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La fine delle nazioni (e di un’idiozia conquistata a fatica)

di Massimiliano Forgione - 08/05/2017

Analizziamo la situazione in maniera spicciola e sintetica: quelli che hanno preso l’Europa da quelli che l’hanno fatta, dopo essersela pappata, blaterano di principi sui quali dovrebbe fondarsi, che sono gli stessi di cui hanno parlato i vari movimenti per un’Europa giusta in questi vent’anni e oltre.
Gli inetti che si sono inseriti attraverso sistemi clientelistici nelle istituzioni, hanno saccheggiato le risorse comuni (unica ragione alla fonte e alla foce di questo sistema politico surrettizio a quello economico) e adesso, dopo aver appreso, ma solo in maniera speculativa, le critiche e averle contestualizzate per il loro uso e consumo, le balbettano solennemente come fossero verbo per la prima volta proferito. Il protagonismo non ha mai fine e si appiccica alla peggiore specie umana.
Quando Renzi, dopo aver perso il suo referendum, diceva che non pensava di stare sul cazzo a così tanta gente, esprime pienamente tutto sul suo modo di intendere la politica, ossia, un affare personale, il suo facebook privato, non certo una questione pubblica, ma di propria immagine pubblica.
Vorrebbe le elezioni, non certo perché gli sta a cuore il governo del Paese ma per personali motivi di rivincita, di un pupazzo che sa che non può dare il ben servito a Gentiloni come fece con Letta. Le elezioni sono un passaggio, a questo punto, per l’opinione pubblica, obbligato. Che lui spera di vincere sull’onda Macron che entra all’Eliseo sulle note dell’Inno alla gioia, mica della Marsigliese.
Qualora ci fossero dei dubbi sulla natura di quest’altro parto amorfo del peggiore ‘establishment’ finanziario che domina i mercati.
Ma certo, come non si può dare la colpa ai social per le stronzate che contengono, così non si può dare la colpa ai governanti per essere nel posto che occupano.
I luoghi di formazione non esistono più, la scuola, in questa società, ha la stessa funzione e valenza di un altro non luogo, quello dell’informazione: surrettizia e falsa.
In quella che è ‘Un’idiozia conquistata a fatica’ di gaberiana memoria, occorre prendere consapevolezza che si può costruire tanto con l’assenza e che si deve stare attenti a non rovinarlo con la presenza.
Adieu























 

 

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