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Il saccheggio

di Massimiliano Forgione - 11/09/2017

Il Capitale, la guerra, non la fa più con gli eserciti, se non di professionisti, i ‘foreign fighters’, oggi, occorre assoldare i soggetti (per un tempo cittadini), svuotati di una coscienza collettiva e riempiti di una falsa, omologante, coscienza individuale, che equivale all’uomo come merce.
Nelle riflessioni sul vecchio e sul nuovo c’è la categoria del nuovismo, ossia di un falso nuovo.
L’economia riproduce, sotto nuova veste, l’antico modello di localizzazione di nuclei produttivi in Paesi a basso costo o da far divenire tali. Nel primo caso la mano d’opera è già disponibile in loco (e molte volte si parla di delocalizzazione: quando una produzione viene spostata da un paese ricco ad un paese povero), nel secondo caso deporta masse di potenziali lavoratori con il solo scopo di abbassare il costo della mano d'opera esistente. E’ quanto sta avvenendo in Europa con il giusto avallo della politica che riproduce, in forma nuovistica, il vecchio modello del clientelismo e della corruttela, attraverso un rapporto di vassallaggio dei politici rispetto ai magnati dell’economia. Questi politici, caduti in miseria senza neanche più il consenso di un popolo dalla loro parte, parlano di populismo, proprio perché gli manca il popolo.
La scuola, in questo scenario politico, economico e sociale, non pretende certo di star meglio. I replicanti del potere della servitù spontanea, riproducono fedelmente, in maniera acritica, le frustrazioni e le falsità di loro stessi, calati in un sistema meritocratico su progetti che hanno la fama di coinvolgere depistando e assuefacendo, parlano di inclusione per non confessare l’evidente rigetto.
I ragazzi, senza alcuna pretesa da parte di chicchessia, con un presente come questo, senza un futuro neanche contributivo, senza la memoria di un passato svenduto dagli adulti per vergogna, si inventano mondi virtuali, altra versione di quelli alternativi di un tempo, in cui si rifuggiva l’esistenza attraverso droghe che rispetto a quelle in circolazione oggi (eroina a parte) fanno sorridere. L’idea della rivoluzione non li sfiora neanche perché non riconosciuta come categoria, al massimo uno stupro di gruppo o altra ‘bulloneria’ filmata e condivisa.
La morte è la vera, unica forza democratica. Perfetta come l’uomo non può essere. Permette ad altri di vivere, determinando il passaggio che nessuno, nella sua imperfezione, permetterebbe (lasciamo da parte i tanti casi di disperata lucidità). Questa è l’evidenza più incontrovertibile che la democrazia non ha nulla di umano. Il processo democratico di cui politici, analisti d’alta quota e da bar proferiscono pensieri, è una forza perfetta inconciliabile con l’imperfezione dell’uomo, capace di esercitare solo una morte morale, la propria.
Nel folclore di ciò che abusivamente viene definita informazione, ciò che viene taciuto è il saccheggio come sempre in atto sulla pelle dei diseredati e dei tutti contro tutti. Con la certezza di un governo sempre disposto a concedere mancette per non scomparire (Rei, bonus, voucher, ius soli), l’altra con cui il soggetto (per un tempo cittadino) deve continuativamente fare i conti è la differenza che esiste tra ciò che è strutturale e quanto è emergenza. Fuori dalla corte si ragiona sempre in termini di emergenza: i processi migratori, il divario nord sud, la questione religiosa (oggi cattolicesimo – non cristianesimo – e islamismo), la questione economica (delle povertà, del lavoro, delle ricostruzioni). Ebbene, tutti temi affrontati con la strutturale approssimazione di chi sa che può specularci. In rapporto ad ognuno di questi contenuti, di certo (strutturale), vi è, nell’ordine: la guerra e la mortificazione del lavoro attraverso l’abbattimento del suo costo, un sud, ancora oggi, asservito alle scelte economiche del nord, un potere temporale di due istituzioni religiose che hanno fondato sull’inganno il loro consenso, la commistione tra politica e banche che necessita anche delle catastrofi che quando non sono naturali (terremoti, inondazioni) vengono create ad arte (speculazioni finanziarie).
Quella che oggi chiamano informazione mainstream (leggasi propaganda) cerca di resistere in quel gradino un po’ più in basso della piramide, col naso all’insù per non sentire il tanfo che viene dalla base e per meglio adorare il vertice.
E’ dai tempi di Albert Camus che la sinistra (oggi solo i suoi elettori ovviamente) tarda a fare i conti con la propria ipocrisia. Bisognerà vedere l’italiano elettore cosa deciderà di fare, continuare a vivere in emergenza, facendosi ancora comprare per quattro soldi o decidersi per un rinnovamento strutturale che passa, inequivocabilmente, per un proprio personale cambiamento.























 

 

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