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Il nuovo fascismo non ci fa paura

di Giorgio Bocca - 22/05/2008

Grazie!
Poche volte ho telefonato a Giorgio Bocca per avere il suo consenso a pubblicare un articolo già apparso su L’Espresso e, alla sua laconica disponibilità, si è sempre accompagnata la stessa disarmante sensazione, quando chiudevo la comunicazione e riponevo il telefono.
Giorgio Bocca conosce la rivista Il Mattatoio, devo avergliene spedito copia un paio di volte e presumo che il proprio assenso venisse da un apprezzamento per la stessa. Per questo i suoi: “Sì, sì, grazie!”, non mi scorrevano indifferenti sulla pelle.
Ho capito di cosa si trattava dopo aver letto questo articolo che di seguito pubblichiamo. Era pudore e insieme costernazione. In quella voce percepivo una consapevolezza amara, duramente agra di come il mondo, ma soprattutto la sua Italia, in questi ultimi anni, si fosse irrimediabilmente avvicinata all’orlo del baratro. Giorgio Bocca non è un nostalgico, ritengo che non sia neanche un inamovibile. Per quel che ne so io, Giorgio Bocca è l’ultima voce di un’Italia che non ce la fa più, che, forse, ha smesso anche di resistere. Questo è l’ultimo articolo che pubblichiamo del grande giornalista Giorgio Bocca e per farlo ho ritenuto superfluo telefonargli; la sua risposta sarebbe stata: “Sì, sì, grazie!”. Noi continueremo la nostra attività, ancora per quanto non si sa, ma lo faremo. Per quanto mi riguarda, pur sapendo che tutto è ormai perduto, per la semplice consapevolezza dell’orrore che ho, quando penso e vedo, dove mia figlia sta vivendo la sua meglio gioventù.
Massimiliano Forgione

Il nuovo fascismo non ci fa paura
Gianfranco Fini, neo presidente della Camera, ha detto nel suo discorso d’apertura: “Con me si è chiuso il dopoguerra”. Non so che cosa volesse dire come politico, so che ha detto qualcosa di vero e di triste per il sottoscritto. Per uno della mia età e della mia vita è davvero arrivata l’ora di spegnere le luci. Il mio tempo, il tempo degli italiani passati per il “secolo breve” dal Regno e dal Fascismo alla Repubblica democratica, quella dell’arco costituzionale, fino all’altro ieri, quando era impensabile un presidente della Camera missino, pupillo di Giorgio Almirante e un sindaco di Roma cresciuto fra bombaroli neri, “molti nemici molto onore”, taxisti che fanno il saluto romano, commercianti poujadisti.
Da giovane, per carità, ne ha fatto l’elogio come ministro dell’Agricoltura anche il mio amico Carlo Petrini: è un grande lavoratore, uno che guarda avanti, “niente di personale”, come usa dire. Ma che cosa ha da spartire con lui, con loro, uno che viene chiamato “l’uomo di Cuneo”, per dire un partigiano tetragono e a volte patetico di Giustizia e libertà?
Voltare pagina. L’arco costituzionale antifascista è roba del passato. Silvio Berlusconi sarà capo del governo senza aver mai celebrato il 25 aprile, la sinistra intesa come quella che occupava quella parte della Camera, quella comunista e socialista, di Togliatti e di Nenni non c’è più, sparita. La stampa straniera che dagli anni Venti scrive sul comunismo e il socialismo italiani cambi pagina anche lei, se li dimentichi, la sinistra rossa, in Italia non c’è più.
Ha ragione Fini, con lui si è chiuso il dopoguerra e qualcosa di più, si è chiusa l’Italia che uno come me ha conosciuto, visitato, scoperto, raccontato in più di sessant’anni di giornalismo. L’Italia della lotta di classe, dei sindacati, di Pellizza da Volpedo e degli operai e dei braccianti. Non ci sono più? In politica è come se non ci fossero, ci sono i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, ma convinti dalla televisione di essere anche loro ricchi. Ecco perché dico che per uno come me questa volta è davvero finita.
Magari fra qualche settimana, fra qualche mese vedrò che la vita continua, che il mio mondo non è scomparso, non si è inabissato come Atlantide. Ma è rispuntato il fascismo squadrista che il Regime cercò di cancellare, di nascondere, da cui il nuovo sindaco di Roma rifugge. Ma anche questo neofascismo educato e letterato cos’è, che cosa vuole dagli italiani come me, che cosa significa nel mondo? Anni fa lo chiesi a Gianfranco Fini. Mi diede delle risposte evasive, retoriche: vogliamo la destra dei valori, la fedeltà, l’ordine, la gerarchia dei meriti. Da primo della classe conservatrice, ma chiacchiere a vuoto nel mondo come è, tecnocratico, globale nella guerra già in corso per l’energia e per l’acqua. Una ripetizione chiassosa e confusa del fascismo irripetibile. E anche questo fa parte della depressione e dello svuotamento.
A che servono questi spauracchi di un passato morto per sempre? Una delle chimere marxiste fu quella di “camminare nel senso della storia”, come se la storia avesse un senso e non fosse il vai e vieni che sappiamo. Oggi anche disposta, si direbbe, all’autodistruzione del mondo. No, il nuovo fascismo non ci fa paura. Ci basta il berlusconismo, la sua avidità capitalistica senza freni, senza prospettive, la corsa, come la chiamava lui quando fece la sua prima televisione “nei pascoli infiniti e nuovi della pubblicità”.
In questa Italia per noi tristissima sembra anche essersi spenta la specie degli uomini di grande intelligenza, dei talenti. Secondo gli amanti del rock, Adriano Cementano è “la coscienza del Paese” e Beppe Grillo “la nuova resistenza”.


Le contestazioni in quest’aula sono moderate considerando ciò contro cui si muovono, ciò che dall’opposizione viene detto. Gianfranco Fini alla richiesta di Antonio Di Pietro di poter pronunciare il suo discorso senza contestazioni.























 

 

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