasciarli fare, perché protestare anche contro il prossimo concorso per ‘insegnanti del futuro’ che prevede test a quiz (indice di un analfabetismo forse irrecuperabile: non scriviamo più, non parliamo più, riempiamo dei buchi) e simulazioni di lezione stile grande fratello. Perché non considerare di poter essere portatore di una nuova forma di protesta: quella della dismissione, del boicottaggio, di un virus silenzioso che pian piano possa contagiare tutti.
Ma con chi farebbero politica questi mediocri burocrati senza un popolo come il nostro?
Titolo a citazione di G.Gaber























 

 

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