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Lo spaventapasseri

di Massimiliano Forgione - 15/05/2016

La sua funzione è quella di allontanare corvi, corvacci e uccelli di ogni specie che potrebbero rovinare un raccolto. Viene messo in mezzo ad un campo, suggestivi quelli che si possono vedere dalle autostrade, a presidiare, solitari, anche immensi appezzamenti di terra. In Francia mi è capitato di passare per un paese, in Aquitania, dove per giorni si fanno festeggiamenti attorno al tema dello spaventapasseri da abbigliare e agghindare nei modi più stravaganti e originali. Suppongo gli venga conferito un valore sociale importante.
Non so quanto un povero corpo issato penzoloni su due bastoni messi a croce possa servire in un campo coltivato a Monsanto, sicuramente non ha alcun ruolo in una serra, quindi, presumo che la sua difesa donchisciottesca sia da espletare su terreni destinati a prodotti non transgenici o non troppo modificati.
Da piccolo ero affascinato da questa maschera essenziale, per me rappresentava una condizione obbligata e per niente barattabile di inamovibilità a guardia di un circondario da difendere, guerreggiando senza combattere, se non nella disciplina di se stesso.
Non ho mai sentito o letto di elogi sullo spaventapasseri, non passa indifferente, suscita fastidio e viene superato volentieri come un pensiero scomodo, una visione non gradita.
Eppure, allo spaventapasseri dobbiamo il nostro nutrimento, forse di prodotti ancora più o meno genuini, anche se la tendenza è quella di cibarsi senza far più caso al gusto, di un cibo insapore che ha modificato ed è la reale espressione della nostra essenza.
Allo spaventapasseri non si avvicina nessuno, a volte un uccello vi trova collocazione, indugia su un braccio e, all’uomo attento, non può sfuggire la suggestione di una fotografia dai tanti significati.
Lo spaventapasseri, in questo giardino globale, è la condizione dell’uomo solo, alto dignitario, mi verrebbe da dire: un ‘Candido’ volteriano tra tanti pupazzi che ne solcano il terreno; figura primordiale alla quale toccherà prima o poi di togliere definitivamente il disturbo perché la sua vista è ributtante e non trova collocazione in una cibaria di poltiglia informe, incolore, insapore, che nutre tutti.
La prossima volta che incontrerò uno spaventapasseri, mi farò un selfie, perché, citando a memoria Gaber: filosofare, oggi, è come, in una giornata di freddo, farsi un po’ di pipì addosso per sentire un po’ di calore.























 

 

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