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Fuori dal tunnel

di MA - 05/05/2010

Il lungo tunnel del “Meazza”. Piccole maglie blugrana e nerazzurre confuse nella penombra. Le mani strette a quelle dei campioni. Ed in fondo la luce dei fari ed il boato di uno stadio, per una volta tutto per loro.
Sono usciti increduli dispensando sorrisi timidi e occhiate verso l’alto a cercare il viso ed il sorriso del proprio campione. Il sogno d’ogni bambino si è realizzato per ventidue bambini che hanno accompagnato l’ingresso dell’Inter e del Barcellona allo stadio di Milano per la semifinale della Champions League. Sarebbe normale in questa nostra triste Italia se quei bambini che stringevano la mano di Ibraimovic, Eto e Maicon, se quei bambini che sorridendo salutavano alle telecamere non fossero Rom.
E’ stato lo stesso presidente dell’Inter Massimo Moratti a regalare quell’accecante luce in fondo al tunnel ai bambini rom ospiti della “casa della Carità” di Milano.
E tutto questo sarebbe normale in un paese normale, in un paese dove non impera il razzismo e la xenofobia, in un paese dove non si fanno violenti sgomberi a spese degli innocenti e degli indifesi per placare la sete di odio dei soliti benpensanti con lo straccetto verde nel taschino.
In un paese normale quei sorrisi, quell’ineguagliabile espressione di sorpresa che può solo trovarsi su un volto di un bambino non desterebbe fastidio o paura. Potrebbe servire semmai per ritrovare in ognuno di noi il senso di umanità che l’egoismo e l’odio stanno facendo scomparire. A questo avrà pensato il leghista Salvini, quando ha appreso che nella padanissima Milano, ventidue bambini Rom, sgombrati insieme alle loro famiglie, con i loro sorrisi ed i visi innocenti avrebbero potuto risvegliare le coscienze di un’intera città.
Salvini è lo stesso che aveva caldeggiato l’apartheid in salsa meneghina promettendo vagoni differenziati per gli extracomunitari nella metropolitana milanese. Salvini è quello che con un boccale in mano cantava canzoni contro i napoletani ricevendo le grasse risate del suo fedelissimo ed alticcio popolino. Salvini è quello che da tempo porta avanti un’accanita politica conto i campi nomadi nelle città lombarde.
Il politico leghista ha scelto la strada del disprezzo e dell’odio. Ha invitato i milanesi a fischiare l’ingresso dei bambini, come se sommergere di fischi ventidue bambini, vittime innocenti di una vera e propria pulizia etnica voluta da questo scellerato governo, potesse servire a legittimare la propria sete di potere.
Salvini non ha bisogno di avere il boccale di birra in mano per arrivare a sostenere a radio padania che gli zingari sono peggio dei topi. Sicuramente togliere il sorriso, quello splendido sguardo di immensa meraviglia dagli occhi di quei piccoli rom non era un problema. Sull’odio e sul disprezzo si possono costruire le fortune politiche, e questo i leghisti lo sanno bene.
Intanto in fondo al lungo tunnel del “Meazza” un boato ha accolto i campioni e quei giovanissimi volti carichi di gioia.
In fondo al tunnel Massimo Moratti continua a sostenere i bambini della 'Casa della Carità' di don Virginio Colmegna, continua, con gli “inter campus” sparsi per il mondo, a portare un messaggio di solidarietà e speranza per restituire ai bambini di un mondo dimenticato il “diritto al gioco”.























 

 

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