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Per un vaffanculo unitario

di Massimiliano Forgione - 06/11/2012

E se tutto cominciasse a divenire Sud? Consapevolezza disincantata che è tutto una presa per il culo ma opponendosi al qualunquismo? Rigettare la retorica del ‘tutto è uguale’, sapendo che è sempre stata attuata una truffa ai danni del popolo e incominciare, in un’unica forza comune, a riscattare costantemente le nostre, molteplici, condizioni di minorità?
E se iniziassimo a considerare di smetterla di essere spettatori dello scempio che quotidianamente si consuma sulle nostre coscienze, sui nostri corpi, attraverso le ampollose menzogne della storia e dell’attualità? Se decidessimo di riappropriarci di una intima identità e scrollarci di dosso la falsità dell’Italia, dell’Europa, soggetti di una dialettica necessaria a mantenere in vita un’unità fittizia, utile solo al Capitale?
La nostra insipienza mista a presunzione genera un’incapacità e disinteresse di intercettare il futuro che affonda le radici nell’incomprensione del presente, entrambe conseguenza della inconsapevolezza del passato. Conoscere le vere ‘storie’, e non solo quelle dei vincitori attraverso le quali abituiamo i nostri figli alla menzogna istituzionalizzata dei banchi di scuola, ci può aiutare ad evitare le brutture più atroci che da sempre caratterizzano i corsi dell’umanità.
Dico che questo riscatto può venire dal Sud perché costretto a cedere la propria sovranità in nome di un’idea più grande: l’Italia, una menzogna, appunto! Come oggi molti paesi stanno rimettendo la propria per l’idea dell’Europa in un disegno che vede, ancora, classi ricche sottrarre sussistenza a classi già povere.
I nuovi stati di inferiorità vengono affermati attraverso la guerra moderna del denaro e lo stralcio delle Costituzioni nazionali; questo disegno scellerato è possibile contrastarlo soltanto dicendo basta alla democrazia rappresentativa e avendo il coraggio di impegnarsi per quella partecipativa. E’ ora che il popolo cresca, per una buona volta.
In questo numero Pino Aprile, autore del libro Terroni, ci dice perché il riscatto parte dal Sud, d’Italia certo ma quale parte di uno scenario più grande, di un Sud più vasto.
Personalmente sono andato ad assistere alla discussione dell’ambizioso progetto che muove gli attuali entusiasmi di Paolo Barnard, da noi intervistato per la scorsa edizione. Il giornalista, autore del saggio Il più grande crimine, assieme a un gruppo di studiosi si sta impegnando per ostacolare la frode delle oligarchie europee ai danni del popolo italiano.
Posso dire di aver visto un pubblico vario e poco intercettabile, disincantato, che non necessita di ‘leader’, critico e fedele ad un proprio credo; come del resto i sempre più disillusi che alimentano il dibattito dei gruppi nuovi e più tradizionali. Ebbene, a questi si aggiunge la MMT (Modern Money Theory) che, nella giornata di domenica 21 ottobre, ha tenuto una due giorni di dibattiti a Rimini.
Si è parlato di economia, di una scienza non dannosa, non sganciata dall’uomo, non fatta per renderlo schiavo o già indebitato in tenera età (che i figli tornino ad essere un investimento e non una spesa), ma al suo servizio, necessaria per il suo benessere su questa terra: una economia che non sia più parte di un ‘Crimine contro l’umanità’.
Nulla di quanto detto in quella sessione merita di essere scartato (ah!, quando l’uomo dà il meglio di sé), ma in preda ad un’emozione che rimane a distanza di tempo, riporto un racconto topico, quello su Daniel Kostzer, funzionario del ministero del lavoro argentino, che ha avuto il coraggio di applicare la MMT all’economia del suo paese e far partecipare al programma il 5% della popolazione argentina.
Termini come austerità, deficit, severe politiche fiscali e monetarie erano le linee guida dell’economia argentina prima del default. Rifacendosi ad un’economia più interna che esterna e resistendo alle pressioni del FMI (Fondo Monetario Internazionale), affermando la propria sovranità democratica e monetaria, il Paese risolleva la propria condizione economica.
La MMT, in Argentina, ha applicato tre principi capitali: default debito estero (basta pagare terzi), incremento salario minimo e istituzione di un programma di lavoro garantito.
Il programma Jefes (questo il nome che la MMT ha dato in questo paese), attraverso la partecipazione, ripeto, di solo il 5% della popolazione, ha portato all’aumento del PIL di 1 punto percentuale, dando un forte contributo alla ripresa del paese. Nello specifico il ricollocamento ha riguardato anche il settore privato.
A Rimini si è discusso della possibilità di applicare il programma all’Italia che significherebbe:
Uscire da un sistema di cambio fisso monetario;
Confidare in una economia con movimentazioni più interne che esterne;
Creare più impiego attraverso un incremento dell’economia verde, dei servizi sociali, dell’industria culturale e dei servizi.

