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Intervista


Gioele Dix Tutta colpa di Garibaldi

di Massimiliano Forgione - 03/04/2008

Hai visto la foto di copertina e ti faccio la stessa domanda fatta a Bertolino: l’Italia è divisa male?
Avrebbe potuto essere unita meglio, sicuramente, però io ci vedo una continuità storica e geografica, dovremmo superare le nostre divisioni, buttarci il passato alle spalle e guardare avanti.
Siamo lontani da questo! Cosa ne pensi, alla luce degli ultimi fatti della politica (il Governo era appena caduto) di questa due giorni elettorale annunciata con toni altisonanti tanto da ricorrere all’americanismo: Election Day? Non stiamo sguazzando nel ridicolo?
Andava fatta una legge elettorale diversa, si ha la sensazione che queste votazioni abbiano poca valenza. Il PD ha dato un segnale forte, evitare la frammentazione dei partiti, mi sembra l’unica cosa positiva di questo nuovo soggetto politico. Diciamo che l’Italia in questo momento è bloccata dai dissidi dei partiti in maniera trasversale. Soprattutto, ci sono due Italia, quella dei privilegiati che difendono i loro agi e quella di chi fatica a sbarcare il lunario e rivendica maggiori garanzie. Dico cose che tutti ormai sanno ma il problema non è la politica, è la classe politica italiana.
L’ “Obbedisco” di Garibaldi aveva un sapore tutto eroico, lungimirante, una rinuncia a mire personali in nome di interessi più larghi quali, appunto, quelli degli italiani. La nostra classe politica da tempo agisce in nome dei propri interessi senza tener in conto quelli degli italiani.
Guarda che la classe politica non è lontana e tanto diversa da come è il Paese. Però dobbiamo differenziare perché è vero che ci sono politici deprecabili ma ce ne sono anche di validi. Io ne conosco alcuni, direi che dobbiamo lottare per eliminare i corrotti ma non disperare e pensare che con la buona politica è ancora possibile operare dei cambiamenti importanti.
Io penso che tu abbia letto il libro La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. A me, additare una intera classe politica quale unica responsabile di questo stato di cose sembra abbastanza riduttivo, cosa ne pensi dell’affermazione che: la vera casta siamo noi italiani?
Sì, sì, mi trovi d’accordo, condivido appieno. Resta sempre da vedere la cosiddetta società civile quale grado di civiltà abbia realmente. Se tu vivessi a Roma, in quanto centro della politica, ti accorgeresti che esiste un vero e proprio codice e linguaggio settario. Ci sono caste e sottocaste, un’organizzazione feudale. Però, ripeto, questi politici ci rappresentano e quindi sì, mi chiederei prima: noi come siamo veramente?
Immagino che come attore che propone dei testi impegnati tu preferisca più il teatro che la televisione.
Non è vero che preferisco l’uno all’altra. Mi piace il teatro perché è un linguaggio molto antico, un impegno tutto diverso, il pubblico è lì, è partecipe e il tuo impegno fisico è totalmente diverso. La televisione ti fa raggiungere più persone e per questo merita di essere di qualità. Da diverso tempo c’è una deriva preoccupante, è livellata verso il basso, però, in certe fasce orarie c’è della qualità. Io poi sono legato ad una idea romantica di televisione che appartiene alla mia età di bambino.
Oggi, c’è la rete attraverso la quale si può fare tanto, la definirei un bel baule in cui c’è tanta roba e da cui si può attingere bene, basta avere la capacità di discernere la buona dalla cattiva.
Gioele, visto che hai citato i giovani, in un panorama come quello attuale italiano dove il lavoro o manca o è regolamentato male, cosa dovrebbero fare per reinventarsi e riappropriarsi delle proprie vite?
Difficoltà ce ne sono state sempre, non è mai stato facile! E’ vero che oggi il lavoro mette di fronte a vere e proprie situazioni di sfruttamento legalizzate, questo porta ad una mancanza di dignità e di autostima di cui molti giovani sono vittime. Secondo me è necessario che i giovani siano più consapevoli, accedano ad un’informazione più autentica, che ritrovino il coraggio del rifiuto, che siano meno individualisti ma nel senso più negativo, cioè di persone uniformate e stereotipate a brutti modelli imposti. Io nutro sempre una grande simpatia per i giovani che uscendo fuori dal gregge manifestano un conflitto.
L’ultima domanda e la rimetto in politica. Andrai a votare i prossimi 13 e 14 aprile?
Sì, certo. Non votare non serve a niente. Si ha la sensazione che serva a poco farlo ma io ci andrò di sicuro. Poi è diventata una bella abitudine, ormai si va al voto più volte di quante non ci si cambi le scarpe.
Far sì che non si raggiunga il quorum del 50% + 1 dei votanti non sarebbe un bel segnale di delegittimazione?
No, no, direi che la soluzione rimane quella che ognuno deve, nel suo piccolo, essere combattivo per affermare valori di moralità e legalità, alla garibaldina.























 

 

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