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La guerra di civiltà e le infinite menzogne

di Massimiliano Forgione - 30/05/2007

Sembra ci sia un disegno preciso e consapevole neanche più occulto ma rivelato e spiattellato quotidianamente sulle prime pagine di alcuni giornali e telegiornali che a gran voce e con titoli enfatici strillano il pericolo del conflitto in corso tra Oriente e Occidente.
Il pericolo religioso rappresentato dai musulmani, integralisti per definizione, quello economico di cui sono protagonisti i cinesi, subdoli e scorretti per antonomasia; si parla ripetutamente di questo, certi media ne fanno l’apertura dei loro rotocalchi più volte al giorno, perché la persuasione ha bisogno di perseveranza, come un martello deve fissare la sua idea malata nei cervelli, prima di cambiare battaglia, prima di mutare improvvisamente l’obiettivo strategico della volontà bellica.
Molti di voi ricorderanno un altro e altrettanto grave pericolo combattuto nel tempo dagli eterni giusti: quello comunista dei paesi dell’America latina, dei paesi orientali che nonostante le bombe e le occupazioni militari subite nei decenni hanno mantenuto le loro posizioni ideologiche; poi, improvvisamente, non si è più parlato di comunisti, non che questi si fossero convertiti ma semplicemente perché il ritornello era evidentemente diventato troppo sfruttato e alla fine stonato (ne sappiamo qualcosa in Italia, un uomo, piccolo grande, durante l’ultima campagna elettorale ne ha fin troppo abusato fino a coprirsi di ridicolo). Un semplice assioma: la caratteristica di fondo che accomuna le guerre ideologiche è la diversità; del resto, come mai proprio i cinesi che nel recente passato erano da abbattere perché comunisti, da quando si sono convertiti al capitalismo più sfrenato (vi prego di prendere questa affermazione con le dovute cautele) restano comunque oggetto di odio? Aggiungiamo un secondo assioma: la caratteristica di fondo che accomuna le guerre ideologiche è l’economia. Infatti, in questa eterna guerra globale l’Africa ne viene da sempre esclusa, semplicemente lasciata morire di fame perché troppo povera per il mondo che conta, avanzato e opulento.
Dopo quest’analisi sommaria di scenari mondiali è utile ridurre il campo d’osservazione a contesti quotidiani che più da vicino ci riguardano, perché sono proprio questi che più stanno a cuore ai professionisti di certa informazione. L’espediente di spostare il fuoco dell’attenzione dell’opinione pubblica sulle sedicenti ragioni dei macroconflitti torna utile per dare interpretazioni grossolane e approssimative alle piccole guerre intestine della nostra società. E’ un’operazione ben precisa, che vorrebbe essere intelligente almeno tanto quanto quelle bombe che dovrebbero colpire obiettivi definiti militarmente sensibili, tranne poi finire sulla testa di chi nulla ha a che fare con la logica belligerante di chi della guerra non sa fare a meno. Ebbene, queste bombe di opinioni intelligenti creano disastri identitari che portano irreparabilmente a crisi relazionali non più gestibili. Insomma, viviamo situazioni familiari disastrose, i rapporti di lavoro vengono vissuti al limite della sopportazione, i piccoli quotidiani scambi relazionali sono caratterizzati dalla diffidenza e questi analisti di certe testate giornalistiche cosa fanno per spiegare questo stato di cose?, ci parlano di guerra di civiltà.
Personalmente, dubito che si riesca a capire i grandi conflitti sociali, globali, se prima non si è in grado di interpretare le nostre più personali battaglie, ciò che quotidianamente ci fa star male, al massimo, questi vengono individuati quali capro espiatorio, additati quali mali estremi per l’incapacità diffusa e la comodità generalizzata di non voler guardare in faccia la nostra realtà; la totale mancanza del coraggio necessario per guardare dentro se stessi e scoprire la propria inettitudine a individuarsi quali soli responsabili della propria mortificante situazione.
Così, continuiamo a vivacchiare e con il buon ausilio di opinionisti salottieri ci avventuriamo in brillanti discorsi sui mali estremi che affliggono il mondo, dello scontro in atto tra Oriente e Occidente, della religione cristiana contro quella islamica. Si parla, si discetta senza alcuna cognizione di causa o con la stessa capacità critica di quel “po-popo-popopo”, che l’ex anonimo giocatore d’azzardo “pu-popo-popopo” ha impresso definitivamente nei cervelli degli italiani, dando l’immagine inconsapevole di quel che siamo: sei salti d’idiozia, mentre insulsamente continuiamo a mettere in atto l’unico e vigliacco stratagemma di cui siamo reali professionisti: assolverci sempre e individuare negli altri, meglio se più lontani, le cause dei nostri malesseri. Quando la crisi identitaria si rivela non c’è altra scelta da operare che la solitudine per affermare i contorni di una personalità, per stemperare i conflitti, per uscire dalla comunanza deleteria e ricrearne una sostenibile.























 

 

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