Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Intervista


Chiarezza!

di MF - 21/01/2008

L’altro giorno ho partecipato ad un incontro-dibattito con Marco Revelli (cattedatrico di Scienza della politica alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università del Piemonte orientale "Amedeo Avogadro" e autori di diversi libri sui processi produttivi e le forme politiche del Novecento) e Pierluigi Sullo (Direttore della rivista Carta) alla libreria Terzo Mondo di Seriate (Bg); si è parlato, disquisito, ragionato sul ruolo della politica, sulle condizioni delle classi sociali, dell’uomo. Sono intervenuti anche alcuni giovani ed è stato allora che, a mio parere, e preciso di persona sicuramente superficiale rispetto agli interlocutori, il livello confusionale è aumentato: troppi sofismi, troppe sterili discettazioni.
Secondo me, nella sostanza, c’è stata una messa in scena di competenze intellettuali che non hanno portato a capo di nulla se non all’assunto iniziale che sta tutto nelle belle parole di Marco Revelli: “La politica non c’è più, necessita reinventare nuove modalità di convivenza, nuovi slanci verso la felicità”.
Io oserei, e dopo l’incontro e le riflessioni che ad esso mi hanno accompagnato nei giorni a venire, che uno dei motivi per cui la politica non esiste più è perché siamo confusi, forse, non ci siamo più noi.
Senza dilungarmi su una certezza che ormai mi attanaglia da un po’ di tempo rimetto tutto a questa illuminante intervista di Gianni Perotti a Fabrizio De André apparsa sulla rivista Re Nudo nel 1996. Chissà possa chiosare quanto rimasto in sospeso durante l’incontro. E’ confortante quanto in poche, lucide parole si possa riuscire a dire tutto! Dopo averla riletta rimane solo la immensa tristezza della consapevolezza di ciò che abbiamo perso (il poeta) e non coltiviamo abbastanza (le sue parole).

