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La finanza senza un piano

di Andrea Baranes, Fondazione Culturale Responsabilità Etica - 01/10/2008

Dopo la bocciatura della Camera statunitense al piano proposto dall'amministrazione Bush per salvare la finanza dal tracollo, la borsa americana ha registrato il calo più forte dagli attentati dell'11 settembre 2001. I deputati hanno respinto l'idea di un intervento pubblico da 700 miliardi di dollari che faceva impallidire persino il famoso piano Marshall approvato per risollevare l'Europa distrutta dal secondo conflitto mondiale. Una misura che avrebbe dovuto rimettere in moto un sistema bloccato non dalla mancanza di liquidità, ma dal crollo della fiducia tra le banche, in un settore caratterizzato dalla totale mancanza di trasparenza, da gigantesche masse speculative che inseguono vorticosamente il profitto a brevissimo termine e dall'assenza di regole e di controlli. Parliamo di un sistema finanziario dove gli scambi tra valute hanno superato i 3.000 miliardi di dollari al giorno, a fronte di un commercio transfrontaliero, ovvero di scambi nell'economia reale, di 10.000 miliardi di dollari l'anno. Dove i derivati negoziati sui mercati non regolamentati – Over the Counter – hanno raggiunto la cifra di 600 trilioni di dollari, 12 volte il Pil del pianeta. Dove la fuga di capitali e l'evasione e elusione fiscale provocano un flusso annuo di centinaia di miliardi di dollari dal Sud del mondo verso il Nord e i paradisi fiscali, uno scandaloso “welfare al contrario” che vanifica ogni impegno legato alla cooperazione internazionale o alla cancellazione del debito.
Secondo la Banca Mondiale la crisi dei prezzi delle materie prime sta facendo ripiombare 100 milioni di persone sotto la soglia della povertà estrema. Il prezzo del petrolio è passato in pochi mesi da 80 a 150 dollari al barile, poi nuovamente sotto quota 100 per risalire del 25% in un solo giorno. Di fronte a queste montagne russe della speculazione, è davvero possibile continuare a imputare l'aumento dei prezzi alla crescita delle economie di India e Cina?
Siamo di fronte a una crisi endogena e strutturale della Finanza. Questo sistema per anni ha assicurato profitti giganteschi a pochi grandi attori finanziari, e enormi disuguaglianze e ingiustizie in tutto il pianeta. Ora nessuno sembra in grado di prevedere cosa succederà nei prossimi giorni, mentre si moltiplicano gli interventi del pubblico, tanto negli Usa quanto in Europa, per salvare banche e altre imprese finanziarie dal fallimento. Una situazione che dovrebbe portare a riconoscere una volta per tutte il fallimento del postulato centrale della dottrina neoliberista che si basa su un sempre minore intervento dello stato nell'economia e sulla capacità dei mercati di auto-regolamentarsi.
Gli interventi delle ultime settimane si sono invece limitati a fornire risorse al privato, senza rimettere in discussione le regole del gioco. Un discutibile e pericoloso principio di privatizzare i profitti e nazionalizzare le perdite, nel tentativo di ripartire come se nulla fosse successo, con la finanza a dominare l'economia e la speculazione a dominare la finanza, navigando a vista in attesa della prossima tempesta.
Al contrario, è assolutamente urgente ridiscutere alla base i meccanismi e il funzionamento del mondo finanziario. E' necessaria una profonda riforma della governance e dell'architettura finanziaria, a partire dal ruolo e dal funzionamento del Fondo Monetario Internazionale. Tra le diverse proposte avanzate negli ultimi anni, dei sistemi di tassazione internazionale permetterebbero di frenare le attività speculative, di redistribuire il reddito su scala globale, di fornire strumenti di politica economica per controllare la finanza e di generare un reddito da destinare alla tutela dei Beni Pubblici Globali.
Come linea di indirizzo generale, è necessario un nuovo sistema di regole per frenare lo strapotere della finanza e per riportarla alla sua funzione originaria. Non un fine in sé stesso per produrre denaro dal denaro ma un mezzo al servizio dell'economia produttiva e delle attività commerciali, che ponga il rispetto dei diritti umani e dell'ambiente al centro del proprio operato, attenta alle conseguenze non economiche delle proprie azioni e nella quale la trasparenza è un valore fondamentale. Queste richieste sono da anni le parole d'ordine della finanza etica, da molti ancora considerata un'esperienza di nicchia, poco più di una testimonianza di solidarietà e di attenzione all'ambiente. La profonda crisi che stiamo vivendo mostra invece che queste richieste rappresentano oggi una strada obbligata per il mondo finanziario tradizionale travolto dalla mancanza di regole, che ha imposto al mondo negli ultimi trent'anni.
www.bancaetica.com























 

 

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