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White Christmas - un Natale di razzismo

di M.A. - 21/11/2009

"White Christmas" evoca nell’immaginario collettivo paesaggi innevati, casette linde e addobbi natalizi con sottofondi di musiche cantate da voci impostate alla Bing Crosby. Taglio di tacchino enorme come enorme può apparire nei film tutto ciò che è associato all’America. Insomma un bianco natale poco italiano, poco riconducibile a quella tradizione celebrata dai promotori dell’iniziativa. Inopportuno quell’inglese che in ogni caso riesce a rendere asettico quell’inquietante richiamo al “white” in particolar modo se associato ad un’operazione di “pulizia etnica” casereccia e perecottara che solo un sindaco ed una giunta leghista sono in grado di pensare: "Per me il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità", si giustifica l’assessore leghista alla sicurezza del comune di Coccaglio, un piccolo paese in Provincia di Brescia.
E nel nome della “tradizione cristiana” promette di regalare ai suoi concittadini un Natale “bianco”. Aggettivo di triste memoria che ricorda cappucci bianchi a difesa della “tradizione cristiana”, crocifissi bruciati a monito della salvaguardia di una purezza razziale che passa attraverso il sacrificio degli innocenti.
Ma l’America è lontana, dall’altra parte della luna direbbe il cantautore, e così il bravo Sindaco leghista sguinzaglia i suoi vigili urbani e con un controllo porta a porta si impegna a verificare la presenza degli irregolari nel suo comune. Insomma, il campanello suonerà per quegli extracomunitari che non hanno rinnovato il permesso di soggiorno e ai quali sarà revocata la residenza.
Il Sindaco precisa ingenuamente "Da noi non c'è criminalità vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia". Il bianco del candore etnico deve tornare a primeggiare. Rigorosamente prima di Natale in maniera da garantire ai bravi cristiani di Coccaglio un "White Christmas".
Chi si indigna non dovrebbe farlo perché non è un bravo cristiano. E non dovrei farlo io, uno di quelli a cui il probo difensore della cristianità, l’assessore leghista alla sicurezza si rivolge stizzito "Io sono credente, ho frequentato il collegio dai Salesiani. Questa gente dov'era domenica scorsa? Io a Brescia dal Papa". E io miscredente che non ho frequentato i Salesiani, che domenica scorsa non ero a Brescia dal Papa mi affido alle parole di Don Tonino Bello che con “auguri scomodi” lasciava anni fa il suo messaggio di coraggioso anticonformismo:
“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio….”
Che il vostro tacchino vi risulti indigesto e che le vostre coscienze non vi lascino in pace.























 

 

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