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La libertà, se e quando

di Massimiliano Forgione - 15/01/2018

La libertà, si sa, è materia che si paga cara, sempre e comunque. E' una legge di vita che riguarda tutti gli uomini, di qualunque natura essi siano. La sola differenza sta nel modo in cui si paga: non rinunciandovi o cedendola. Qui risiede tutta la diversità tra i soggetti.
Siamo in un'epoca di princìpi (guai parlare di valori) che vigono in una logica ribaltata; per cui, la reazione ad un'aggressione in casa propria può essere processata e condannata per eccesso di difesa e, quella ad un cane al quale viene dato un calcio perché tenta di mordere, per maltrattamento di animali.
Del resto, anche la giustizia patisce i gusti della moda che mutuano quelli manifestati dalla maggioranza delle persone caratterizzate da una sostanziale pervasione di cattivo gusto.
La moda (opinione pubblica) è il vero organo di controllo della magistratura, di un potere sganciato da ogni freno, in una girandola di nomine autoreferenziali che si alternano nella garanzia dell'impunità (il Csm). Montesquieu non avrebbe potuto prevedere sorte più truce.
Una sostanza vomitevole pervade tutti i sensi, il piacere risiede nell'esclusione del portatore sano di questa materia e nella beata solitudine che assicura pochi e consolidati piaceri.
Da qui al 4 marzo non ci verrà risparmiata l'immagine riflessa della nostra putrilagine, sintesi perfetta di quello che siamo diventati nei ventenni bui della nostra storia. Ultimo quello berlusconiano, di cui l'uomo da cui nasce l'aggettivo è solo il capobastone della inveterata accolita che con impervia sicurezza solca i terreni italici da sempre.
Berlusconi rappresenta tutti gli italiani, meno una parte residuale, ininfluente anche nello sdegno. Costui ha incarnato, nel tempo, tutti coloro che non credono nei giudici (e come dare loro torto), tutti gli affaristi (perché in Italia, dopo Olivetti, non si può più parlare di imprenditori) che non credono nello Stato (ineccepibile), tutti i delinquenti che in lui si identificano, il popolino della televisione e della carta stampata che, tra gli intrattenimenti più truci e quelli intellettualistici tra i più disonesti dell'informazione, hanno creduto e credono alla narrazione mediatica.
La paura della vecchia destra ci fa accogliere la nuova che ha, finalmente, inglobato la sinistra, mettendo fine alla farsa che, dopo Berlinguer, ha finito per uccidere gli ultimi ideali in politica.
I vecchi sessantottini per sentito dire, intanto, si affannano nella critica delle ingenuità del M5S, obliando che anche loro volevano governare l'Italia dall'alto della loro inesperienza e della loro imperturbabile ipocrisia.























 

 

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