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Lo spessore e i suoi estremi

di Massimiliano Forgione - 01/01/2019

Gli estremi sono la manifestazione di lunghe inespressività affettive sempre pronte ad esplodere eruttando collere mai sopite. Un amore vissuto all'estremo è stremante e un odio covato allo spasimo è distruttivo, facce di un unico soldo molto inflazionato e poco spedibile.
Nel mezzo, la vita che considera se stessi e se stessa, in una misura e moderazione profetica che caratterizza chi si avvicina alla propria anima, si ausculta e, attraverso una ponderata lettura del sé, sa includere gli altri nel giusto bilanciamento delle proprie forze e risorse.
Così, mentre agli estremi si urla senza la possibilità di ascoltarsi, nel mezzo si parla a voce bassa e si sospira di piacere, per capirsi meglio. Occorre dire che la comprensione non va mai aldilà di due o di un gruppo molto ristretto.
L'esperienza dell'ultimissimo Martone avvalora questo pensiero; nel suo Capri-revolution, il suo film più politico, il regista napoletano ci dice che gli estremi sono destinati a soccombere, per l'incapacità di rinnovarsi e per l'insostenibilità della solitudine; un tema già trattato da De André che nel suo ultimo lavoro individua la salvezza (Anime salve) nella capacità dell'individuo di saper andare oltre la solitudine fisica per abbracciare qualla vera, quella esistenziale. Anime salve è un meraviglioso discorso sulla solitudine.
Martone traccia la storia di quattro destini: quello di un gruppo di giovani hippies pacifisti con a capo un carismatico pittore; quello di due fratelli che partono per la guerra per sfuggire al dileggio diffamatorio dell'opinione pubblica causato dalla sorella che asseconda la propria scelta forte di non seguire il destino riservato alla donna in un regime patriarcale e che attua l'autodeterminazione, prima aggregandosi al gruppo pacifista e poi, quando scoppia la guerra, partendo per le Americhe. Il medico, fiducioso nella scienza e nel progresso, vede nella guerra la possibilità del riscatto sociale della classe operaia e contadina e parte per servire quell'ideale.
In questo incrocio di scelte tra chi contempera la possibilità di uccidere e farsi uccidere per una causa personale o collettiva in un universo belligerante, chi si isola con un piccolo gruppo impotente rispetto agli eventi, rendendosi protagonista della nobile scelta di non partecipare alla mattanza e di un grido impotente scagliato all'orizzonte, chi parte per l'oblio, recidendo ogni legame con il passato, ci sono solo perdenti, perché è l'umanità che viene meno e il senso di appartenenza che scompare e l'unico appiglio a cui è possibile aggrapparsi è quello della rigenerazione personale. Il destino solitario scelto, appunto, dalla donna che opera la sua ribellione contro il destino comune.
Solo con se stessi si può riscrivere la propria storia.
Ecco la misura del mezzo e della vita che risiede nello spessore di una moneta la cui preziosità non dipende dal valore comune, ma dal modo in cui si decide di viverla, di passare il proprio tempo e di morire. Sì, perché il modo in cui si decide di vivere determina il modo in cui si affronta la morte.
Nei sentimenti collettivi siamo tutti compromessi e fottuti e solo dai nostri e dalla considerazione di noi stessi che si potrà ricominciare a fare qualcosa che possa servire alla collettività.
Certo nessuno è profeta in patria ma ognuno può essere profeta di se stesso.























 

 

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