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L'amore poietico e oblativo

di Massimiliano Forgione - 07/11/2018

L'atteggiamento è sempre la manifestazione di un pensiero, anche quando non è chiaro e lo diventa interrogandosi sul perché del proprio comportamento.
Con gli anni una certa assuefazione ai sentimenti tende a rendere la persona disillusa, a farla rivelare senza slancio alcuno, come soggetto privato della necessaria vitalità che tiene accesi l'entusiasmo per le relazioni e la curiosità per le situazioni.
Insomma, si rischia di diventare fortemente settari ed escludenti, come quei giornalisti che possono raccontare solo tenendo bene a mente la natura del proprio interlocutore, sia in entrata che in uscita e, per questo, poter tentare di divulgare solo una determinata verità, che presuntuosamente diventa l'unica.
La nostra non è mai stata una comunità sociale ma solo familistica e con una lunga tradizione mercantilistica. Per cui, il disavanzo civile di cui endemicamente soffriamo è una patina che potrà essere scrostata dopo diversi lavaggi, con buona dedizione per la considerazione disinteressata dell'altro e con uno sguardo generoso verso i modelli positivi che ci circondano, possibilmente estendendo la portata della nostra veduta a confini più lontani.
E' come se la nostra società fosse avviluppata in un torpore acquietante che caratterizza certe vite ad una certa età e non fosse più capace di tornare a rischiare la sorte per l'idea di un qualcosa di possibilmente migliore. E' come se non fossimo più in grado di giocarci un destino attraverso la sana incoscienza che caratterizza gli spiriti giovani e che permette di spingersi cavallerescamente nel nuovo.
Certo non è male avere delle certezze, sono quelle che fanno svegliare la mattina, pulire casa, spolverare, tenere in ordine, essere troppo umani, forti di una forza bestiale, pronta a contraddire, a prevalere.
(Stacco e viro bruscamente per parlare di me.) Il pensiero che illumina l'azione rende sempre più evidente un corpo che non è più lo stesso di un po' di anni addietro ma anche l'inefficacia di un tempo che non riesce a sdradicare il ragazzo che alberga in quest'uomo. Ed è sempre più chiaro l'attaccamento a quella forza fragile che rende immuni e non può più uccidere il suo prossimo e che nella lucida disillusione trova la forza della capacità di illudersi.
Insomma, forse il nostro popolo, come comunità ideale, avrebbe bisogno di tornare a giocarsi la parte migliore dei propri anni, arrischiando la vita, come farebbero le anime pure, riconoscendosi un'esperienza, quella degna di una adultità.
Dismettendo un potere arrogante si può toccare con mano un vigore in grado di tendere verso quanto predicato nel titolo e nella potenza di due aggettivi in grado di rendere migliore questo mondo.























 

 

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