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Nusco Paese Italia

di Massimiliano Forgione - 03/06/2014

Mentre giornalisti e critici, dopo essere scampati al pericolo pentastellato, lasciano intendere tra le righe la necessità di un M5S che continui ad essere forte in quanto unica vera forza di opposizione di un governo delle larghe intese lungo ben tre legislature, altra letteratura politica vive il broglio piddino come una vera e propria occasione persa. In questi anni, nulla sarebbe cambiato senza l’apporto dirompente del M5S e c’è veramente da chiedersi se, dopo questo rigurgito democristiano, non sarebbe stato meglio essere rappresentati da onesti che possono eccedere in paradossi piuttosto che ritrovarsi ad essere governati da disonesti costretti a fingere una qualsiasi onestà pur di non scomparire.
Nusco è il paese dell’avellinese dove Ciriaco De Mita è stato votato sindaco con un vero e proprio plebiscito. Tanto diverso da ciò che è avvenuto nel paese Italia?
La piddina Moretti recita la sua vocazione civile in stile grande bellezza e ci dice meglio di tutti perché il film da Oscar non può piacere in Italia; il bergamasco Gori tappezza la città di manifesti che lo ritraggono con Renzi in vista della volata per il ballottaggio (a futura memoria: prima no, dopo sì); la Picierno, con la sua tesi sull’orazione demitiana, è stata una preveggente o ha semplicemente portato sfiga, sicuramente fa rimpiangere una Gelmini; Boschi richiama Carfagna, Madia evoca Prestigiacomo.
L’italiano, attraverso il 40% del 18% degli elettori, ha detto chiaramente che l’idea di un altro modo di vivere non è cosa voluta. Questo Paese ha detto che vuole mantenere lo stato delle cose, sopravvivere a se stesso. Mentre in Francia e altrove, i popoli cercano di riappropriarsi di una propria identità non svendibile, noi ci teniamo la nostra Italia, come una donna inutilmente bella perché piena di tutta la banalità conformista di cui questo Paese stancamente vive.
Però, c’è un problema. Come potrà l’eccezionale millantatore Renzi, ai confronti del quale Berlusconi è un novello apprendista, durare vent’anni nel momento in cui i vincoli dei padroni della finanza per il tramite dell’Unione Europea lo obbligheranno ad ossequiare il mandato ricevuto? Adesso che lo Stato, con questo ulteriore e definitivo colpo di stato ha spalancato le porte ad ulteriore precarizzazione del lavoro e saccheggio delle risorse pubbliche, potrà la portata del malcontento essere contenuta nella sacca del M5S?
L’italiano ha bisogno di ridere anche quando si parla di amministrare la cosa pubblica. Non riesce a discostarsi, mai, da un certo modo di essere ridicolo. L’italiano, oggi, è un De Mita, un Berlusconi, un Renzi potenziato rispetto ai suoi predecessori, più subdolo, più spregiudicato, tanto che può cavalcare questo falso plebiscito con tutta l’arroganza del 18% degli italiani votanti, con tutta la prostituzione di quegli 80 euro che ricordano, come fece Berlusconi con l’Ici, che la coscienza dell’italiano non vale un cazzo.
Per questo la sinistra non esiste più, perché non esistono più i suoi elettori. La millantata purezza morale morì con Berlinguer e un altro sicario precedente all’attuale segretario, Walter Veltroni, con il suo docufilm Quando c’era Berlinguer ce lo racconta molto bene. Quando finisce una persona vera finisce la bellezza. La scimmiottatura del bello è peggio della grande bruttezza.























 

 

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