Ciò significa rendere concreto il rispetto per l’ambiente, una certa sostenibilità economica e la riscoperta della comunità. Ma implica, soprattutto, un rinnovamento culturale, un consumo di cultura, l’unico che non inquina. L’economia cattiva odia questo genere di consumi.
E poi, scegliere politici che assecondino ciò che noi vogliamo essere e non ciò che vogliono che siamo, insomma, avere chiaro il nostro progetto culturale. E smetterla di pensare che l’accumulazione delle ricchezze sia un problema, non è il peccato originale ma lo diviene se il modo in cui le risorse vengono spese è triviale, volgare, dannoso per la collettività. Oggi abbiamo, nei posti di comando, gente che accumula danari per assicurarsi una spesa viziosa, inutile, che ha a che fare con una compromissione culturale gravissima. Sono uomini non temibili ma timorosi, fragili, privi di visione, perché solo chi non è culturalmente inclinato sa che il lavoro è la sola risorsa durevole e socialmente sostenibile.
Ora, solo chi ha a cuore questa verità si occupa di convertire dei lavori destinati a scomparire. Pensiamo alla Fiat, che futuro ha in un scenario di auto tradizionali a basso costo prodotte altrove e in un’assenza di scelte innovative che contemplino l’auto non inquinante del futuro. Negare questi assunti è malevole e la MMT propone il coraggio della riconversione per ricreare piena occupazione che garantisce la vera flessibilità; ci vuole formazione per le attività emergenti, altro lavoro da creare. Insomma, non manca il lavoro, ci sono più cose da fare che persone per farle, mancano le menti lungimiranti e per convenienza intorpidite che soffocano il finanziamento per il lavoro.
Allora, bene Barnard quando grida la vergogna che tutti i suoi colleghi giornalisti dovrebbero provare per ignorare la MMT, un movimento che c’è e sta crescendo e che riesce a convogliare la necessità del cambiamento di tanta gente che ha voglia di un futuro egualitario. Ancora meglio quando congeda tutti augurando a Marchionne di prendere un monopattino e di andare affanculo.
Però, non posso fare a meno di considerare che si tratta dello stesso vaffanculo più volte gridato con la stessa passione da chi, nel processo di affrancamento delle comunità, sta facendo molto (Beppe Grillo).
E allora dobbiamo convogliare le forze, che ognuna mantenga la propria identità, ma che l’obiettivo sia comune, che si abbandoni il retaggio culturale della critica a tutti i costi per affermare le proprie specificità.
A Firenze, dall'8 all'11 novembre, c’è una grande prima vera proposta in questo senso e qui, copio e incollo:
Vecchi e nuovi movimenti sociali, sindacati, gruppi e associazioni della società civile di tutta Europa, si incontreranno per un evento che a 10 anni dal Forum Sociale Europeo del 2002, intende promuovere un processo di riunificazione delle lotte contro le politiche di aggressione ai diritti sociali e del lavoro, di tagli al welfare e privatizzazione di servizi pubblici e beni comuni, di limitazione della democrazia e della sovranità popolare.
Le lotte sviluppate nei singoli paesi, con particolare intensità in Grecia e Spagna, hanno mostrato la loro inefficacia per l'assenza di una strategia comune fra i diversi ambiti nazionali e per la frammentazione sociale prodotta dalla crisi e dalle politiche liberiste di UE e Governi nazionali.
L'obiettivo di Firenze 10+10 non è quello di ripetere un forum di discussione e di espressione della pluralità dei movimenti, ma quello di individuare le convergenze possibili fra le diverse piattaforme sociali (su democrazia e diritti, per il lavoro e i beni comuni, contro finanziarizzazione e debito, ecc.) per arrivare a promuovere azioni comuni di mobilitazione e di lotta a livello europeo.
La Fiom, insieme alla CGIL, è tra i soggetti italiani promotori e organizzatori di questo evento e contribuirà con le proprie idee, le proprie proposte e le proprie lotte a questo impegno collettivo per unificare movimenti sociali e sindacati intorno ad una piattaforma per l'Europa sociale, alternativa a quella delle banche e dei mercati finanziari.

Per informazione su FIRENZE: 10+10 il sito è: www.firenze1010.eu
E per concludere un augurio: che il mondo, la gente, per una buona volta smetta di necessitare dei sognatori, dei visionari, per poi farne strame, affermando la volgarità dell’invivibile presente.























 

 

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