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Editoriale


Il falso progresso che serve ai ricchi

di Giorgio Bocca - 09/01/2008

Parliamo un po’ del falso progresso che stiamo vivendo o subendo. Solo Antonio Negri, che io sappia, ha teorizzato l’intelligenza capitalistica delle macchine. Vengono create, fabbricate, impiegate, osserva, solo quelle che hanno di mira il profitto, la moltiplicazione dei consumi.
Questo modo di pensare si era diffuso anche nel Sessantotto. Ricordo che fra gli argomenti a favore della cornucopia universale c’era anche quello, da paese dei Balocchi, di dare ordine alle fabbriche di pasta con la Motta, l’Alemagna, di moltiplicare la loro produzione per dar pane e brioches a tutti. Ma l’intelligenza politica delle macchine è pura utopia: dietro la moltiplicazione, l’invasione, l’infatuazione generale per le macchine non si vede la crescita della conoscenza, una maggior pienezza di vita, ma un soffocamento della fantasia, un nozionismo invadente.
L’uso generalizzato di un archivio colossale come Internet che vantaggi dà se non moltiplicare notizie e conoscenze vecchie e mal digerite? L’uso delle macchine nell’informazione e nello spettacolo ha avuto effetti disastrosi. Chiamate a produrre sempre di più, consumi sempre più popolari, le macchine hanno prodotto una cultura di facile e bassa digestione. Le ragioni del terrorismo islamico sono note e misteriose ma c’è anche un rifiuto della cultura consumistica, c’è anche il rifiuto di cibarsi solo di sangue, di sesso e di denaro.
Davvero le macchine, le tecniche moderne hanno prodotto dovunque una società migliore? Uno degli effetti peggiori dell’industrialismo e del progresso tecnico è quello delle specializzazioni. Non si crea una nuova scienza che pensa al destino dell’uomo nel suo complesso, ma decine di scienze specializzate spesso in concorrenza l’una con l’altra. Nasce così la Babele dei linguaggi incomprensibili, delle specializzazioni misteriche.
Una delle principali vittime di questo progresso è l’informazione. La parte di un giornale contemporaneo incomprensibile da un lettore medio non è più in grado di sapere, di capire cosa accade nel mondo delle materie più decisive, l’economia, la finanza, la scienza applicata, il clima. L’unico tipo di informazione accessibile a tutti è quello dello sport, dell’agone fisico, e del sesso, diciamo degli istinti e degli appetiti elementari.
Un altro grande ed evidente pericolo è l’imbarbarimento delle lingue. La Chiesa ha tentato di resistere ai volgari di uso comune, ma il ricorso al latino è fallito. Noi non facciamo neanche il tentativo di salvare la lingua colta, curiale, noi integriamo nel nostro italiano un gergo anglosassone e tecnico che si modifica giorno per giorno con nuovi e orrendi neologismi.
Non è, sia ben chiaro, che si voglia passare per puristi e snobisti è che ciò che si legge sui giornali è in massima parte incomprensibile.
E c’è anche, più che mai evidente, la crisi della democrazia che dipende dalle varie crisi del consumismo, dei valori perenni e codificati delle leggi, della morale comune, dei valori.
Senza dire che la progressione tecnica dei nuovi mezzi d’informazione, l’uso delle macchine pseudo intelligenti, forniscono all’antico ladrocinio, all’antica voglia di inganno e di preda nuovi inganni, nuovi modi per coprire le antiche speculazioni dei più potenti e dei più ricchi.
I sostenitori a tout prix del progresso insistono a dire che la sinistra non deve fare la guerra alla ricchezza ma alla povertà. Ma come, se la ricchezza ha tutte le armi per le prepotenze e per gli inganni?

Su gentile concessione dell'autore























 

 

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