Facciamo un esempio pratico: tu sei fuggito dalla città in tempi non sospetti, oltre vent’anni orsono, come vivi questo momento storico così pieno di contraddizioni, inquietudini, messaggi divergenti?
E’ tempo di nomadismo. Hanno ragione loro, gli zingari: un popolo che potrebbe veramente scrivere un capitolo importante della storia dell’uomo. Vivono su questo pianeta da migliaia di anni senza nazione, esercito, proprietà. Senza scatenare guerre. Custodiscono una tradizione che rappresenta la cultura più vera e più semplice dell’uomo, quella più vicina alle leggi della Natura. Ti può sembrare una visione parziale e romantica? Cerco solo di farne una lettura meno superficiale di quanto normalmente ci fa comodo. Andiamo verso un mondo di pochi ricchi disperatamente sempre più ricchi, mentre il resto dell’umanità, quei miliardi di uomini che continuiamo a chiamare curiosamente “le minoranze”, si muovono in modo molto diverso da quello che consideriamo normale. Ecco, questi vanno verso l’abolizione del denaro, adottano lo scambio, che è già un primo passo in direzione di una maggior spiritualizzazione. Chi si deve costruire una casa si fa aiutare dagli altri, nel concreto. Senza denaro. Ciascuno poi riceve in cambio altre cose, altri servizi, come nelle società primitive. L’uomo, spogliatosi delle pulsioni economiche si spiritualizzerà di più, tornerà inizialmente verso un mondo inevitabilmente più arcaico, ma sicuramente verso una guarigione. Poi si ripartirà di nuovo. Anche per questo, credo, oggi nascono giornali come Re nudo. Nascono nell’ambito di una società di mutuo soccorso, per riportarci a pensare che stiamo sbagliando direzione, che la vita non è così difficile da vivere, che basterebbe non complicarla, che è necessario riconnetterci con noi stessi. Non è fantasia, non è esoterismo, è saggezza. Anche questo diverso e antichissimo tipo di economia che potremmo chiamare “economia del dono”, porterà secondo me a grandi trasformazioni sociali.
In Anime Salve ci sono testi con immagini e parole addirittura dolorose per quanto secche e spietate. Cosa si muove nel tuo profondo?
Anche nell’altro disco, Le nuvole, c’era un linguaggio crudo, ma la differenza fondamentale è che allora si ipotizzava, quasi si toccava l’esigenza della trasformazione, una trasformazione duramente contrastata da chi non voleva. Quindi ne parlavo ancora con astio, mentre adesso la trasformazione è in atto. Quelle minoranze di cui parlavo già ne Le nuvole (Le nuvole si divide in due parti, nella prima parla il potere e chi lo sostiene, nella seconda chi il potere lo subisce), in Anime Salve stanno diventando una maggioranza. C’è una spaccatura: da una parte ci sono le merci e il denaro, dall’altra c’è l’economia del dono e dello scambio. Adorno diceva che è giusto produrre per vivere, non vivere per produrre. Penso ad esempio ai paesi asiatici, dove interi popoli sono costretti a produrre enormi quantità di beni a basso costo per poter sopravvivere. Quando questa contraddizione diventerà anche per loro inaccettabile, il sistema capitalistico avrà enormi contraccolpi, probabilmente si sfascerà. Ci sarà una maggioranza che sostituirà il dono e lo scambio all’economia del profitto per potersi difendere dalla morte per inedia. In Anime Salve c’è questa differenza; il linguaggio è aspro ma senza più astio perché non sono i vinti quelli che parlano, ma i vincitori. Ci sarebbe poi da disquisire sul fatto che nel titolo Anime Salve c’è l’etimo delle due parole: anemos e olos, spirito solitario, quindi unico, ma intero. Le Anime Salve sono in realtà i solitari, perché soltanto attraverso la solitudine penso si possa ottenere quel contatto con ciò che i Greci chiamavano l’Assoluto e che noi potremmo chiamare Grande Mistero.
Solitudine, Assoluto, Interezza: fa tutto parte di un ossequio al pensiero di Rudolph Steiner?
Da un certo punto di vista penso che sia conciliabile l’anarco-individualismo steineriano con quello che si può identificare con certe pratiche Zen o con il controllo della propria centratura e quindi, se vogliamo, anche con le tecniche di meditazione. L’uomo si confronta di buon grado con la società e con i suoi simili soltanto in occasione di un bisogno, un bisogno che può essere di tipo spirituale o materiale. Io credo che sia meglio che l’uomo viva il più possibile da solo e che non faccia parte di nessuna organizzazione costituita, se non occasionalmente. Le organizzazioni sono la morte dell’uomo perché nascondono in sé i germi della violenza. L’uomo organizzato è pericoloso, è violento.
Tra speranza e disperazione dove sta la salvezza?
Cioran, un uomo di grande lucidità, diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita. Quando noi veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quello di un passaggio traumatico, da una situazione conosciuta all’ignoto. Questo è il primo grande disagio. Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire. Per me questa spaventosa consapevolezza è arrivata verso i quattro anni. L’uomo diventa “grande”, diventa spirituale o come vuoi, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli. Ora, se a questi due grandi disagi connaturati all’uomo, si aggiunge anche l’esercizio della solitudine, ecco che allora forse a differenza di altri che vivono protetti dal branco alla fine della tua vita riesci a “consegnare alla morte una goccia di splendore” come recita quel grande poeta colombiano che è Alvaro Mutis.
Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere, ti organizzi affinché siano altri ad occuparsene, deleghi. E questa rinuncia ti toglie la dignità, ti toglie la vita. Credo che l’uomo per salvarsi (Anime Salve) debba sperimentare l’angoscia della solitudine e della emarginazione; questo lo aiuta. La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto, ti costringe a crescere. Questa è la salvezza.
Né moralità, né immoralità: qual è il tuo spazio?
Io sono assolutamente contrario alla morale, a quell’insieme di leggi che una autorità precostituita impone per fa sì che la società possa avere delle connessioni, affinché la gente debba stare insieme. Sono favorevole alle leggi consuetudinarie non necessariamente scritte. Mi confronterei più volentieri in quella che definirei la “ragion sentimentale”, non con quella che Kant definisce “ragion pratica”; darei spazio alla creatività e ai sentimenti degli uomini, altrimenti arriveremmo a dover ipotizzare la spiritualità di un certo tipo di crimine. Si può arrivare a chiedersi, come hanno fatto alcuni anarchici nel 1905 in Russia: “E’ necessario uccidere? E’ necessario uccidere i nostri simili che vessano gli altri attraverso regole che li portano a morire di fame? Il delitto può essere un’arma di lotta?”. Di pari passo si ponevano un altro interrogativo: “Esiste una giustificazione all’omicidio?”, “No?”, si rispondevano, “Non è giustificabile perché come si potrà mai uscire da una prevedibile catena di odi e omicidi tra oppressi ed oppressori? Faida che porterebbe al paradosso di uccidere l’ultimo assassino?”. Come si fa a conciliare questo sì e questo opposto no? I nichilisti russi superarono questo problema in una maniera secondo me spiritualmente molto elevata: sacrificando se stessi. Dal momento che è giusto eliminare il tiranno, dal momento che non è comunque giustificabile uccidere, chi uccide deve subirne le conseguenze, suicidandosi o lasciandosi uccidere. Secondo me all’interno di certi sistemi totalitari è un insegnamento che sarebbe opportuno far filtrare soprattutto nelle scuole. Se lo si dicesse nelle scuole, anche nelle nostre scuole, succederebbero meno omicidi e sicuramente più mirati. Quindi non si tratta tanto di morale ma di far sì che attraverso il sentimento, sia il sentimento a decidere, anche un sentimento collettivo, comune.
Gianni Perotti























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente