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Riformatorio

di Massimiliano Forgione - 17/05/2015

Non si tratta di peccare di presunzione di profetismo, ma di avere la dignità di non sentirsi imbecilli.
Ecco perché niente è accettabile delle tante porcherie alle quali siamo assuefatti tanto da essere diventati luoghi comuni erranti privi di pensiero. Gradiamo che questo venga esercitato da Un altro, nella speranza che vada bene e, se così non fosse, dimenticarci di ciò che non abbiamo vissuto. Niente di più semplice.
Documentarsi e scrivere rappresenta una possibilità di fermare il tempo, di non perdere i giorni, smettendo di pensare; manca il lettore, castigato ormai dall’immagine e dalla didascalia. Le capacità attentive sono ridotte al tweet.
Nell’ottimismo di Expo, dove ‘nutrire il pianeta’ è sancito che avvenga grazie alle multinazionali del cibo, dire qualcosa contro è gufare. E a nulla serve la bassa visione degli insegnanti, pronti ad immolarsi alla causa, accompagnando vagoni di scolaresche. Occorrono numeri per poter vantare presenze e mettere a tacere i menagramo, disturbatori di questa grande abbuffata della corruzione.
Intanto, passa la riforma della scuola, il buon scolaro Renzi l’ha illustrata alla lavagna ed ha inviato mail agli insegnanti. Si sente un bambino incompreso, ma è sicuro che questa sua condizione non durerà per molto.
Tra i tanti luoghi comuni sulla scuola, si è sempre sentito quello sulla lontananza dal mondo del lavoro. Occorre ammettere che la scuola è lontana dalla vita e che nessuna riforma servirà, in mancanza di persone critiche.
Così, mentre Expo fa registrare l’ennesima beffa per i contribuenti dal nome di un milione di euro, visto che il Tar della Lombardia accoglie il ricorso delle imprese battute da Maltauro nell'appalto poi risultato viziato da mazzette, e mentre anche i più anziani si sono ormai convinti che occorre non disturbare il fervido lavoro del timoniere, sarebbe opportuno tacitare un altro luogo comune che dice che l’Italia si dovrebbe vergognare davanti all’Europa. No, almeno a questo punto della nostra vita una certezza: quella di doverci vergognare soltanto davanti a noi stessi.























 

 

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