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Liberateci!

di Massimiliano Forgione - 14/04/2020

Siamo chiusi nelle nostre case da più di un mese ormai ma la verità è che siamo prigionieri di governanti che hanno rivelato, sin da subito, la propria incapacità a gestire la straordinarietà di un evento eccezionale. All'inizio tutti occupati ad incitare la popolazione a non fermarsi (come dimenticare gli slogan incoscienti del sindaco di Bergamo Gori, di Milano Sala, quelli del governatore regionale Fontana e della sua giunta, tutti, con la sola eccezione del sindaco di Brescia Del Bono, impegnati ad infondere ottimismo, ad uscire di casa, ad aggregarsi, mentre il virus già strisciava e i suoi disastri, da lì a poco, si sarebbero palesati in modo sempre più drammatico), oggi, dopo 40 giorni di segregazione, impegnati in una fervente campagna propagandistica, fratricida oltretutto, per occultare errori e responsabilità agli occhi dell'opinione pubblica, attraverso un ignobile quanto squallido, reciproco, scarica barile.
La Lombardia ha fallito e la sua popolazione è ostaggio dei suoi amministratori.
Ad oggi, i suoi morti sono 10.901; un dato ufficiale che nasconde la realtà che ormai in questa terra è fuori controllo. Diverse analisi, una per tutte quella dell'Agenzia di ricerca, analisi dati e comunicazione InTwig di Bergamo, citata da Il Sole 24Ore, stima quelli veritieri almeno il doppio.
In Lombardia le regole di restrizione vengono in buona sostanza eluse da buona parte dei cittadini e non si capisce come mai i controlli delle forze dell'ordine siano così manchevoli in questa fase di un decreto nazionale che data 9 marzo e che a ieri, dopo ben 34 giorni, vede i contagi a Milano aumentare di 481 unità, per un totale di 14.161, in tutta la regione se ne contano 60.314, ma sappiamo che sono stime al ribasso, in assenza di rilevazione a tappeto per mancanza di tamponi.
Anche su questo fronte, che dire! La più ricca regione d'Italia che si scopre priva dei dispositivi di protezione individuale (Camici, maschere facciali, mascherine, guanti, cappellini e calzari) per proteggere il personale sanitario delle strutture ospedaliere dove medici e infermieri, dal 21 febbraio, hanno dovuto rinunciare alle ferie come ai riposi e sono stati messi di fronte alla necessità di lavorare ininterrottamente fino all'arrivo di un collega per il cambio, come denuncia Alessandro Garau, segretario generale del Coas - Medici dirigenti.
Nel settore della Sanità lombarda va denunciato il già scandalo dell'ospedale Covid di Milano Fiera, annunciato come la soluzione alla cura del virus e alla diffusione del contagio, destinato ad accogliere 205 pazienti e che ad oggi ne ospita 24. Manca il personale e non è abbastanza attrezzato. Insomma l'ospedale a più grande terapia intensiva d’Italia, inaugurato con tanto di assembramento di autorità e giornalisti dal governatore Attilio Fontana il 31 marzo, è pressoché inutilizzato.
Va un po' meglio all'ospedale allestito alla Fiera di Bergamo, gestito da Emergency che si è avvalsa dell'opera di circa 300 volontari, tra artigiani bergamaschi (carpentieri, elettricisti, cartongessisti, idraulici e imbianchini), 150 volontari della Sanità Alpina e 40 della logistica della Protezione Civile Ana. Assieme ai medici di Emergency vi opera anche un brigata russa. Operativo con 35 posti letto, ne dispone di 142 di cui la metà di terapia intensiva e sub-intensiva e, ad oggi, ospita 4 pazienti, stando alle fonti più recenti dell'ASST di Bergamo del 7 aprile.
Veniamo al capitolo della circolazione ininterrotta di lavoratori e operai di fabbriche e aziende che, in Lombardia, conta una stima potenziale di oltre 2,1 milioni (fonte QuiFinanza del 24 marzo, ndr). Il 25 marzo i lavoratori delle aziende metalmeccaniche hanno incrociato le braccia perché non sussistono le tutele per la loro salute, ne sarebbe seguita una verifica da parte dei sindacati il 27 marzo. Quanto ad oggi sappiamo è che le imprese aperte perché considerate essenziali sono oltre 155, ovvero circa il 38,8%.
In Lombardia si gioca una partita politica pericolosa e decisiva; le amministrazioni locali e regionali vogliono dimostrare la superiorità delle proprie scelte e decisioni e quindi affermare la propria capacità di autonomia rispetto al governo centrale. Ma i dati dei decessi e dei contagi raccontano che l'ordine in cui questa guerra viene combattuta è disgregato, la girandola delle accuse reciproche e dei disconoscimenti è in corso da giorni. In mezzo a questi giochi di potere mossi dal solo interesse di un prossimo tornaconto elettorale, tante morti e sofferenze di una popolazione tenuta in ostaggio.
Questo è un appello al governo centrale da parte della migliore cittadinanza lombarda: liberateci!























 

 

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