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L'eleganza delle sardine

di Massimiliano Forgione - 26/11/2019

Aggiornato
Cos'è la destra, cos'è la sinistra. Nella voragine del senso di appartenenza, il fenomeno delle Sardine scalda le anime orfane di identità partitica e rinvigorisce la vecchia speranza di una politica comune.
Abbiamo capito che queste piazze hanno una matrice di sinistra, riconducibile nella sua natura all'Ulivo prodiano, che non sono contro qualcosa o qualcuno, ma che si contrappongono al sovranismo, quindi a Salvini; che sono apartitiche e che rivendicano un nuovo modo di parlare di politica e di farla. Che raccolgono i delusi delle ultime stagioni della sinistra, che hanno riposto le loro speranze nei sussulti che vanno da Renzi a Zingaretti e ci mettono dentro tutti coloro che non si ritrovano più nel Movimento di Grillo, che ha rivoluzionato lo scenario politico, ma che alla piazza reale ha sostituito quella virtuale.
Quindi, le Sardine sono oltre il movimento, chiaramente oltre il partito, sono un fenomeno. In attesa di capirne di più, un argine alla quasi certa degenerazione in una nuova cupa stagione di governo di destra.
A questa nuova chiamata rispondono anche vecchi elettori che, da un po' di anni, si fanno annoverare tra la maggioranza degli italiani che non si recano alle urne (a dire il vero, quella delle sardine, sembrerebbe un'operazione di una vecchia sinistra di retroguardia atta a stanare gli astenuti del voto attraverso ragioni e motivazioni che, in assenza di proposte politiche, vertono tutte sulla scongiura del baratro). In Emilia, dicono che voteranno per il governatore uscente, proprio per evitare il peggio.
Tutto molto lodevole e molto giusto. Perché queste piazze sono la dimostrazione che, finora, a fare un gran chiasso era la minoranza della popolazione, ed è ora di finirla con questo enorme equivoco. Inoltre, sono la dimostrazione che solo la cultura dà gli strumenti per sopravvivere e che, senza di essa prevale l’istinto, l’impossibilità e l'incapacità di essere sereni, felici, di reggere alla bruttura della vita, alla volgarità che continuamente viene rigettata dalla parte più ignobile dell’umanità. Che con la conoscenza tutto si elabora e tutto può diventare niente, privo di alcun valore perché collocato nel suo giusto senso. Che la cultura è pace e che, questa, non è possibile senza la conoscenza.
Questo Fenomeno chiede rappresentanza e di finirla con la rappresentazione, la chiede a chi governa, perché non c'è alternativa possibile e, soprattutto, chiede serietà nell'affrontare la complessità della modernità.
Le tante anime stipate come sardine sanno tutto e non ricordano nulla, perché guardano avanti e soprassiedono alla sensazione di una solitudine percepita come senso di abbandono, perché desiderosi di scongiurare quella irreversibile del vuoto. Chiedono appartenenza, che si fa nella piazza reale.























 

 

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