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La speculazione edilizia

di MF - 03/10/2007

Pochi sanno che “La speculazione edilizia” è un bellissimo romanzo di Italo Calvino, un capolavoro tra i meno conosciuti ma che in una dichiarazione del 1961, egli stesso tenne a precisare: “La speculazione edilizia tra le storie che ho scritto è quella in cui sento d’aver detto più cose…….”, continua, ma a noi serve solo questa prima parte, per adesso; di cose ne vogliamo dire tante, vogliamo partire dagli anni ’80, vogliamo raccontare di un piccolo paese, Telese Terme, nel beneventano, vogliamo riportare la storia di un’Italia piccola piccola, di quelle che ci siamo abituati a vivere un po’ ovunque, ricca di furbetti, del quartierino o del salottino, di magnati che passeggiano la Domenica per il viale con la pancia piena, grossa, l’aria soddisfatta, una piccola donnina sotto il braccio per andare a sentire la messa del parroco; sì, immagini che credevamo d’altri tempi e invece sono più che mai attuali: fatti che fino a Tangentopoli si sapevano ma non si dicevano, fatti che il disegno politico del partito calcistico finalmente sdogana e allora tutti a fare mattanza senza indugi e remore, ad arricchirsi senza doverlo più nascondere. In questo paesino, anche il contadino che fino al giorno prima si occupava della sua terra, oggi ha interessi speculativi con palazzinari di dubbia provenienza, vivono il loro sogno di vedersi ricchi all’improvviso, anche loro, perché no!, dopotutto, non era il sogno che qualcuno ha venduto a milioni e milioni di italiani?
Diremo tutto ma non faremo nomi, per un motivo, perché certi piccoli esseri è bene che continuino a rimanere nell’anonimato o meglio, nell’immaginario collettivo, come un tumore che annichilisce la società; ma che abbiano almeno il coraggio, questi furbetti che purtroppo risultano all’anagrafe, di raccontare ai propri figli e nipoti, cos’era Telese, quest’Italia, prima che le loro pance piene, soddisfatte, da Domenica di passione, ad un certo punto hanno voluto mangiare di più ed hanno incominciato a fare incetta della bellezza; che provino a raccontarlo e che trovino il coraggio di farlo con amore per la verità. Tutto incomincia nel 1989.
La Regione Campania riceve il piano regolatore di Telese, elaborato da un ingegnere cattedratico dell’Università Federico II di Napoli, nel quale vige il criterio dell’autoregolazione dello sviluppo urbanistico, nella sostanza veniva riconosciuto a tutti il diritto di costruire, a prescindere da qualsiasi programmazione, fiduciosi del fatto che prima o poi il processo di urbanizzazione si sarebbe autodisciplinato. Nel tempo tale piano regolatore passa, con il buon appoggio dell’allora Presidente della Regione, di Democrazia Cristiana, padre di un attuale esponente dell’UDC (si sa, le buone tradizioni di famiglia vanno salvaguardate), con la procedura del silenzio-assenso, di fatto illegittima, in quanto tale procedura poteva valere soltanto per quei comuni che, a seguito del terremoto dell’80, risultavano disastrati o gravemente danneggiati; Telese, non rientrava in nessuna di queste due categorie, per cui, la procedura del silenzio-assenso non poteva essere adottata.
Se ne evince che tutti i permessi edilizi accordati dall’89 risultano irregolari ed era necessario che il piano regolatore passasse in tale modo perché questo stesso vìola tutti i vincoli di legge regionali e nazionali: gli standard urbanistici dei DM 1444 del 1968, quelli che predispongono volumetrie, altezze, distanze, lo spazio verde previsto per abitanti, aree parcheggio pubbliche da garantire per ogni nuova costruzione; il piano regolatore di Telese, di tutto questo, che nel tempo è stato inglobato nel sostantivo: sostenibilità, ne fa strame!
Naturalmente ciò, permette all’allora sindaco, allievo della peggiore scuola democristiana, di asservirsi di tale strumento operativo quale espediente utile per creare e rafforzare la propria rete clientelare, il proprio consenso.
Nel tempo il fenomeno del piccolo abusivismo, a volte di necessità, si è coniugato sempre più con la grande speculazione, le imprese appaltatrici dell’edilizia pubblica risultano essere sempre le stesse (quattro, tranne qualche rara eccezione) mentre l’edilizia privata aggredisce quotidianamente il territorio attraverso l’impiego dell’80-90% di capitali di dubbia provenienza.
A concedere un po’ di tregua ci sono gli anni tra il 1991 e il 1995, gli anni di tangentopoli, in cui certe pratiche spregiudicate vengono tenute a bada, anche a Telese, magari per timori più personali, per la paura di dover pagare in prima persona (l’allora sindaco sostituisce il precedente solo perché quest’ultimo è impossibilitato a rappresentare dopo due mandati consecutivi; dopo questa sosta forzata ricomincerà l’amministrazione creativa: ognuno a modo proprio, almeno nell’edilizia) non perché le pressioni in tale senso vengano meno.
Fino alla fine del 2006 il sindaco era anche funzionario dell’autorità di bacino di cui da anni è segretario generale proprio quell’ex sindaco per ben tre volte e non più ricandidabile del comune di Telese; conflitto di interessi?, non abusiamo di locuzioni nazionali, ma l’allora segretario generale in carica dell’autorità di bacino fu scalzato, per il sistema dello spoil system, proprio dall’ex Ministro per l’Ambiente.
Che dire, basta camminare per le vie di quello che era un paese bellissimo per sentire l’esigenza di indagare cosa mai sia avvenuto negli anni per trasformarlo in un agglomerato di cemento, sgraziato nelle architetture e privo di aree realmente vivibili, perché qui, l’unico principio che ha imperato negli anni, è stato quello del massimo sfruttamento in termini di rendita economica di ogni possibile spazio.
Ora, possiamo anche riportare la dichiarazione integrale di Italo Calvino del 1961 al suo La speculazione edilizia, chissà possa rimanere opera “buona” anche per quanti hanno contribuito, nel miraggio insaziabile della ricchezza, a fare di questo nostro Paese, un luogo più brutto da vivere.
“Di solito mi piace raccontare storie di gente che riesce in quel che vuol fare (e di solito i miei eroi vogliono cose paradossali, scommesse con se stessi, eroismi segreti) non storie di fallimenti o di smarrimenti. Se nella Speculazione edilizia ho raccontato la storia d’un fallimento (un intellettuale che si costringe a fare l’affarista, contro tutte le sue più spontanee inclinazioni) l’ho raccontata (legandola molto a un’epoca ben precisa, all’Italia degli ultimi anni) per rendere il senso di un’epoca di bassa marea morale. Il protagonista non trova altro modo di sfogare la sua opposizione ai tempi che una rabbiosa mimesi dello spirito dei tempi stessi, e il suo tentativo non può che essere sfortunato, perché in questo gioco sono sempre i peggiori che vincono, e fallire è proprio quello che lui in fondo desidera.”























 

 

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