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LE CASTE

di Massimiliano Forgione - 25/10/2007

Tutti indignati, almeno quel milione di italiani che hanno letto il libro La Casta che raccoglie le indagini pubblicate negli anni sul Corriere della Sera da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Se si considera che per ogni copia venduta i lettori sono almeno tre o quattro, allora, abbiamo il conto di quanti siano realmente gli indignati, oggi, in Italia.
Beppe Grillo afferma che è un periodo di stagnazione, un momento storico dal quale nascerà qualcosa di nuovo, di diverso. Evviva l’ottimismo del coraggioso mattatore ma sembra che dobbiamo definitivamente rassegnarci alla critica da bar e quindi alla conseguente indignazione da bar. Ne possiamo discutere, magari anche animatamente, soprattutto al secondo campari gyn, però, alla fine, tutti a fare i conti con la quotidianità, con l’insostenibile incapacità di riuscire realmente a cambiare la sostanzialità delle cose. Fino a dimenticarci di tutto, troppo presi dalle bieche impellenze per sbarcare il nostro lunario. Torneremo ancora a votare, sempre gli stessi, come la domenica si torna a vedere la partita di calcio, sapendo che sul rettangolo corrono 20 dopati (i portieri si drogano senza dover faticare), a vedere il moto GP, sapendo che il talentuoso Valentino Rossi nelle sue immense ricchezze ha reso questo Paese più indegno, a fare il tifo per la Ferrari o la McLaren, importante spartiacque di pensiero, pur sapendo del marcio che non permetterà mai a un bravo pilota di emergere se la macchina del marketing non ha deciso di investire sulla propria immagine. Per il ciclismo dovremo attendere la primavera, e anche lì, sappiamo che i verdetti possono essere redatti prima delle gare, basta sottoporre gli atleti agli esami delle urine e del sangue.
Sappiamo ma non ricorderemo, perché, in fondo, non possiamo rinunciare a questo intrattenimento, all’enorme osceno spettacolo della quotidianità dove anche Corona (il fenomeno, come lui stesso si definì) si scopre talent scout e va a Garlasco (succedeva a fine Agosto) perché aveva visto nelle due gemelle dei personaggi interessanti. Il fidanzato della vittima no, troppo anonimo. Anche la tragedia diventa intrattenimento, sdoppiamento della realtà, già raccontato dal maestro Michelangelo Antonioni, ma erano altri tempi, dignitosi e partecipati.
Invertiamo il punto di vista! È proprio vero che siamo indignati? Che le prebende e i privilegi da nababbi della nostra casta politica ci sdegnino nel profondo? Se così fosse, per sillogismo, come dice Grillo qualcosa avverrebbe. Invece nulla! La normalità più suadente è sulle nostre teste, peggio di un effetto serra in grado di ingrigire persino i cervelli. E non necessita essere benpensanti!
Temo che nulla succederà perché la casta è un modo di essere dell’italiano, forse dell’uomo, ovunque nasca e cresca, ma in Italia la gravità del consociativismo mafioso si concretizza in modi esponenziali e assurge a conseguenze disastrose. In Italia tutto è casta, che poi equivale a dire: tutto è mafia! Non c’è nessuna differenza: entrambe uccidono! Quante sono le vittime della precarietà?, quante quelle della mancanza di norme di sicurezza sul lavoro?, quante quelle dell’informazione allineata?, quante quelle della fede svenduta nelle chiese?, nei catechismi?, negli oratori?, quante quelle dell’istruzione?, del volontariato dai floridi bilanci contabili? Non si contano e continueranno ad essere anonime, perché la casta, la mafia, la camorra, la n’drangheta, la sacra corona unita, l’ordine degli avvocati, dei medici, dei commercialisti, dei farmacisti, dei tassisti, dei notai, dei giornalisti, le corporazioni dei meccanici, dei carrozzieri, gli imprenditori, dei magistrati, i sindacati, eccetera, eccetera, eccetera, sono la nostra sostanza, la nostra necessità di essere gruppo, prigionieri dei privilegi pretesi e dell’incapacità di essere individui.
Può essere bello credere che ci possa essere una rinascita, ma a queste condizioni è più realistico fare i conti con la consapevolezza che nulla cambierà nella sostanza. Le forme sì, ci saranno propinate in tutte le salse: il PD, il PDL, il PU, Veltroni piuttosto che la Bindi e Brambilla piuttosto che…..chi lo sa, ma stiamo pur certi che continueremo ad annaspare nella mediocrità del nostro squallore quotidiano e nella vanità di sentirci protagonisti di una fiction.
Ciò che vedo è una società con sempre più gente e sempre meno individui in grado di essere genti. Vedo uomini stanchi, di non essere felici, di non vivere. L’editore Leo Longanesi diceva che: “Non è la libertà che manca ma gli uomini liberi.”
Se la realtà è questa si potrebbe aumentare il numero delle videocamere di sorveglianza, piazzarle ovunque e cambiare la loro destinazione d’uso, proiettare su schermi giganti le immagini per non perdere neanche un attimo di questo spettacolo indegno che tanto ci piace.
Scritto il 24 Agosto 2007























 

 

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