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L'ineludibile trapasso

di Massimiliano Forgione - 09/01/2013

Il pensiero è deceduto! Con tanto ingenuo ottimismo abbiamo sperato che fosse moribondo, che una possibilità di uscire dallo stato comatoso esistesse, ma così non è; constatarne il triste trapasso è l’ultimo, tanto generoso quanto obbligatorio, atto veritiero. Disertarlo sarebbe l’ulteriore imperdonabile agito mistificatorio di cui siamo portatori sani, carnefici e vittime della nostra ineludibile necessità di illuderci.
Il pensiero è morto, e non ha niente a che vedere con l’età di chi lo esprime, con la professione, il grado di istruzione, cultura. Il pensiero è defunto perché abbiamo rinunciato alla naturale bellezza del vero, in quanto ci siamo abbandonati alla lusinga della sua versione posticcia. E non c’entra niente il berlusconismo, le sue televisioni, la sua informazione intrattenimento, per carità basta! E’ ora di smetterla di cercare fuori le cause di effetti mortiferi che risiedono tutti nella nostra esistenza.
Il linguaggio corrotto che continuamente ascoltiamo non è diverso da quello che utilizziamo; volendo analizzare le varie anime di cui è composto questo paese si può dire che il panorama politico che si è delineato ci consegna un fotogramma inquietante. L’irresponsabile corsa alle urne non salva nessuno tra elettori ed eletti, in questo ulteriore e ultroneo insulto dei partiti al popolo, siamo messi a nudo fino alla nostra più profonda inconsistenza ricoperta della presunzione di esistere.
Questo spezzettamento delle opinioni priva di identità anche le minoranze, quel bacino di salvezza non esiste più. In questa necessità di uccidere il pensiero, percepito quale entità fastidiosa, abbiamo rinnegato la nostra dignità umana.
Avanza un ordine inquietante che ci vede già esseri deprivati, la gran parte della gente non realizza quanto è già avvenuto e ormai irreversibile e il 24 febbraio si recherà alle urne pensando di operare una scelta attraverso la propria conoscenza e il proprio pensiero.
Purtroppo, neanche la rivoluzione Ingroia potrà fare molto, quelle verità nostrane che i collusi mafiosi non hanno voluto far emergere rimarranno note alle già citate minoranze, ma purtroppo inutili anche se dovessero trovare la loro acclamazione; un’operazione verità sulla reale storia italiana è anodina rispetto al fardello che dovremo assumere.
L’Italia è morta nella necessità avìta di chi abita questo paese di non vedere, di non sapere se non la versione che più rispecchi la sua insipiente immagine di giustezza.
Nessuna resipiscenza, quest’Italia viene uccisa quotidianamente nei saperi falsi trasmessi nelle scuole, alle prese con modelli educativi basati sulla competizione delle risoluzioni a quiz senza mai contemplare la bellezza dell’entusiasmo per le vere conoscenze. Questo paese muore nei tanti insegnanti, i giovani, i depositari di un possibile rinnovamento, che si umiliano in selezioni mortificanti nel miraggio di un posto fisso, retaggio culturale foriero di innumerevoli progetti da realizzare, pilastri di una società che non riesce a rinnovarsi.
La nostra capacità di ragionare è la resilienza degli ignavi che il 24 febbraio voteranno per la Lega, Berlusconi, Bersani, Monti, ma anche le minoranze Cinque Stelle (vera e unica possibilità per sfasciare il sistema) e Lista Ingroia e ci dà la misura del nostro stato di decerebrati contenti di apparire in questa enorme inutile recita che ci vede schiavi, facendoci credere protagonisti.























 

 

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