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Esami di maturità in Lombardia

di Massimiliano Forgione - 17/05/2020

In presenza, con modalità improbabili che non mettono al riparo insegnanti, personale di servizio e studenti.
Per quanto comprensibile sia il tentativo di voler dare dignità ad un momento importante per i maturandi, cara ministra Azzolina, in Lombardia, qualora il tasso dei contagi e di mortalità non dovesse obbligare a ripiegare sulla opzione a distanza, gli esami in presenza, alle condizioni previste, non sono accettabili.
Perché ancora troppo alto il rischio nella regione più martoriata del Paese, resa tale per una miscela di sorte, incompetenza, improvvidezza, insipienza e affarismo che in Lombardia, fa vivere con il fiato sospeso di essere rimessi in quarantena per un'intera estate.
E inaccettabile è l'autocertificazione che tutti coloro che dovranno entrare nei locali di una scuola dovranno rendere, manlevando lo spettabile Miur, in maniera subdola, da una qualsiasi responsabilità di contagio.
Sarebbe bastato proporre un censimento serio con tanto di esami sierologici e tamponi a insegnanti che in questi mesi, prima che dirigenti e capetti di infimo ordine capissero cosa stesse succedendo e si preoccupassero di regolare una didattica a distanza, erano sin dagli inizi di marzo su computer e cellulari a gestire e continuare un sacrosanto, socialmente utile, lavoro mai adeguatamente riconosciuto. Test sierologici e tamponi per poter entrare nelle scuole, con un intervento tardivo dello Stato in una regione dove il risvolto affaristico di mafiosetti incapaci, ancora oggi, non garantisce né gli uni né gli altri.
Una chiamata alle armi irridente e per niente convincente che gioca furbescamente sul senso del dovere di insegnanti votati al martirio, da sempre, ma forse non rassegnati ad una macabra danza sacrificale.























 

 

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