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L'Europa chiusa

di Massimiliano Forgione - 27/09/2015

Tutto è fermo, anche questa homepage. I temi che attanagliano la realtà sono gli stessi da mesi, e non potevano essere sviluppati in maniera più vera e sincera. Ricamare sull’inamovibilità non ha senso.
E’ il grande segno di questi tempi: il falso movimento che parla al popolo di progresso per nascondere lo sviluppo delle gerarchie dominanti.
Un certo sincretismo politico di pura convenienza declina le gesta del goffo bulimico corpo dei partiti, impegnati in questo viaggio concentrico poco omerico, per niente machiavellico, tutto teso alla riproduzione ridondante del tempo che non passa.
Se quello dello scrittore è il presente, con la sua esigenza di dover mettere subito nero su bianco, sotto forma definitiva o di bozze, pena il lavaggio completo di quell’immagine, di quella parola, frase sostituita da altre che, come la vita, irruente, ne prendono il posto; quello del politico è il tempo dell’affaccendamento inoperoso. Se il tempo dello scrittore è un continuo ricominciare dal presente, quello del politico ‘smart’ di questi tempi, è il presente stagnante.
Tutto è fermo, anche questa homepage. Chi meglio di Luciano Gallino e Paolo Barnard potevano spiegarci la ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto dettata dalle gerarchie che dicono di avere domicilio a Bruxelles? Chi meglio di Luciano Canfora poteva raccontarci dell’inutilità di una nuova legge elettorale e dello stravolgimento in atto della Costituzione? E la scuola? Lasciamo perdere! E’ un campo in cui regna il gioco psicologico di lasciarsi andare, creare un baratro più profondo di quello che ha mosso verso il precipizio, così che quella soglia diventi più sopportabile, meno drammatica.
Nel tempo di sempre di un’Europa nata per poter viaggiare con in tasca una carta d’identità e una manciata d’euro, nascono nuovi confini, si ergono nuovi muri. Nel tempo di sempre c’è il momento ideale dello smarrimento, dove la tenuta del proprio intelletto viene messa a dura prova e la soglia a cui si è disposti a giungere rappresenta la vera sfida. Perché la libertà ha un prezzo fisico, psicologico, economico, direi, addirittura psichiatrico.























 

 

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