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L’Italia, paese delle piramidi

di Nicola Bruno - 20/12/2007

Non si riesce a portarne il conto. Penso agli operai della Thyssen Krupp morti arsi vivi e la tv, in sottofondo, continua a suggerirmi nuovi nomi, età diverse, vissuti dissimili che si concludono nel medesimo, tragico modo. Sono i cantieri a salire alla ribalta dei tg: un giovane capo cantiere di 27 anni, un operaio di 56 anni precipitato dal tetto di una abitazione di 5 piani a Milano. Non importa che siano italiani o rumeni, albanesi o marocchini: se appartieni alla fascia di popolazione meno tutelata le probabilità di perdere la vita, alla ricerca del pane quotidiano per te e per la tua famiglia, aumentano in modo esponenziale.

Le polemiche puntano sulle misure di sicurezza e sui turni massacranti cui sono sottoposti gli operai. Spesso è l’intimità famigliare ad essere sacrificata in favore di estenuanti turni di notte; altre volte, semplicemente, si fa fatica a tenere gli occhi aperti perché si è vigili da molto, troppo tempo.

Il pensiero va all’Antico Egitto e alle piramidi, opere imponenti frutto dei bisogni estremi di faraoni esigenti ed onnipotenti. È risaputo che siano morti in tanti durante le opere di costruzione. Schiavi perlopiù. Nessuna scelta, per loro. Nessuna anche per chi, oggi, è costretto a fare l’operaio.

L’Italia è uno dei paesi al mondo in cui, in buona sostanza, si continua a costruire piramidi. E si continua a morire nell’indifferenza generale. Qui da noi il dibattito su quali tacchetti usare quando si gioca a calcio su di un campo ghiacciato dura più a lungo della discussione sul rispetto delle regole per la sicurezza sui luoghi di lavoro. E la connivenza di gran parte dei media è indice di un giornalismo prezzolato che serve il proprio padrone senza proferir parola.

Per l’Italia, comunque, non sono necessari richiami al passato remoto. Perché la nostra penisola vive già il proprio eterno Medioevo da più di 1500 anni in una sospensione della dimensione temporale che farebbe invidia a qualsiasi saga fantasy. Il nostro sistema politico, lo si può affermare senza timore di essere smentiti, è essenzialmente feudale, con una gestione ereditaria del potere dove la poltrona dirigenziale è proprietà privata e tutto concede alla fantasia sfrenata dei nostri politicanti. Tutto ciò mentre nel nostro paese, ogni anno, muoiono 1300 persone per incidenti sul lavoro. Si esce al mattino per andare a lavorare, si ritorna a casa in una bara. L’unica possibilità che oggi i lavoratori hanno è quella di potere urlare, al vento, la parola ASSASSINI. Ma chi ha davvero ucciso gli operai della Thyssen? I proprietari? I dirigenti? Chi aveva il compito di vigilare e non lo ha fatto? Chi permette con l’avallo della legge l’espletamento di turni di lavoro disumani?

Per ora l’unico protagonista è il vaniloquio di uomini politici la cui esistenza nessuna operazione di voto può legittimare. Siamo in attesa.























 

 

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