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Fumo

di Massimiliano Forgione - 09/09/2013

L’entusiasmo di raccontare viene meno quando le cose sono evidenti. Si scrive per indagare, per rilevare i valori che definiscono lo stato di salute di una società. Quando l’analisi porta i suoi risultati, la lettura del referto rimanda alla constatazione di ciò che va fatto.
Sono sorti un po’ ovunque dei punti vendita di fumo, nati per sopperire ad una crisi di lavoro mordente ma rassegnata e per alimentare un’illusione di operosità fumosa.
Questo pullulare di luoghi di fittizia amenità è la stupenda metafora dei nostri tempi italiani, di un popolo che inconsapevolmente si è prostrato alle moderne forme di controllo, quelle che la democrazia prevede, lasciando all’individuo la supponenza di definirsi: ecologista, animalista, ambientalista, progressista e tutti gli ‘ista’ di poveri cani di paglia in cerca della forma di sodomizzazione che più ci conforta, alla quale ci affezioniamo e attraverso la quale ci definiamo, pur di non ammettere lo stupro che continuamente viene perpetrato sulle nostre vite.
Forse sarebbe più opportuno dismettere il nostro patetico abito emergenziale, essere quietisti erranti per cessare l’esizialità di cui siamo portatori inconsapevoli. Magari sarebbe opportuno smetterla di fare come quegli adulti anagrafici che, nella mancanza di un’adultità esperenziale, complicano le esistenze di tutti e alimentano le conflittualità sociali. Non va tralasciata, in una reale consapevolezza soggettiva e oggettiva, la capacità di comunicare secondo il vero.
Viene da chiedersi quale forza politica possa interpretare, in questo paese, il bisogno di chi ha individuato il cuore del problema; di quanti hanno imparato a conoscere il proprio corpo attraverso le proprie malattie; di chi con la dilagante disalibità che si chiama mancanza di entusiasmo non vuole avere nulla a che fare; di chi non riesce a chiamare il proprio partner ‘amò’; di quanti non si identificano in tutti coloro che si accontentano pur di non dire: godo; di coloro che non accettano le storie di tutte le famiglie specchio di quella d’Italia: unita senza esserlo mai stata: un falso storico; di quanti sono andati oltre la dipendenza fisica che definisce il percorso psicologico di un individuo, e non si sono rassegnati alla dipendenza psicologica che diventa specificità di un’evoluzione fisica; chi ha rifiutato di essere come chi difficilmente si abbandona, giustificando dietro l’eccessiva razionalità, una significativa mancanza di desiderio.
Non parliamo di democrazia, noi umani non ne siamo capaci; la natura sì; quanto di più democratico può venire alla mente è il ciclo della vita che cessa con la morte per dare spazio ad altri, cosa che noi, nella nostra arrogante volontà, non faremmo mai. La morte è l’unica forza democratica.
A noi, il moderno conforto dell’inganno democratico, allo stato attuale: creatori, venditori e consumatori di innocuo fumo.























 

 

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