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I perbenisti delinquenti

di Mago Greguro - 11/01/2011

Ci deve essere una predisposizione a delinquere da parte dei bacchettoni e dei finti perbenisti. Si parla in questi giorni dell’assessore leghista della Provincia di Monza accusato da due militanti della lega di violenza sessuale. Il leghista avrebbe ripetutamente obbligato i due giovani (un ragazzo ed una ragazza) a scattare immagini porno utilizzando la cabina foto del Comune dove svolge la funzione di consigliere comunale della lega nord. Utilizziamo il condizionale e non indichiamo il nome del politico coinvolto perché riteniamo che in questi casi bisognerebbe essere molto prudenti, ma è chiaro che aspetteremo lo sviluppo delle indagini per approfondire il tutto.
Analoga prudenza però ce l’aspetteremmo anche da parte di quei personaggi che rivestono ruoli politici. Salvini è arrivato a parlare di complotto politico visto che il politico in questione era da tempo impegnato nella solita crociata moralizzatrice in qualità di assessore alla sicurezza. In occasione dello stupro a Guidonia da parte di alcuni rumeni si dice propenso a trattamenti “speciali” in carcere per i violentatori e auspica lo sputo in faccia pubblico ai violentatori. Intanto i due giovani anch’essi consiglieri leghisti hanno in queste ore rassegnato le loro dimissioni dopo essere stati oggetto di telefonate di minaccia e sotto la forte pressione psicologica seguita alla loro denuncia. Ma il paladino della legalità, come viene definito dal suo avvocato, ha un eccellente predecessore la cui storia, poco visibile nei giornali, è stata oggetto di approfondimento in questo blog. La sua storia è emblematica e le analogie con la vicenda di questi giorni abbastanza evidenti. Riportiamo fedelmente quanto scritto riguardo la storia Manenti ex sindaco leghista di Rovato (BS) condannato per lo stupro di un ragazzina romena di diciannove anni; guardate le analogie che legano le storie dei moralizzatori in camicia verde:

“la violenza dei vigliacchi” dal nostro blog
E' una storia che ha per luogo un “non luogo”. Uno di quei posti dove l’umanità non ha spazio, dove l’egoismo, la prevaricazione e la violenza si appropriano della coscienza della gente, dove in nome dell'identità si cancella il rispetto per l'altro e dove il potente di turno si sente in diritto di appropriarsi dell'anima e del corpo dei disperati.
Il protagonista è un sindaco leghista, uno di quelli puri e duri che piacciono tanto alla propria gente. Uno di quelli che aveva anticipato le ordinanze “creative” , che aveva vietato ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, che aveva intitolato una piazza ai caduti della RSI e che aveva introdotto le multe per chi esercitava la prostituzione nel suo comune.
La vittima è una ragazza rumena che nel 1999 aveva 19 anni. Una di quelle ragazze strappate alla povertà del proprio paese con la promessa di un futuro migliore e proiettate nell'inferno della prostituzione. Una di quelle ragazze che secondo la nuova legge della lega dovrebbero essere denunciate dal medico che ne constata l'eventuale gravidanza o malattia. Una di quelle ragazze, anche se non di colore, che lo stesso Gentilini non disdegna come nave scuola delle generazioni padane.
Ma il bravo sindaco leghista di quel luogo “non luogo”, uno di quelli che piacciono a chi si riempie la bocca di Dio, identità, salvaguardia delle proprie della tradizioni, e in realtà ha in mente altro come per esempio un giovane corpo da possedere, in quanto da “padrone a casa mia” ritiene legittimo fare proprio tutto ciò che cade nel proprio cortile.
E così obbliga la giovane ragazza ad avere rapporti sessuali con lui. La ragazza piange implorando pietà ma l'impavido sindaco se ne approfitta di lei in tre differenti occasioni, mentre il protettore la tiene ferma. Insomma un regalino per tenersi buono il sindaco.
Questo emerge dagli atti processuali attraverso i quali l’ex sindaco è stato condannato in primo grado a sei anni e otto mesi di reclusione per violenza sessuale di gruppo.
Lo stesso anno dell’episodio il personaggio ha lasciato la lega nord, ma non la politica.
A quella ragazza che quei giorni aveva 19 anni, di cui non dirò il suo nome come quello del suo aguzzino in camicia verde, noi vorremmo raccontare di un Italia diversa, di un Italia più tollerante e più rigorosa, più severa e meno violenta. Più giusta con le vittime e più severa con i carnefici. Di un’ Italia che riesca ad amare e che non confonda l’amore con il possesso ed il diritto con l’egoismo.























 

 

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