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Editoriale


In nome dei padri (costituenti)

di Massimiliano Forgione - 28/05/2018

Attenersi alla narrazione o creare la narrazione? Un problema molto cogente per chi deve informare per professione, e quindi tutti i giorni deve scrivere, intervenire nel dibattito pubblico con l'ansia presenzialista; ma un dilemma di non facile soluzione anche per chi l'informazione la deve subire, scegliere, filtrare, interpretare.
Nella narrazione obbligata entra tutto il superfluo fuorviante che ci impedisce di capire realmente la portata degli avvenimenti e colorano le nostre letture di un fanatismo sportivo avvilente, frustrante.
Dopo l'ultimo editoriale in cui auspicavo una collaborazione programmatica tra M5S e Lega, perché chiara espressione della volontà della maggioranza degli elettori e perché l'unica che potesse sanare l'atavico divario economico del Pease, diviso tra un Nord assistito e un Sud assistenzializzato; la lunga trattativa ha imposto un silenzio sano, doveroso, contemplativo. I rischi che la Lega potesse giocare l'inveterata abitudine di servirsi dei bisogni del meridione per l'uso e consumo del settentrione erano reali. Così è stato! La tentazione di non farsi sfuggire l'occasione ha prevalso sul buonsenso, la Lega si sfila, impuntandosi sul nome prestigioso e lodevole di Savona, e tira la volata di una campagna elettorale mai finita e che la vedrà trionfare alle prossime elezioni. Quindi, sento il bisogno di tornare a parlare di politica, una seduzione che, come dire, è tanto simile a quella che fa tornare, prima o poi, all'amore. Ma lo faccio come sempre è la mia scrittura, un flusso che non ha la forma di chi ha qualcosa da dire, ma di chi sente la necessità di dire qualcosa.
In un'intervista fatta a Piero Fassino, dopo la fallita possibile collaborazione post elettorale tra PD e M5S e l'inizio di quella tra Lega e M5S, questi mi dichiarava con estremo candore che la legge elettorale vigente, il Rosatellum, non era affatto quella auspicata dal PD che, in prima istanza, aveva avanzato il modello del maggioritario francese con premierato forte. Un passaggio fondamentale per capire lo spregio dei nostri rappresentanti per la democrazia, cioè per noi.
Il PD ha cercato di imporre il modello elettorale che, assieme al Referendum del 4 dicembre, formava il 'combinato disposto' che ci avrebbe portati alla repubblica presidenziale. Lo ha fatto dopo che gli italiani avevano fortemente bocciato la riforma costituzionale contenuta nel Referendum, buona parte di essi proprio perché timorosi dell'eccessivo potere che, assieme ad una legge elettorale tale, si andava a concentrare nelle mani del Presidente della Repubblica e del Consiglio.
Un fatto, lo dico con altre parole, gravissimo che la dice lunga sull'idea che i nostri governanti hanno della democrazia in una lotta estenuante fatta di continui tentativi di imporre quanto il popolo dichiara di rigettare.
Che la sinistra sia completamente assimilabile alla destra è lapalissiano, sono scomparsi tutti i tratti che, falsamente, differenziavano i due schieramenti, tanto che i preparativi di un'alleanza destra-sinistra sono da tempo iniziati ed è probabile che si presenteranno uniti alle prossime elezioni. Sarebbe interessante se Sorrentino si soffermasse sulla trasposizione cinematografica del personaggio Renzi come ha fatto, magistralmente, con Berlusconi. L'interpretazione artistica che ci ha consegnato il ritratto impietoso del miglior cecchino della moralità italiana, potrebbe darci quello spietato e puntuale del più crudele assassino della sinistra italiana.
E veniamo ai fatti consumatisi tra ieri e oggi che hanno visto protagonista il Presidente più anonimo che la storia della Repubblica ricordi che, Costituzione alla mano e naturalmente senza violarla, ha distrutto nel volgere di un giorno: la credibilità democratica del nostro Paese, l'Europa e la Costituzione stessa.
Non prevedere un ricambio generazionale della classe dirigente di questo Paese, un passaggio di responsabilità senza provocare fratture è il peccato originario di cui Mattarella si fa autore. L'impossibilità imposta è espressione di una incomunicabilità incomprensibile che potrà solo procrastinare l'inevitabile, aprendo scenari incerti quando, da reale garante della Carta, il Presidente avrebbe potuto assecondare la sensibilità di una società che vuole il cambiamento e accompagnarlo, affinché Lega e M5S potessero sbagliare il meno possibile e fare meno paura. Temo che non permettendo la nascita di un governo politico ieri e chiamando un uomo del Fondo monetario internazionale ad assumere il comando oggi, ci sia veramente da paventare un certo dilettantismo politico che godrà di molto credito perché gli eredi protagonisti di padri mancati, pur di prevalere, finiranno di erodere una tenuta democratica già molto fragile, e questa volta sì, eguagliando i predecessori nella competizione di un potere fine a se stesso.























 

 

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