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Il trasformismo, l’infiltrato e il terremoto

di Massimiliano Forgione - 02/11/2016

Chi ha fatto un po’ di scuole sa cosa è il trasformismo e, chi ha un po’ di acume critico, sa che ha caratterizzato la vita politica dell’Italia da sempre.
Eppure, quando puntualmente viene riproposto, il cittadino speranzoso del finto cambiamento demanda il proprio impegno al rappresentante di turno, si siede e, ben che vada, realizza dopo un lasso di tempo, di essere ancora stato fregato.
Il passaggio dalla rappresentanza alla rappresentazione, che ha reso il cittadino elettore un perfetto spettatore, lascia la vuotezza di un dibattito tutto incentrato sul gradimento di un ciarlatano piuttosto che di un altro.
Quindi, si prenda un uomo qualunque cresciuto a pane e nutella e televisione, un mocciosetto pervaso dalla stoltezza moderna di emergere, utilizzando tutti gli strumenti che la società spettacolarizzata mette a disposizione; lo si metta nel posto del finto comando dove si prendono gli ordini del vero potere (quello che non ci è dato vedere) da far passare come scelte necessarie all’opinione pubblica; si dica che quest’uomo è di sinistra (cosa improbabile visto che si è formato sul ‘parterre’ televisivo in cui è stato trasformato questo paesello) ed ecco che tutti i nostalgici delle feste dell’Unità, bramosi di vincere (finalmente), si piegano per accettare la sodomia che fino all’altro ieri avevano rifiutato perché proposta dal folletto di Arcore.
Il democratico partito (dicasi elettore piddino) ha preso tutto il peggio della riforma piduista dando una delega in bianco allo scaltro fiorentino che milita nel Partito democratico come si possa farlo in una squadra di boy scout senza alcuna scorta morale. Infatti, il cambiamento della Costituzione che per questi signori ha lo stesso valore del manuale delle giovani marmotte (testo pur farcito di una dignità misconosciuta ai nuovi padri costituenti) è solo l’abbattimento su commissione dell’ultimo baluardo per privare, senza più alcuna garanzia, diritti e conquiste sociali per i quali ci sono voluti decenni di lotte e militanza nelle piazze (mica nei campi scout).
Dopo aver abolito l’articolo 18 con la Riforma del lavoro e venduto agli insipienti insegnanti la Riforma della Scuola, togliendo di fatto l’articolo 18 dal pubblico, Riforma costituzionale e Legge elettorale sono gli ultimi tasselli del disegno a firma di Licio Gelli (correva l’anno 1970).
Questo senso di colpa, più o meno inconscio, viene smacchiato demandando al volontariato un certo impegno, togliendo alla politica il suo ruolo. Di fatto, una colpa non minore di quella dell’ignavia, aggravata dal bisogno di essere protagonisti a qualsiasi costo, pur di essere rappresentanti piuttosto che rappresentati.
Il 4 dicembre misureremo il peso di questo fattore X in una sfilata che non vedrà i numeri di quanti, in questi anni di massacro televisivo, hanno alimentato le file dei tanti ‘X factor’ che hanno ben limato i cervelli degli italiani. Questa sì, la vera fuga dei cervelli.
L’attuale primo ministro è l’infiltrato perfetto, conosce tutti i luoghi comuni storici della sinistra e li usa per distruggerla. L’endorsement di Stati Uniti e Germania sono delle conferme che questo terremoto ha una scia lunga ed è destinato a fare i suoi danni tracciando un solco profondo su un tessuto sociale privo di una qualsiasi precauzione sismica. All’ordine del giorno di gruppi di potere (lobbies) e banchieri c’è il TTIP (trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico) tanto a cuore agli americani e il giogo dell’euro in un regime di altissima tassazione, situazione frustrante per l’Italia, tanto cara ai tedeschi.
Endorsement, parola tanto amata dai giornalisti, ha un originario valore di ‘girata’, ‘tergo’. Al lettore ogni conclusione.























 

 

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