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L'assordante rumore di nulla

di Massimiliano Forgione - 20/08/2014

Il popolo italiano vuole le riforme. Il popolo italiano merita di più. Il popolo italiano è il costante 10% che coopta se stesso affidandosi all’impostore di turno. La realtà è questa eterna sagra paesana, quell’italiana ha l’inconfondibile carattere un po’ alpino, un po’ movida, un po’ processione con tanto di inchino al boss. Insomma, una nave quella italiana, guidata da uno Schettino qualsiasi, relitto e derelitta da tempo, senza che nessuno senta neanche più il bisogno di rimuoverne la carcassa.
C’è da rimpiangere il rassicurante burlesque dell’accolita berlusconiana, bei tempi quelli, e invece, tanto rumore per nulla all’inutile scopo di propinarci la falsa decenza di Renzi e brigata con la loro parvenza di onestà. Tanta retorica per giungere alla deposizione di Berlusconi, avvicendarlo con Renzi, sotto il notariato di Napolitano, per produrre una vergognosa operazione d’immagine e continuare ad agire secondo lo stesso schema gerarchico che si alimenta del depauperamento collettivo, di coloro che di politica partitica non vivono più e neanche vanno più a votare.
Quanto costa acquietare l’infastidente e chiassoso 10% dell’elettorato italiano, quanto sperpero di danari pubblici e inutili ferventi discussioni piene di niente, e quanti falsi intellettuali, i cosiddetti professionisti dell’informazione, che accompagnano e assecondano la loro squallida sopravvivenza. Un insulso continuare ad esistere che dipende proprio dalla quiete dell’accordo privatistico del triumvirato (B.R.N.) e familistico italiano. I processi di Berlusconi rappresentano il baratto della governabilità di Renzi.
La complicità dei media, vero termometro sociale, in una società che per il 95% si alimenta ancora di stampa e televisione, ci dice ciò che il popolo italiano chiede, ciò che il popolo italiano merita. Si tratta di una categoria umana vorace, capace di ostentare la propria infingardaggine allo stesso modo in cui certe donne portano a spasso il proprio corpo come fosse un merito, senza mai sentire il disagio dell’eccesso inatteso. Per non sentire più l’assordante rumore di nulla è necessario allontanarsi e provare a non vedersi più. Quando la realtà diventa l’imponderabile 10% è necessario prendere le distanze e provare a non sentire più l’inutile frastuono dell’incapacità umana di saper tacere. Riorganizzare il pensiero, prendendo nuova linfa dall’inatteso, per cercare di trovare una nuova vitalità più relativa e disincantata.
Viaggiare soli è la premessa di un possibile silenzio che faccia attraversare differenti e molteplici stati d’animo; che dia da fare per imparare a non fare; per avere occhi gonfi di lacrime per ciò che è stato e per quanto dovrà venire e capire che è quanto basta ad un cuore non abbastanza forte; per chiedersi perché non si incentiva l’apprendimento esperenziale, il più vero, il più duraturo, il più democratico; per scoprire che si muore costantemente nel tentativo di essere migliori; che non sono i se rivolti al passato che dovrebbero occupare i nostri pensieri ma quelli rivolti al futuro; per fermarsi a vedere persone di una certa età perdersi nostalgicamente in canti e danze d’altri tempi; per arrivare in luoghi sconosciuti e farli pian piano propri; che un uomo con in mano un libro è una mina vagante, mette a disagio ed è visto con sospetto, ovunque; che l’Europa esiste ancora nella sua diversità, nonostante i villaggi globali di cittadine commerciali uguali ovunque, perché l’identità singola resiste e coloro che la animano non amano quest’Europa austera, fredda, insensibile, inutile, per la quale hanno fatto molto più Ryanair, ostelli, Ikea, che non i singoli governi.
Che davanti all’oceano non si può fare altro che piangere e, camminando sulle sue vaste spiagge, commuoversi. Sapere che tutto ciò può non bastare. Che si può vincere perdendo e continuare pur sanguinanti e non conoscere altro modo per andare avanti, che questo.























 

 

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