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Sceriffi e frontiere

di MA - 25/02/2010

Un posto di blocco su una strada nebbiosa. Una frontiera virtuale di un mondo irreale dove comanda uno sceriffo che ha capito che mostrare i muscoli con i più deboli fa fare carriera. I suoi scagnozzi salgono sul pulmann, puntano gli stranieri, selezionandoli dal colore della pelle e dagli abiti inconsueti. Vanno alla caccia del trofeo da mostrare alla popolazione assetata di “legalità” e “ordine”, due parole ripetute come un’ossessione con grande fortuna. Un trofeo da ostentare per legittimare la caccia alle streghe, per rinforzare il senso di “paura” verso gli altri, verso i neri.
Sembrerebbe una scena di un film ambientato in Arizona al confine con il Messico ed invece lo ritroviamo nella pianura bresciana, famosa per le industrie armiere. Insomma nel profondo nord dove la lega detta legge e gli sceriffi imperversano al grido di “fuori lo straniero”.
Un paese di 11.000 abitanti con giunta di centrodestra e l’assessore alla sicurezza della lega che dedica tutto il suo tempo alla sua personale caccia ai clandestini.
Fa stanziare 11.000 euro per armare i vigili che fino a ieri giravano disarmati, li accompagna nei “rastrellamenti”, quelli che chiamano “controlli notturni” nelle abitazioni per stanare lo “straniero”.
Così quando in questi giorni ci si troverà a passare con il pullman dal territorio presidiato dallo sceriffo in camicia verde sarà facile trovare una frontiera, una vera barriera fisica fra il mondo della tolleranza e dell'integrazione e quello dei bulli. Posti di blocco saranno previsti nell'arco della giornata, senza preavviso. I vigili armati saliranno sull'autobus ed individueranno i clandestini.
In un paese normale dove la legalità, il rispetto dei diritti e della costituzione sono il fondamento, in un paese nel quale i demagoghi e razzisti non hanno il sopravvento, sarebbero altri i controlli, sarebbero altri i deterrenti per eliminare le sacche di emarginazione e di discriminazione.
Sarebbe sicuramente più efficace andare a controllare nelle ricche fabbriche del territorio, nelle aziende agricole e nei cantieri edili ed individuare i nuovi schiavisti, imprenditori senza scrupoli che sfruttano la manovalanza dei clandestini. Ma si sa i bulli amano mostrare i muscoli con i deboli ed in questo caso è più facile e più conveniente mostrare i trofei della caccia al popolino alimentato dall’odio da politici senza scrupoli, piuttosto che colpire i potenti.
Lo sceriffo bulletto poco più che ventenne ha la stessa arroganza degli squadristi del ventennio. Sbatte in faccia un “me ne frego” stringendo la mascella a chi parla di “atto nazifascista a chi ricorda che “certi controlli fanno tornare alla mente un triste passato quando essere ebreo significava essere equiparato a un criminale”.
Ma lo sceriffo bulletto “se ne frega” sa bene che una brillante carriera politica nel suo partito passa attraverso gesti come questi, attraverso atti di arroganza e di razzismo.
Ma noi lasciamo che questo paese di 11.000 abitanti, alla frontiera fra l'Arizona e il Messico nella ricca Lombardia, e lo sceriffo bulletto rimangano senza nome, perché un giorno la gente possa dimenticare più in fretta tutto questo.























 

 

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