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Le banche sbagliano, lo Stato soccorre

di Alessandro Penati - 11/12/2008

L’intervento pubblico disincentiva la ricerca di capitali privati e la vendita di partecipazioni con valenza "politica".
Il Governo italiano, come quelli di altri paesi, ha decretato la possibilità per lo Stato di entrare nel capitale delle banche. Un intervento inefficace, che può anche essere dannoso e costoso.
La crisi del credito è dilagata perché ha trovato terreno fertile in banche con una leva finanziaria eccessiva. A inizio crisi, il rapporto tra debito totale e patrimonio (al netto di avviamento, subordinati, preferences, e ibridi) per le maggiori 15 banche europee era in media di 41unità di debito per unità di capitale: basta una perdita del 2,4% del valore complessivo dell´attivo per azzerare il capitale. Un livello di rischio insostenibile anche per un hedge fund. Tanta leva è servita unicamente a gonfiare le quotazioni: dal 1995 al 2007, il valore delle banche europee, rispetto a quello totale della Borsa, è raddoppiato. Le banche italiane sono tra le peggio capitalizzate. A metà 2008, l´indice medio di capitale Tier 1era del 6,5%, rispetto all´8% del settore europeo. Banco Popolare e Mps sono tra le cinque meno capitalizzate in assoluto. La debolezza patrimoniale è frutto di una crescita fatta di fusioni a valori di affezione, senza apporto di nuovi capitali, che hanno gonfiato la quota del patrimonio contabile investito nell´avviamento (34% Intesa, 45% Banco Popolare, 56% Mps).
Nelle aggregazioni all´italiana, la struttura di controllo è sempre stata prioritaria: nuovi afflussi di capitale avrebbero scompigliato gli equilibri di potere.
Il crollo dei mercati, lo scoppio della bolla immobiliare, e la recessione globale in arrivo, hanno aumentato il rischio degli attivi delle banche, che ora devono ridurre la leva, per offrire maggiori garanzie e recuperare la fiducia di creditori e azionisti. L´intervento pubblico è indispensabile per garantire rapidamente tutti i creditori quando il crollo di fiducia innesca una corsa allo sportello (come con Northern Rock) o la banca cade in dissesto: lo Stato azzera il capitale, assume il controllo, costituisce una bad bank per le sofferenze, e insedia un nuovo vertice. I vecchi azionisti e il management sono i primi a pagare per la crisi. Il governo ha però deciso che l´aiuto pubblico avvenga su richiesta e a discrezione delle banche, tramite partecipazioni senza diritti di voto, oppure con titoli subordinati e convertibili. L´obiettivo è trasferire ricchezza ai creditori, rendendo i debiti più sicuri. Ma così la trasferisce anche ad azionisti e manager, evitando loro i maggiori costi che deriverebbero dalla ricerca di capitali sul mercato (altrimenti, perché richiedere aiuto allo Stato?), e permettendo loro di trarre profitto dall´eventuale risalita del titolo in Borsa.
L´intervento pubblico disincentiva la ricerca di capitali privati, che imporrebbe alle banche maggiore trasparenza nella valorizzazione delle poste di bilancio; e riduce la pressione a smobilitare le posizioni in perdita e quelle con valenza "politica" (vedi Telco o Zaleski), che impegnano capitali altrimenti disponibili per migliorare la liquidità.
In pratica, procrastina la necessaria riduzione di leva e rischio delle banche. Se poi lo Stato concede capitali senza porre condizioni al management, fa un regalo a chi ha male gestito; se ne pone, fa entrare la politica nella gestione del credito, garantendo disastri. Il governo pretende di risolvere la questione con la stipula di un protocollo ministeriale su cui vigilano le Prefetture: dirigismo insensato. Tutto questo a vantaggio delle banche peggio gestite, che hanno l´incentivo a richiedere l´aiuto dallo Stato; a danno di chi ha mantenuto la fiducia del mercato ed è in grado di raccogliere capitali autonomamente. La corsa dei governi a entrare nel capitale delle banche è frutto del panico dei crolli in Borsa. Rischia di rivelarsi una trovata costosa per sostenere i titoli bancari. Costosa e inefficace: fra i tanti casi recenti, non c´è uno in cui l´ingresso dello Stato nel capitale di una banca abbia migliorato le sorti del titolo.























 

 

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