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Notiziario


La scuola è finita

di Massimiliano Forgione - 17/09/2008

Alcuni giornali filogovernativi si sono dilettati, in questo ultimo periodo, a pubblicare la simulazione su come, la ormai tristemente nota riforma Maestro Unico, migliorerà la scuola elementare.
La fonte di tale simulazione è tuttoscuola. Invito i lettori a collegarsi al sito per rendersi conto dell’impronta editoriale e del perché di tanta melliflua adorazione per i progetti dell’attuale ministra della scuola.
Il lessico utilizzato per spiegare l’importanza e l’urgenza della riforma sono i seguenti: oltre 20mila cattedre risparmiate, un incremento di oltre il 50% del tempo pieno, risparmio di altrettante mezze unità di personale reinvestito gradualmente, il tutto, udite udite: senza oneri aggiuntivi.
Insomma, il gergo del perfetto imprenditore applicato a essere umani che formano e in formazione. La ministra, diventata avvocatessa nel facile seggio di Reggio, ha le idee chiare, soprattutto, quelle riguardanti i bisogni pedagogici degli alunni.
Ciò che la simulazione accuratamente omette di dire è che i numeri, così strombazzati, non hanno alcun valore. Parlare di passaggio da organizzazione scolastica a modulo a tempo pieno (quanti sono a conoscenza di cosa la prima sia?) risulta vacuo se gli organici rimangono gli stessi. Risulta evidente che, se le ore scolastiche aumentano, il numero dei maestri vada aumentato, non diminuito. Svelato l’omissis trova giustificazione il lessico falsamente imprenditorial politichese della dilettante di turno: o le classi diventeranno più numerose o gli insegnanti dovranno lavorare più ore (con lo stesso stipendio da fame, s’intende).
In conclusione, tutto continua ad esser detto per condurre il lettore-votante a pensare come chi amministra. Il tempo pieno conviene alle tasche dei cittadini ma, beninteso, è un’esigenza pedagogica; non si scherza con le vite dei nostri figli.
Riporto di seguito due citazioni su cosa sia l’organizzazione modulare e sui benefici pedagogici della stessa. Queste sì, sono fonti autorevoli:
I primi dibattiti all’interno del mondo della scuola sono stati improntati sulla necessità di una chiave di lettura condivisa di alcuni termini che contraddistinguono la Scuola dell’Autonomia: modulo, competenza, tutor, portfolio...
Finalmente su “che cos’è un modulo” si è quasi tutti d’accordo: “Il modulo: è una mappa organizzata di apprendimenti significativi”.
È una “mappa” perché l’alunno deve sempre sapere dove si trova, quali percorsi può effettuare.
È “organizzata” perché l’organizzazione degli insegnamenti permette di economizzare le risorse, raggiungere gli obiettivi con più efficacia, sottoporre il lavoro a verifica costante.
È “significativa” perché riesce a dare allo studente la padronanza delle acquisizioni raggiunte e la consapevolezza delle utilità di quanto acquisito.
Quindi l’impianto modulare dovrebbe educare al metodo, potenziare le risorse personali dell’allievo, sviluppare le risorse utili alla professione, fornire gli elementi per la certificazione delle competenze.
AUTONOMIA E MODULARITÀ di Maria Luisa Martinez

All'interrogativo di fondo del presente saggio (il "modulo" risulta un congegno pedagogico e didattico capace di elevare le cifre della relazione e dell'alfabetizzazione scolastica?) la ricerca risponde - dati quantitativi e qualitativi alla mano - in modo affermativo. Nel senso che il "modulo" dà sia una maggiore intensità socioaffettiva al traffico relazionale, sia un più ampio raggio cognitivo (non solo l'apprendere, ma anche l'imparare a imparare) ai processi di alfabetizzazione della scuola elementare.
Francoangeli























 

 

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