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Ambiente, Salute e Legalità

di SM - 21/08/2010

Gentile Direttore,
vorrei portare a conoscenza dei suoi lettori quanto mi è stato inviato dalla Dott.ssa Patrizia Gentilini medico-oncologo dell’ISDE che qui sotto riporto:

“da un studio epidemiologico di recente pubblicato ( Occup Environ Med 2010; 67, 493-499), condotto in Francia emerge l’insorgenza di malformazioni al tratto urinario in bambini nati da madri esposte prima del concepimento o nelle primissime fasi della gravidanza ad emissioni di impianti di incenerimento di rifiuti.
Lo studio ha identificato 304 casi di malformazioni di questo tipo diagnosticate nel periodo 2001- 2003 nel sud est della Francia ove sono attivi 21 inceneritori ed ha evidenziato, entro 10 km dalla fonte ed in base all’esposizione a diossine calcolata su un modello di ricaduta, un rischio di insorgenza di malformazioni variabile da tre a quasi sei volte l’atteso.
Ancor più interessante dello studio stesso è però l’editoriale che compare nella prestigiosa rivista scientifica in cui lo studio è pubblicato ed in cui si afferma ciò che ormai da anni noi medici ( e fortunatamente non solo noi) andiamo dicendo e cioè che questi impianti, oltre che immettere fumi in atmosfera, producono ceneri tossiche che da qualche parte vanno collocate, contribuiscono al riscaldamento globale e, soprattutto, una volta costruiti, vanno alimentati con rifiuti ed ostacolano quindi il diffondersi di pratiche molto più virtuose quali la riduzione, il recupero/ riciclo ecc.
I danni che gli inceneritori provocano sono ormai indiscutibilmente riconosciuti; nello studio condotto in prossimità dei due inceneritori di Forlì non sono state purtroppo indagate le malformazioni; tuttavia, nel livello sub-massimale di esposizione, il più popolato, si è avuto un incremento del rischio di abortività spontanea del 44%. Malformazioni ed abortività spontanea sono eventi strettamente correlati in quanto quest’ultima riflette l’azione nociva sull’embrione e sul feto delle sostanze tossiche cui la madre è esposta e che, qualora non si arrivi all’aborto, può esitare in malformazioni.
Comunque, sempre dallo studio condotto in prossimità degli impianti a Forlì, si documenta, nel livello di esposizione citato e nelle sole donne, un aumento di ricoveri per: malattie renali (oltre il 200% ) infarto, infezioni respiratorie, scompenso cardiaco ed un aumento di morte per tumori ( stomaco, colon retto, polmone, sarcomi, linfoma di Hodgkin, vescica, cervello, leucemie) e complessivamente nell'intera area esaminata ben 116 decessi oltre l'atteso fra le donne nei 13 anni presi in esame.
Tutto ciò non deve stupire se si pensa che nelle emissioni di questi impianti, nonostante l’utilizzo di tecnologie adeguate, sono comunque presenti inquinanti di ogni specie ( dal particolato, ai metalli pesanti, alle diossine). Del resto, da quanto di recente emerso sulla stampa, anche l'inceneritore di Montale non è stato da meno, se si sono registrati ben 152 morti per cancro in eccesso nei soli Comuni di Montale ed Agliana ( di Montemurlo, l'altro comune soggetto alle ricadute, non sono disponibili i dati).
E infine c’è davvero bisogno di continuare a fare studi per avvalorare ciò che il semplice e comune buon senso indica? Perché continuare a spargere veleni, tanti o pochi che siano, quando ne possiamo fare assolutamente a meno ?”

Dott.ssa Patrizia Gentilini

Quanto sopra detto è estremamente semplice da comprendere e fa emergere in noi il sospetto atroce che qualcuno possa candidamente speculare e trarre un qualche profitto a discapito della gente, pertanto invito le istituzioni e le autorità preposte a vigilare affinché la nostra salute sia davvero il bene da difendere.























 

 

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