Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Editoriale


Il capestro

di Massimiliano Forgione - 01/02/2013

Da un po’ di tempo in questa homepage sostano, a buon diritto, due interviste: quella a Paolo Barnard sulla questione europea e quella a Pino Aprile sulla questione meridionale.
Esse rappresentano un solido punto di arrivo oltre il quale il rischio è di perdersi in fatue elucubrazioni sull’attualità politica e civile. L’imperativo rimane inequivocabilmente quello di non abbandonarsi alle lusinghe del chiacchiericcio sterile, modaiolo, al frastuono indegno della separazione tra ciò che si vive individualmente (la vita vera, quella che è possibile palpare) e l’intrattenimento sociale (la vita di tutti, quella che nessuno tocca ma verso la quale si tende; la moda per l’appunto).
In questo gusto espanso per il senso del ridicolo a tutti i costi personalmente individuo la possibilità di una sopravvivenza nell’ancoraggio caparbio e ostinato a poche, inamovibili certezze, che poi sono proprio quelle che provengono da ciò che in prima persona si vive. Svuotato di tutto: il conformismo e l’anticonformismo, il pericolo di creare conformismi nel momento stesso in cui si rifuggono, il morfocattolicismo, le categorie dell’amore (fedeltà e tradimento), la famiglia quale unico centro di riferimento (bigotta forma di protezione acritica), l’ideologia politica, la retorica della storia; ebbene, la sopportazione della leggerezza stupida diventa insostenibile, la volgarità delle facce che la esprimono, inaccettabile. Scambiare il senso del comico per il senso del ridicolo era il pericolo paventato nel riso amaro dei grandi attori del novecento, confondere la leggerezza priva di pensiero con quella insostenibile di letteraria memoria kunderiana, è la vorticosa vuotezza che caratterizza le nostre società.
Un altro modo di essere italiani deve pur esistere, oltre le atmosfere da bar triviali popolati di individui che replicano squallide battute da moderni bordelli di quella che abusivamente chiamano comicità, fino a imporle nei contesti dove mai dovrebbero albergare; uno scatto di dignità per uscire da questa compulsione collettiva da qualche parte deve ancora esistere; scrollarsi di dosso l’approssimatezza, l’idea del tirare a campare comunque, tronfi del senso di deresponsabilità fino ad essere irresponsabili, dev’essere ancora possibile.
Purtroppo, nessun politico proporrà mai una condizione capestro così invadente, a questo punto della nostra storia, per le nostre vite ma, è anche vero che nessuno dirà mai quale è la vera sostanza di ciò che ci attende al varco.
Dire che la campagna elettorale è puro spettacolo mediatico è niente e considero più onesto intellettualmente Berlusconi che Santoro. Il siparietto che non molto tempo fa ci hanno offerto dice due cose: il primo non è abbastanza lucido per padroneggiare le vere ragioni della crisi, si sta ancora chiedendo se, a suo tempo, fu deposto dalla carica di governo per le motivazioni che allora si addussero o se non ci fosse altro sotto, qualcuno del suo entourage pian piano lo imbocca ma lui, poveretto, ha bisogno di tempo; il secondo, che è fin troppo intelligente e preparato, sa cos’è realmente avvenuto, sa cosa sta succedendo a livello economico in Europa, ma deve portare avanti lo spettacolo e quindi non dice o lo fa in modo molto subliminale e per interposta persona. Ora, di fronte a questa reticenza va da sé che il sottoscritto preferisca lo ‘stupido’ (nel senso etimologico) di Arcore perché, paradossalmente, su questo fronte è più onesto, semplicemente perché annaspa nello stagno della conoscenza.
Le promesse elettorali non potranno essere mantenute, nessuna, semplicemente perché poggiano su un sostrato di falsità di cui, alcuni candidati, sono colpevolmente portatori sani. Penso ad Ambrosoli, come non condividere ciò che afferma, avendolo conosciuto ritengo che non sia in cattiva fede, ma come credere a questa logorrea di belle parole purtroppo colme di vuotezza perché prive di qualsiasi possibile riscontro pratico? E’ la solita pienezza dei giusti, atavicamente c’è anche questo in questa Italia, l’incapacità di separarsi ideologicamente da quella forma lì: la giustezza, la cortina di ferro che non permette di oltrepassare il solco della necessità di sentirsi in un modo e di differenziarsi da quelli che giusti non sono, non riuscendo più ad operare un’analisi critica e dolorosa dell’attualità.
In Europa le banche, attraverso l’euro, hanno operato un’enorme trasformazione dei debiti privati in debiti pubblici, ciò ha contratto l’economia reale, producendo una dinamica estremamente negativa nel rapporto debito/Pil, un dogma per i governanti che, nel timore possa sfuggire da ogni forma di controllo, in quella collusione criminosa con faccendieri che si qualificano banchieri, hanno legiferato le più immonde condizioni capestro che ci soggiogheranno nei prossimi anni:
- pareggio di bilancio entro 5 anni
- riduzione del debito per un importo annuale pari ad un ventesimo della cifra eccedente il rapporto del 60 per cento fra debito e PIL
Non rispettare questi assunti porterà a sanzioni e, qualora i vari Stati della Comunità avessero bisogno di aiuti economici, ebbene sarebbe sempre possibile ottenerli a patto di pagarli molto caramente: si parla di controriforme sociali che provocheranno depressione, impoverimento, perdita di fiducia: rivedere (ancora) il sistema pensionistico, precarizzare (ulteriormente) il lavoro, legandolo ai bilanci aziendali, operare tagli nel settore pubblico (sanità, istruzione, stato sociale).
Adesso, non riesco a non essere pesante e dico: la comicità scaturisce da un profondo senso e conoscenza della vita, quella che si scambia per tale, ma che a buon diritto si può chiamare insipienza, è soltanto quanto può nascere da un’asfittica visione delle cose, tanto ristretta quanto un tubo catodico, imbuto rigurgitante di idiozie.
Alimentarcene è la nostra suprema colpa. Le condizioni capestro sono liberamente scaricabili da internet, a incominciare dal Trattato di Lisbona la lista non è lunga ma corposa. Di questa ignavia non è condannabile solo il colpevole italiota berlusconiano ma anche, e Totò (comicità) direbbe correo, santoriano.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente