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Al passo coi tempi

di Massimiliano Forgione - 13/02/2015

Viviamo il tempo delle contraddizioni, ne siamo portatori sani, beatamente inconsapevoli.
Diciamo di essere in democrazia, ma non partecipiamo.
Ci definiamo liberi, ma siamo inchiodati a catene di montaggio sociali.
Siamo in coppia, ma ognuno per sé.
Curiamo l’estetica, ma solo quella esterna e con l’aiuto dell’estetista.
Comunichiamo, ma senza guardarci.
Ci ribelliamo, ma solo attraverso tweet e post.
Denunciamo povertà, ma abbiamo tutto ciò che non ci serve.
Andiamo al cinema, ma per mangiare e vociare.
Abbiamo dei figli, ma è per noi stessi.
Abbiamo automobili, e grandi, ma per circolare labirinti in gabbie confortevoli.
Amiamo la libertà di espressione, ma non sappiamo parlare.
Dibattiamo, ma per urlarci addosso e non ascoltarci.
Siamo diversi, ma tutti vestiti uguali.
Ci diciamo innamorati di altri, perché non lo siamo di noi stessi. E l’amore è visto come una richiesta surrettizia in quanto incapaci di sorreggerci da soli.
Usiamo il clacson, ma vorremmo fosse una pistola.
Viviamo nel progresso della medicina, ma la stessa non ci racconta delle patologie moderne, emulazioni contagiose di comportamenti mortiferi. Abbandonati a noi stessi, tutt’al più ci rinforziamo con un analista. L’attualità è colma di psicologi, grandi ascoltatori interessati, che ricercano cause ma non danno soluzioni; insite nel disvelamento, possibile solo grazie alla loro opera. Soluzioni incanalate, altra forma di appiattimento tendente alla convivenza meno indolore, in questa gabbia d’acciaio dalle sbarre invisibili.
Viviamo nel più sfrenato volontariato, altruismo, solidarietà, filantropia; che sono le forme più preoccupanti ed inquietanti di un lurido affare personalistico, puro egoismo.
E visto che non sappiamo amare il prossimo, passiamo sulla coscienza un bel balsamo, manifestando le smancerie più idiote nei confronti di cani e gatti. Attuando con essi la migliore comunicazione di cui siamo capaci: quella priva di risposta.
Non sappiamo rinunciare al brivido dell’ultimo ritrovato tecnologico, quando ancora incapaci di gestire quello che ci siamo appena procurati. Siamo ormai cultori del verbo rottamare, in questo inseguimento sfrenato della modernità più rincitrullente. Nuovisti per sorte. Se un tempo si vomitava ancor prima di digerire, ora sputiamo dopo aver appena masticato.
Queste manifestazioni di umanità, nelle loro varie forme di flaccidità, muovono a commozione. Sono espressioni di personali solidi sistemi edonistici fini a se stessi.
Ci sono modi diversi di sparire. Dal vigliacco, al coraggioso, al liberatorio, tutti hanno la loro inestimabile dignità. E’ il tipo di paura che fa la differenza.
E’ una legge vitale, in perfetta armonia con i tempi, in grado di riservare una morte significativa, solo a chi osa contemplare la possibilità di segarle, quelle sbarre invisibili.























 

 

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